VERTA VALLAYE
Dati di scavo e analisi polliniche forniscono un quadro complessivo delle modificazioni della vegetazione valdostana nel corso dei secoli, imputabili a variazioni climatiche e alla messa in opera di attività agricole.
VEGETAZIONE NELL'ANTICHITÀ
di Rosanna Mollo
Destinazioni d'uso del territorio nella conca di Aosta e nel suburbio.Sin dalla più remota antichità l'uomo ha esercitato sull'ambiente la sua influenza interagendo con l'elemento verde disponibile nel territorio: si è così passati da un adattamento casuale all'habitat naturale ad un uso più razionale del verde e allo sfruttamento delle risorse ambientali legate alle necessità di sussistenza e di approvvigionamento.
La Valle d'Aosta presentava sin dalle prime fasi di occupazione del territorio ampia disponibilità di terreni adatti alla pastorizia e di boschi per più specifiche necessità, come il fabbisogno di legname; le modificazioni ambientali avvenute nel corso dei secoli sono imputabili alle variazioni climatiche, ma soprattutto all'intervento umano, connesso alla messa in opera di attività agricole.
Notizie piuttosto vaghe e generiche sono fornite dalle fonti storiche: per Polibio (Storie, III, 55) "le cime delle Alpi erano prive di alberi e brulle… le zone a mezza costa, invece, sull'uno e sull'altro versante, erano ricche di boschi e di alberi, ovunque abitabili"; per Livio (Ab U. C. XXI, 37) presentavano invece "vallate e poggi aprichi". Le zone pianeggianti erano invece coltivate, come si può dedurre da passi di Strabone e di Plinio.
Per quanto riguarda l'età pre-protostorica, lo studio palinologico(1) condotto ad occidente della città moderna, nell'area di Saint-Martin-de-Corléans, ha permesso di caratterizzare l'ambiente antico e di delineare, seppure in via ancora preliminare, l'evoluzione del paesaggio vegetale a partire dal III millennio a.C. sino alla fondazione della città romana.
I dati relativi alle analisi polliniche configurano per il III millennio a.C. (periodo di strutturazione dell'area di culto e di sepoltura megalitica; strati 1, 2 a, b, c), un paesaggio aperto caratterizzato da una consistente crescita di piante ruderali (artemisie, crucifere, urticacee) che documentano l'antropizzazione del sito e la presenza permanente dell'uomo. Nel territorio circostante si estendevano vaste zone a pascolo attestate dalla presenza di piante erbacee (cicoriacee, graminacee e scrofulariacee); più a monte si distribuivano le zone di sottobosco caratterizzate da arbusti e alberi (querce, castagni, noccioli, ontani, betulle, pini).
L'aratura su piani successivi dell'età del Bronzo Recente (tratto da "Atti della XXXI riunione scientifica-La Valle d'Aosta nel quadro della Preistoria e Protostoria dell'arco alpino centro-occidentale" (Courmayeur, 2-5 giugno 1994), Firenze 1997).Nella fase successiva corrispondente all'antica età del Bronzo e alla fase di riutilizzazione delle tombe megalitiche (strati 2 c, 3a, b, c), i dati di scavo e le analisi polliniche forniscono l'immagine di un paesaggio fortemente marcato dall'attività antropica e caratterizzato dalla prevalenza delle specie erbacee sulle arboree. Aree a pascolo o sottoposte a coltivazioni cerealicole erano dislocate nelle immediate adiacenze dell'area megalitica. Sequenze stratigrafiche e polliniche registrate trecento metri a sud-ovest (areale di Mont Fleury - via Sinaia), correlabili con il giacimento di Saint-Martin-de-Corléans, hanno evidenziato la presenza di aree a pascolo frammiste o intercalate a depositi alluvionali del versante collinare.
Nella fase tarda della media età del Bronzo, l'insediamento umano sembra privilegiare localizzazioni in quota, areali pianeggianti affacciati sul fondovalle principale (quota 800/900 m s.l.m.) e modeste alture dai morbidi pendii (Vollein, Villeneuve, Ville sur Sarre, Leverogne). L'utilizzazione di propaggini collinari e di terrazzi di media quota per pratiche agricole porta anche a forme di razionalizzazione e di parcellizzazione del suolo. Interessanti tracce di un'antica organizzazione fondiaria sono state messe in luce a Saint-Martin-de-Corléans, alla base dello strato 4 A. Lo scavo ha permesso di definire un sistema di campi di forma rettangolare allungata, di metri 24,80 di larghezza, delimitati da strutture in pietra a secco che presentano analogie con modelli di organizzazione fondiaria attestati nell'Europa centro-settentrionale. Nel medesimo contesto è anche significativa la precoce comparsa della vite selvatica, sul finire dell'età del Bronzo.
Con la fondazione della città romana nel 25 a.C. e nell'ambito dell'organizzazione della vita associata della nuova comunità, si dava avvio ad un processo di pianificazione territoriale (centuriazione) che prevedeva la divisione regolare dello spazio agrario (ager) e dello spazio urbano (urbs).
La nuova organizzazione rispecchiava una diversa ripartizione dei terreni secondo la geomorfologia, l'altimetria e le caratteristiche climatiche in funzione delle diverse potenzialità produttive del suolo. Molta parte del territorio era costituita da aree non coltivabili, improduttive, occupate da pascoli e boschi ed è perciò presumibile che fossero molto estese le terre di proprietà comune della colonia, soprattutto per quello che riguardava i terreni a pascolo (compascua communia).
Secondo Dione Cassio (LIII, 25) fu distribuita soltanto la parte migliore del territorio: qualche tratto rimase necessariamente escluso dall'assegnazione (fundi excepti) per motivi di centuriazione (silvæ e pascua publica).
All'interno della cinta muraria il verde urbano era limitato: giardini monumentalizzati con portici e fontane, adorni di piante ornamentali e alberi da frutto allietavano le case signorili (Insula del Ninfeo e domus di Titus Varenus, Insula 39). All'esterno della fascia territoriale periurbana erano disposti, come nelle principali città romane, horti riservati a colture specializzate. L'area suburbana era molto probabilmente costellata di piccoli appezzamenti di terreno (aedificia e ville rustiche) coltivati per le varie necessità alimentari e di mercato.
Le ville suburbane godevano di ampi spazi all'aperto destinati al verde. Accanto alla Villa della Consolata, dall'evidente carattere residenziale, le pendici collinari circostanti la città offrono numerose testimonianze dell'esistenza di ville prediali extraurbane che si connotano per la presenza di installazioni destinate alla conservazione di prodotti agricoli (Villa della Consolata, Villa in regione Collignon) o a produzioni particolari, come quella del vino (Villa in regione Mont Fleury - via Sinaia). L'ambiente collinare, la soleggiata costa augustensis, favoriva la coltivazione della vite: in particolare le zone di Saint-Martin-de-Corléans, di Champallier, di Cossan e di Bibian.
La funzionalità economica e sociale della città non era solamente legata alla sua posizione strategica di importante nodo stradale, ma soprattutto all'agricoltura come indica del resto l'assegnazione iniziale di terreno ai pretoriani.
Per quanto concerne la strutturazione generale del territorio in età imperiale e tardo romana, il progredire delle ricerche mostra l'esistenza di numerosi fundi anche nell'ager augustano: anche in alcune zone più elevate rivolte a mezzogiorno ed assai confacenti all'agricoltura e alla pastorizia si sono trovate tracce della presenza romana. Se la fascia meglio documentata resta quella submontana, il riscontro offerto dalle conifere presuppone l'uso delle fasce vegetazionali montane (saltus), al di sopra dei 1000 metri di altitudine. Dai dati ricavabili dal legname impiegato nella carpenteria, nel riscaldamento e nei roghi sepolcrali (ustrina) risultano largamente utilizzati il larice (Larix decidua) e l'abete (Picea excelsa).
(1) Le analisi sono state effettuate dai dottori L. Marambat, L. Van der Plaesten e D. Iskandar del Laboratoire Romand de Dendrocronologie de Moudon - CH.

   
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