Agli Dei Mani. Da una necropoli di Augusta Praetoria, aspetti del rituale funerario

AGLI DEI MANI
Da una necropoli di Augusta Prætoria, aspetti del rituale funerario

13 giugno 2008 - 15 giugno 2009

 

 

Da sempre i vivi hanno avuto paura della morte e, non potendone formulare una spiegazione convincente, né evitarla hanno cercato di esorcizzare l'aspetto più inquietante, la perdita irreversibile del congiunto. Il tentativo di trasformare questa realtà tanto crudele quanto inaccettabile ha spinto, sin dalla più remota antichità, gli uomini a costruire un sistema di miti e di rituali finalizzati a fissare comportamenti per "mistificare" l'assurdità dell'evento.
Il rinvenimento, nella necropoli romana di Saint-Martin-de-Corléans, di un ricco corredo funerario datato al I secolo d.C. ha generato l’idea della mostra allestita nel sottosuolo archeologico del MAR-Museo Archeologico Regionale di Aosta.
Curata dall'Ufficio didattica e valorizzazione (Assessorato Istruzione e Cultura - Direzione restauro e valorizzazione) con la partecipazione nell’ideazione delle fasi progettuali, nella ricerca scientifica e nell'allestimento della ditta Eventi di Genova, è stata selezionata per la pubblicazione nel volume ADI Design Index 2009 per l'ammissione al Premio Compasso d'Oro.
L’ADI design rappresenta annualmente, da oltre dieci anni, la selezione dell'eccellenza italiana nel campo del design.
Durante il periodo della mostra un ciclo di conferenze hanno trattato sotto diversi aspetti l’argomento della morte nella società contemporanea.

 

IL PERCORSO
La mostra seguiva un percorso emozionale che, prendendo le mosse dalla pira e dall’immaginaria partecipazione al rito del funerale da parte del visitatore, si sviluppava attraverso la ricostruzione onirica dell'oltretomba tratta dalle opere virgiliane ed in particolar modo dal VI libro dell'Eneide (discesa agli inferi di Enea). L’anima abbandonava il corpo e il visitatore seguendola idealmente partecipava al quello che, altrimenti, sarebbe un  Viaggio impossibile.
Lasciate dietro di sé le umane passioni in cui imperano il pianto, i rimorsi, le malattie, la vecchiaia, la paura, la fame, il bisogno, la morte, la fatica, il sonno, i piaceri dei sensi, la guerra, la discordia la prima pausa, nel percorso di vista, era al di sotto di un grande olmo ove “si dice cha abitino a torme i sogni fallaci, che aderiscono sotto ciascuna foglia”. Il rimpianto cessava e dopo l’attesa sulle rive dello Stige e l’offerta della moneta a Caronte il viaggio senza ritorno si snodava attraverso l'antinferno, custodito da Cerbero e dimora eterna dei morti “prematuri: bambini morti poco dopo la nascita, morti per morte violenta, condannati a morte ingiustamente, suicidi (gli unici che ricordano e vivono nel rimpianto del passato), suicidi per amore e i giovani morti in combattimento.
Il Tartaro, collocato al di là del viret del convento per meglio integrare il percorso con l'architettura del luogo, aveva una porta aperta su un baratro profondo nel quale gemevano le anime dei dannati.
I reperti, appositamente restaurati dalla Direzione ricerca e progetti cofinaziati, si “svelavano” una volta oltrepassato l’avvolgente viale delle Anime in cui, attraverso una “selva” di iscrizioni riprodotte su teli, ci si trovava di fronte ad ironiche e mordaci interpretazioni della morte:

- “Qui è sepolto Leburna, maestro di recitazione, che visse più o meno cent'anni: sono morto tante volte, ma così mai. A voi lassù auguro buona salute”
- “Sono fuggito, sono fuori. Speranza, Fortuna vi saluto. Non ho più niente a che spartire con voi. Prendetevi gioco di qualcun altro”
- “Ecco qua il tuo asilo. Ci vengo controvoglia, eppure bisogna”
- “Ho vissuto come ho voluto. Per quale ragione sia morto, lo ignoro”

La mostra proseguiva poi verso l'uscita come se si partecipasse al rientro del corteo funebre con incontri virtuali fatti di riproduzioni di ritratti e con i consueti “bisbigli”, sussurrati in latino.
La seconda parte del percorso di visita abbandonava il piano emozionale per spiegare scientificamente il significato della riscoperta archeologica e proseguiva con dettagliati e approfonditi riferimenti sulla necropoli romana di Saint-Martin-de-Corléans ed il senso storico, antropologico e sociale dei ritrovamenti.
Due sezioni video erano dedicate al futuro parco archeologico di Saint-Martin-de-Corléans e alle operazioni di microscavo e di restauro archeologico dei reperti.

Un opuscolo e le schede didattiche di approfondimento, sul concetto dell'universalità della morte e le sfaccettate ritualità ad essa connesse, sono a disposizione del pubblico presso il MAR.

 



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