BENI CULTURALI
Il progetto di restauro della facciata nell'ambito di un complessivo piano di valorizzazione.
LA CATTEDRALE DI AOSTA
di Lorenzo Appolonia e Daniela Viquery
Gruppo scultoreo in terracotta policroma raffigurante gli Apostoli.L'esigenza di procedere al restauro conservativo della facciata policroma della Cattedrale di Aosta, in un piano complessivo motivato dalle cattive condizioni di conservazione, rientra nel piano di valorizzazione dell'intero complesso monumentale.
Le recenti indagini archeologiche, la sistemazione del sottosuolo, l'apertura del Museo del Tesoro, il restauro architettonico del chiostro ed i restauri degli affreschi del sottotetto, del cinquecentesco altare di Santa Lucia e dell'attigua cappella funeraria ed in ultimo dell'insieme della facciata, concorrono a delineare un tracciato univoco, che dall'antichità romana giunge fino alla storia più recente della Cattedrale, organismo vivo ed in continua evoluzione attraverso i secoli, destinata a diventare, con l'apertura al pubblico, punto nodale della storia artistica della Valle d'Aosta.
Dipinti ad affresco del sottarco raffiguranti schiere di angeli musicanti.Il restauro della facciata si presentava particolarmente complesso e richiedeva un piano di progettazione dettagliato comprendente tutte le fasi operative.
A tale scopo il Laboratorio di Analisi per la conservazione del patrimonio artistico, interno alla Soprintendenza, ha previsto una fase diagnostica preliminare, della durata di un anno (settembre '94-'95). L'indagine, finalizzata allo studio dei materiali e delle situazioni di degrado, attraverso un congruo numero di campioni e di rilevamenti, ha previsto alcune campagne di documentazione grafica e fotografica che, correlate al rilevamento in fluorescenza di raggi-X ed analisi su microprelievi, hanno aperto spiragli nella comprensione delle vicende storiche del monumento. Si è potuta segnalare, nei pigmenti utilizzati e negli intonaci, la presenza e la distribuzione di alcuni metalli pesanti contenuti nei depositi di polvere. I dati ottenuti hanno permesso di selezionare i punti in cui effettuare i microprelievi che, analizzati in sezione o mediante tecniche analitiche all'infrarosso e in microdiffrazione, hanno fornito numerose informazioni sulla composizione degli strati pittorici. Grazie a questa seconda fase sono state approfondite le conoscenze relative agli strati ancora oggi oggetto di indagine, anche se è da ritenersi la più accreditata, a causa della collocazione della decorazione, confinata all'interno della facciata neoclassica nel cui vano confluiscono buona parte dei venti, causando deposito di materiali e gas inquinanti. La grande quantità di solfati, correlata alla presenza di ossalati, fa ritenere opportuno un intervento che limiti e controlli sistemi di pulitura con soluzioni acquose. Il problema riguarda non solo il rischio di solubilizzazione, ma anche la migrazione e successiva ricristallizzazione dei sali della. superficie del dipinto. Del resto è da considerare che la presenza di gesso vada ritenuta ormai intrinseca al materiale e valutata ad un livello conservativo. L'intervento di restauro non potrà comportare una riduzione del fenomeno di solfatazione, a meno che non si consideri la possibilità di interventi architettonici, che però sarebbero così drastici da compromettere l'aspetto della facciata stessa.
Dipinto ad affresco raffigurante la natività.I risultati scaturiti dalla fase diagnostica hanno avviato e impostato una campagna di tassellatura della facciata, indirizzata al riconoscimento degli interventi succedutisi, nell'intento di distinguere le ridipinture e la loro estensione, verificare lo stato di conservazione degli strati pittorici originali ed indicare la metodologia dell'operazione di restauro. L'esito complessivo delle indagini ha dunque motivato la scelta, da parte dei competenti uffici dell'Amministrazione, dei procedimenti da adottare, dando così l'avvio all'intervento di restauro. I lavori, iniziati nel corso dell'estate 1996, si potrarranno fino al mese di settembre 1997, termine fissato per lo smontaggio del ponteggio e la restituzione al pubblico della facciata restaurata.

 

LA STORIA
Nel 1522 il canonico Jean de Gombaudel, in qualità di "magister fabricae" della Cattedrale ordinava l'esecuzione della monumentale facciata attuando scelte stilistiche che denotano il completo abbandono della tradizione tardogotica transalpina per privilegiare soluzioni che attingono al Rinascimento piemontese. Come nella tradizione dei coevi Sacri Monti, l'insieme unisce armonicamente gruppi plastici e affreschi, in una monumentale partizione architettonica scandita da colonne e lesene. Nel registro inferiore tre scene affrescate sviluppano temi legati all'infanzia di Cristo; nel lunettone sopra il portone centrale gli Apostoli, rappresentati icasticamente con statue a grandezza naturale in terracotta policroma, assistono all'Assunzione della Vergine, modellata a mezzo tondo nel timpano soprastante. Schiere di angeli musicanti raffigurati su registri sovrapposti decorano il grandioso sottarco.
Completano il programma iconografico quattro mezzi busti di profeti e i busti clipeati di S. Giovanni Battista, S. Grato e S. Giocondo. Cornici in terracotta a ovoli e dadi, fasce a rosette nei sottarchi, lesene a candelabro, formelle con testine di angelo e fasce con delfini, tipiche del repertorio decorativo rinascimentale, sottolineano le partiture dell'architettura. All'anonimo pittore, memore della pittura spanzottiana, ma già informato sulle novità di Gaudenzio Ferrari, sembrano potersi attribuire anche l'altare di Santa Lucia all'interno della chiesa e la tela con episodi relativi alla vita di S. Grato, forse commissionata dal vercellese Pietro Gazino, Vescovo di Aosta dal 1528 al '57.
La facciata cinquecentesca venne inserita nel corso del XIX secolo nell'attuale struttura neoclassica. Manca purtroppo una documentazione esaustiva su quest'ultimo intervento, che dovrebbe coincidere con l'esecuzione delle statue collocate nel 1848 sul tetto e nelle nicchie frontali e con i lavori di "décoration de l'intérieur de la façade", ricordati da P.E. Due nel 1849, identificabili probabilmente nei dipinti dei piedritti del sottarco, raffiguranti il Beato Bonifacio e il Beato Umberto III0 di Savoia. Indubbiamente nel corso dell'ottocento si è provveduto ad un intervento di ridipintura per adattare il complesso cinquecentesco al gusto neoclassico, procedendo alla scialbatura delle cornici architettoniche in cotto policromo che il De Tillier ricorda ancora, nella prima metà del Settecento, ricoperte dalla doratura originaria. Essenzialmente costituita da parti in terracotta dipinta e da superfici intonacate, dipinte ad affresco, la decorazione della facciata si caratterizza infatti per la ricchezza della policromia, estesa ad ogni superficie, che fa uso di materiali preziosi quali l'oro e l'azzurrite.

   
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