TERRITORIO E IMPRESA
La conservazione del patrimonio culturale offre occasioni per nuovi lavori di tipo qualificato, caratterizzati dall’affinamento di alta tecnologia e mentalità e capacità artigianali.
LAVORARE SULLA CULTURA
di Lorenzo Appolonia
Il Teatro Romano di Aosta.Succede sovente di trovare articoli che individuino l’apporto delle più avanzate tecnologie applicato al settore della conservazione dei beni culturali. Gli ultimi studi portati avanti nel restauro del David di Michelangelo a Firenze hanno rappresentato lo stato dell’arte delle attuali applicazioni tecnologiche in questo settore.
Lo sviluppo di tecnologie di alta professionalità rappresenta da sempre una nicchia del mercato, generalmente quella d’avanguardia, che bene si applica alle necessità del mondo della conservazione. La conoscenza e gestione delle complesse interazioni fra i materiali che compongono il nostro patrimonio storico culturale presenta complessità decisamente superiori a quelle delle normali pratiche di industria. La comprensione dell’invecchiamento dei materiali e i loro processi degradativi naturali partono su basi generalmente incognite che solo una adeguata analisi può mettere in evidenza. Se a questo concetto si aggiunge la complessità di campionamento e il valore delle opere, si può comprendere come certe tecniche di analisi del tipo non distruttivo o da utilizzare in situ sul monumento siano particolarmente apprezzabili, seppure richiedano tecnologie di applicazione non sempre reperibili su un mercato abituale.
Questo settore è infatti competenza di piccole strutture produttive generalmente tecnologicamente molto avanzate e specializzate o di centri di ricerca.
L’Arco d’Augusto, ad Aosta.Le problematiche di studio dei monumenti regionali ha da tempo seguito la strada della ricerca applicata e il conseguente recupero delle tecnologie che si possono applicare per ottenere i dati necessari. In queste azioni il Laboratorio Analisi Scientifiche (LAS) della Soprintendenza si è già avvalso di collaborazioni con gli istituti nazionali del Ministero (Istituto Centrale del restauro – ICR; Opificio delle Pietre Dure – OPD) e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) o dipartimenti universitari. Le necessità di conoscenza relative a materiali particolari, come per esempio le puddinghe dell’architettura romana aostana, o alle particolari situazioni ambientali dell’ambiente alpino, hanno sempre richiesto il contributo di pratiche di studio che recuperassero tutte le tecnologie analitiche già collaudate in altre tipologie di ambiente al fine di colmare il salto di conoscenza esistente.
Da più di dieci anni questa attitudine si è particolarmente sviluppata, grazie anche all’accordo di collaborazione siglato fra Regione e CNR, e ha trovato particolare interesse nello sviluppo di tecnologie per il monitoraggio in continuo dei monumenti. Questo tipo di applicazione ha visto la collaborazione di vari settori scientifici e tecnologici e ha potuto usufruire come caso applicativo di uno dei monumenti più rappresentativi della città, ovvero il Teatro romano di Aosta.
Il teatro ha rappresentato per molti di questi settori un particolare caso di studio, sia per la sua particolarità e sia per le risposte problematiche di monitoraggio richieste dal LAS (laboratorio di analisi della Sovrintendenza).
Dal primo approccio climatico ambientale, che ha previsto la predisposizione di un sistema di acquisizione e addirittura la costruzione ex novo della sensoristica grazie all’assemblaggio diretto della strumentazione, è seguito uno sviluppo informatico per la gestione della grande quantità di informazioni presenti, anzi fu proprio questa peculiarità che interessò i centri per lo studio della conservazione monumentale del CNR. Questo rapporto fra tecnologia e informatica è continuato e ha portato anche alla realizzazione di un progetto nel piano nazionale delle ricerche che ha viste applicate molte aziende ad alta tecnologia o specializzazione.
Il sistema approntato per il teatro è ora in corso di applicazione sull’arco di Augusto in Aosta, dove sono state già aggiunte altre tecnologie più avanzate, per il rilievo, tramite laser scanner, per la sensoristica specifica e per i metodi informatici di acquisizione elaborazione matematica e correlazione.
Il settore dei beni culturali resta ovviamente una nicchia, ma nessuno dei prodotti che si possono sviluppare per questo settore è da considerarsi isolato dalle applicazioni più moderne, anzi il fatto di poter gestire un monumento o un oggetto gravato dalla complessità generata dalla sua età, rispetto a un analogo moderno, permette di sviluppare tecnologie per analoghe esigenze anche su strutture di grande interesse economico, basti pensare il monitoraggio in continuo con i metodi a basso costo predisposti per i monumenti magari anche per i ponti delle autostrade o cose simili.
La trasmutazione di conoscenze è applicabile, ma richiede innanzitutto alta professionalità e specializzazione, nonché un progetto di qualificazione territoriale in settori di nicchia, ma altamente avanzati teconologicamente. Una cosa simile è accaduta sul piano informatico nella predisposizione di un sistema di gestione dei depositi archeologici, messo a punto da una ditta valdostana in collaborazione con la gestione dei depositi archeologici, e hanno portato ad un prodotto che è stato poi commercializzato, anche se la tipologia dell’azienda non ha poi permesso di avere effettivamente un mercato specifico. Questo della spendibilità all’esterno della Regione di questi prodotti resta un problema che però non può essere risolto che da una strategia di marketing più elaborata, soprattutto per la valutazione di mercato di nicchia già fatta. In ogni caso questa esperienza ha portato alla presentazione di un progetto nel quadro dell’Interreg transnazionale per una implementazione delle potenzialità del sistema e per una sua maggiore qualità, mostrando quindi ulteriormente la necessità di avere corrispondenti territoriali con i quali potersi confrontare per una crescita globale. La fasi di crescita di settori così specialistici può avere possibilità di essere incrementata tramite collaborazioni dirette tra impresa e enti di gestione. Le conoscenze specifiche fornite dagli operatori del settore è un valore assoluto che non può essere quantificato, ma che può contribuire ad aumentare il grado di qualità all’impresa che cerca di presentarsi poi sul mercato per la fornitura di certe tipologie di prodotti. Questa è un punto di forza delle realtà raccolte economicamente e numericamente come appaiono quelle regionali e che può essere spesa dalle aziende come punto di investimento, richiamando sul territorio anche simili aziende già presenti nel settore, e quindi con un mercato già consolidato. È evidente che questo discorso deve inserirsi in un dinamismo di impresa che coinvolga le potenzialità regionali soprattutto per la loro partecipazione tramite i centri di particolare tecnologia in essa già presenti, magari tramite programmi di intesa per la ricerca, come stanno facendo già altre regioni, proprio nel settore culturale, prima fra tutte la Toscana.
Il quadro economico di una Regione con i numeri insediativi del tipo della Valle d’Aosta potrebbe presentare una particolare disponibilità ad un mercato di nicchia di questo tipo. L’attuale facilità di comunicazione derivante dalle tecnologie informatiche permetterebbe di non sentire la complessità generata dalla difficoltà di collegamento della Regione con il resto d’Europa. L’elevato grado di scolarizzazione e di formazione superiore, presente nel territorio regionale è un ulteriore possibile contributo che limiterebbe anche la fuga di quelle mentalità scientifiche che ora non trovano lo spazio adeguato per le loro capacità. Va considerato inoltre che per questo tipo di azienda la necessità relativamente limitata di materie prime incide in modo superficiale sui costi, restando prioritari quelli della tecnologia comuni a tutto il territorio nazionale. Nel contesto regionale, quindi, può risultare più interessante la potenzialità di una struttura territoriale molto raccolta, come appare quella della Regione, e la possibilità di un confronto facilitato con, per esempio, le problematiche dirette nella gestione di un territorio con notevoli diversità ambientali. Tutti questi fattori possono permettere uno stretto connubio fra la domanda e la richiesta, quindi, fra le necessità e la ricerca, soprattutto quella applicata e tesa a fornire strumenti e tecnologie di gestione, aumentando il grado di interazione possibile per realizzare prodotti che possano trovare ampi spazi pur nel mercato di nicchia da essi rappresentato e permettendo di limitare la fuga di quelle menti scientificamente più dinamiche che la particolare assistenza ha favorito e formato. I settori più interessanti, da questo punto di vista, sono quelli informatico e elettronica, ma molto si può fare anche con la messa a punto di tecnologie ora utilizzate solo per esigenze spaziali, ma oramai pronte per la riutilizzazione in ambiente terrestre. Questo richiede ovviamente la diretta collaborazione tra le competenze di gestione con quelle scientifiche e tecnologiche che possono essere fornite dalle imprese e dall’Università.
   
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