TERRITORIO E IMPRESA
La manutenzione del territorio è una scelta obbligata per le popolazioni di montagna; oggi però viene attuata con metodi differenti rispetto al passato.
COSTRUIRE IL TERRENO
di Raffaele Rocco
Una suggestiva immagine che ritrae l’ambiente boschivo.La manutenzione del territorio è una scelta obbligata per le popolazioni dedite alle attività agro - silvo - pastorali in montagna; ma oggi viene attuata con metodi differenti rispetto al passato.

Ieri era tutta orientata a rendere produttivo il territorio in montagna, in una ricerca continua di convivenza con gli equilibri idrogeologici, istintivamente noti e rispettati; oggi finalizzata soprattutto a stabilire nuovi equilibri idrogeologici per rendere sempre più fruibile la montagna non solo per le tradizionali attività agricole e pastorali, ma anche per quelle turistico-ricreative.

Sono cambiati anche i soggetti di tali attività manutentive: dagli agricoltori-allevatori alle istituzioni, che si avvalgono delle imprese del settore edilizio.
L’abbandono della montagna, determinato da una serie di complesse cause, ha avuto sicuramente ripercussioni negative sulla gestione del territorio, con aspetti ritenuti da alcuni anche positivi, come avviene per le cosiddette “rinaturalizzazioni” di ambiti montani che hanno consentito il miglioramento di alcune condizioni naturali e la ripresa degli ambienti boschivi.
Si sono così avviati fenomeni di riequilibrio (quelli che in passato erano controllati dall’uomo come conseguenza delle sue necessità) che devono essere sicuramente gestiti nei casi in cui costituiscano fattori di rischio e quindi dove la vulnerabilità del territorio e il valore esposto sono alti, mentre dove il riequilibrio morfologico o dissesto in atto non determinano del rischio sarebbe meglio non intervenire o assecondare il fenomeno, tenendo conto delle caratteristiche del sito.

Un esempio di opera di prevenzione del rischio idrogeologico in Comune di Chambave.La manutenzione è ormai una necessità affermata, ma la sua realizzazione presenta ancora molte difficoltà, essendo troppo spesso confusa con la mera manutenzione delle opere o con interventi volti ad agevolare l’uso delle risorse naturali o con piccoli interventi di consolidamento dei versanti o di difesa dalle acque.

Attualmente la manutenzione delle opere prevalente, in quanto legata alle classiche tipologie d’azione sui corsi d’acqua, è relativamente di facile definizione (i programmi di manutenzione sono elenchi d’interventi per ripulire, rimettere in efficienza, rinforzare opere esistenti…), fa riferimento a competenze d’ingegneria idraulica e si attua mediante azioni consolidate dal punto di vista tecnico e procedurale-amministrativo.

La manutenzione del territorio deve invece garantire la funzionalità dell’ecosistema attraverso azioni periodiche e diffuse con la finalità di mantenere stabile o preservare un equilibrio territoriale-ambientale. Sono a questo funzionali gli interventi di rinaturazione (recupero aree di esondazione, ripristino zone umide…), di gestione naturalistica (controllo e governo dei boschi, controllo delle specie invasive, miglioramenti ambientali del territorio, ripopolamento di specie autoctone…) e alla definizione delle attività produttive compatibilmente con le capacità e vocazioni territoriali.

Recupero di un area danneggiata dall’alluvione in comune di Pollein.Devono essere considerate attività di manutenzione tutte le azioni volte al mantenimento e al ripristino della funzionalità ecologica del territorio e idraulica di tutte le opere, manufatti e strutture necessarie per il perseguimento degli obiettivi del Piano di assetto idrogeologico.

Questi rappresentano infatti solo alcuni degli interventi ipotizzabili e la definizione di che cosa sia la manutenzione del territorio è abbastanza istituzionalizzata (dal D.P.R. 14 aprile 1993, intitolato “Atto d’indirizzo e coordinamento alle regioni recante criteri e modalità per la redazione di programmi di manutenzione idraulica e forestale”, agli atti dell’Autorità di bacino del fiume Po connessi al Piano di assetto idrogeologico – PAI)

L’Amministrazione regionale con i propri documenti di programmazione, sia nel settore della difesa del suolo che della tutela delle acque, ha chiaramente indicato come strategica l’integrazione tra gli ambiti di difesa idraulica tradizionale e di tutela della natura in quanto si tratta delle due facce della stessa medaglia.

Gli aspetti ecologici non devono essere visti solo in relazione all’inserimento ambientale per ridurre l’impatto delle opere, ma essere considerati in modo prioritario nella progettazione degli interventi e nella manutenzione in generale, affinché si possa tendere al recupero e alla salvaguardia delle caratteristiche naturali ed ambientali degli alvei o in modo da non compromettere le funzioni biologiche del corso d’acqua, ad esempio delle comunità vegetali ripariali.

In quest’ottica ecco quindi che l’azione diffusa di manutenzione del territorio, come sopra descritta, consente di salvaguardare le caratteristiche naturali, di recuperare la funzionalità ecologica del territorio, di ridurre il rischio idrogeologico e di tutelare la pubblica incolumità.

Oggi i programmi di intervento definiti “di manutenzione” sono ancora spesso finalizzati alla manutenzione delle opere di difesa o di uso delle risorse naturali, perché ritenuti prioritari per l’ampia diffusione sul territorio delle problematiche idrogeologiche.

Nei progetti di intervento sul territorio la componente ecosistemica incomincia ad affermarsi sia come tecniche di realizzazione sia proprio come finalità delle azioni da realizzare.

Questa evoluzione sta però dimostrando come la preparazione dei tecnici nel settore sia carente, molto più indirizzata all’ingegneria idraulica o geotecnica che alle scienze naturali e ambientali, così che i progetti presentano troppo spesso un orientamento specifico.

Anche le imprese edili sono spesso poco preparate o per non dire addirittura restie ad eseguire lavorazioni dove l’incidenza delle macchine operatrici è minima.

Le opportunità per questi settori diventano però sempre più importanti non solo negli interventi classificabili come di manutenzione, ma anche per gli interventi di maggiore entità di sistemazione idraulica, dove le modalità di inserimento ambientale diventano elemento di valutazione dell’offerta.

Provando ad ipotizzare lo sviluppo dei prossimi anni è possibile, ad esempio, prevedere una sempre maggiore valorizzazione delle risorse umane e delle competenze e degli attori, pubblici e privati, del territorio attraverso il sistema delle piccole e medie imprese, coinvolgendo tutti coloro che operano, vivono sul e del territorio.

Questo permetterà la crescita a livello locale dei posti di lavoro, lo sviluppo di attività ecocompatibili (ad esempio agriturismo), di sperimentare forme di collaborazione con soggetti particolari (ad esempio associazioni ambientaliste) e lo sviluppo di attività del terzo settore, cioè di tutte quelle attività produttive ma non a fini di lucro, che sottolineano la capacità di iniziativa e la motivazione di molti giovani nell’impegno sociale e ambientale.

Cambierà ad esempio anche il ruolo di soggetti quali gli enti parco quali presidi e portatori, con i piani territoriali di coordinamento del parco, di una gestione del territorio continuativa, scientificamente e tecnicamente fondata.

Il settore delle imprese è quello che dovrà attrezzarsi per meglio rispondere a richieste di intervento: non conterà tanto l’estensione dell’area di intervento o al dimensione dei manufatti realizzati, quanto la capacità di operare in modo diffuso sul territorio con meno mezzi e più materie prime naturali (legno, piante), con maggiore attenzione al riciclo dei materiali e alle trasformazioni indotte nelle aree di cantiere.

La manodopera dovrà essere qualificata nel costruire secondo tecniche di una volta (quali i muri a secco o i selciati in pietra) e con una sensibilità particolare verso gli aspetti naturalistici dell’intervento da attuare. Non dovranno essere tutti esperti ambientali, ovviamente, ma consapevoli delle peculiarità naturalistiche di quanto si deve realizzare.

Queste richieste incominciano a diffondersi sempre più: per esempio nel settore dei disalvei gli interventi si caratterizzano sempre più per gli aspetti di riqualificazione ambientale, così come per le altre sistemazioni idrauliche. L’utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica, cioè di legno e essenze vive, nel consolidamento delle sponde e dei versanti diventa sempre più usuale, con ditte che riescono a supportare la realizzazione degli interventi con le necessarie competenze e con l’approvvigionamento dei materiali più adeguati.

Le modalità di intervento si stanno evolvendo sempre più velocemente e il sistema delle imprese sta cercando di adeguarsi, anche se al momento non ha ancora colto in tutte le sue componenti le opportunità che si stanno aprendo.
   
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