Progetto museologico e museografico

Il progetto di aprire un museo archeologico ad Aosta risale agli anni Sessanta, ma solo negli anni Ottanta i reperti vennero presentati al pubblico a Saint-Pierre nel castello di Sarriod De La Tour.
Nel 1992, a conclusione dei lavori di restauro che interessarono l’attuale sede aostana, venne inaugurata la sezione dedicata alla storia dell’archeologia con l’esposizione di alcuni degli oggetti più significativi per l’epoca romana. È solo dal 2004 che il MAR si presenta con la veste attuale. All’origine del progetto vi fu l’esigenza di comunicare e di mantenere viva l’attività di educazione storica e antropologica che, attraverso gli scavi archeologici in Valle d’Aosta, la musealizzazione dei suoi siti, le esperienze dei laboratori didattici e gli eventi speciali, consolidò il dialogo culturale tra la Soprintendenza, i cittadini, le scuole e i turisti. Il progetto museologico valutò quindi l’intero patrimonio archeologico urbano e territoriale e cercò di sintetizzare, nel ridotto spazio espositivo, la lunga storia che interessa la Valle d’Aosta dal Mesolitico al Medioevo. Il progetto del museo rappresenta l’importante funzione di cerniera tra la conoscenza scientifica e la divulgazione.

La scelta dei percorsi cronologici e tematici sviluppano, attraverso i reperti, una narrazione continua della storia e stimolano alla visita dei loro contesti di provenienza; l’idea fondante fu quindi quella di “dare una voce” al passato rendendolo un’esperienza attiva e partecipe. Creare una relazione intima tra il pubblico e i frammenti emersi dalla terra attraverso un’esperienza sensibile, ma scientificamente ineccepibile. Il dialogo con le strutture romane, inglobate nell’edificio, si genera dalle trasparenze che permettono di cogliere le “radici” stesse della storia che il museo racconta e, in questo caso, la “voce” narrante diventa un “bisbiglio”, uno squarcio suggestivo su ciò che lentamente si viene scoprendo.

Il criterio allestitivo, dovendo obbligatoriamente tenere conto degli spazi e dell’articolazione dell’edificio storico, costituito da ambienti di differenti e irregolari dimensioni, posti in sequenza e con un percorso obbligato, hanno indotto ad una scelta che privilegiasse una disposizione dei reperti simultaneamente cronologica e tematica.
La collocazione del plastico in scala 1:200 della città romana, creato per facilitare l’identificazione da parte dei visitatori delle vestigia augustee, é funzionale alla visualizzazione urbanistica di Augusta Prætoria. Strumenti multimediali permettono di compensare attraverso postazioni video la limitatezza dello spazio espositivo dilatando la visita sul territorio.
L’esperienza sensoriale della visita si amplifica attraverso la percezione tattile dei reperti riprodotti in copia e posti nei cassetti sotto alle vetrine; all’interno di questi contenitori, brevi testi scritti in forma narrativa ne descrivono la materia, la tecnica di realizzazione e la funzione.
Pannelli e schede didattiche sono gli strumenti per gli approfondimenti scientifici.
Importanti scenografie riproducono tratti di cantieri edili, laboratori di un vasaio, di un lapicida, un thermopolium e diventano i luoghi destinati alle attività didattiche e i luoghi attorno a cui ruotano gli eventi speciali.

 



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