TERRITORIO E IMPRESA
Le foreste sono una risorsa strategica per la qualità della vita e per l’ambiente ma non va dimenticato l’importantissimo ruolo che rivestono in termini di ricadute economiche per la popolazione.
LA FILIERA DEL LEGNO
di Elena Garrone
Un esempio di utilizzo del legno nell’edilizia.In Valle d’Aosta i boschi occupano una superficie di 86.550 ettari, ossia il 26,5 % del territorio regionale.
La maggior parte di queste formazioni boschive sono costituite, sul piano montano e subalpino, da fustaie di conifere mentre nell’orizzonte collinare, sub-montano, nel fondovalle e alla base dei versanti, prevalgono le latifoglie.
La metà dei boschi valdostani è di proprietà privata, mentre la superficie restante è di proprietà pubblica e suddivisa fra i Comuni e la Regione.
Da sempre la foresta ha svolto un ruolo di risorsa per la popolazione fornendo legna da costruzione e combustibile ma anche vari prodotti ad essa collegati. Ben presto però l’uomo si è reso conto dell’importanza strategica delle foreste per proteggersi da frane e valanghe ed è quindi intervenuto per mantenere efficiente questa loro funzione.
A causa delle caratteristiche impervie del territorio, delle condizioni stazionali e climatiche, nonché delle azioni esercitate dall’uomo nel corso dei secoli, i boschi valdostani risultano essere piuttosto degradati. Per questi motivi oggi la gestione dei boschi è affidata ad una selvicoltura conservativa volta a garantire la massima naturalità. Questo è vero per i boschi di proprietà pubblica ma non altrettanto per quelli privati che spesso si trovano in condizioni di totale abbandono a causa degli elevati costi di gestione.
Le modalità di prelievo di massa legnosa seguono le dinamiche naturali del bosco cercando di mantenere la mescolanza di specie e la struttura disetanea (cioè la presenza di alberi di diversa età), condizioni essenziali per la massima stabilità ecologica.
I nuovi indirizzi gestionali considerano le foreste non solo come una risorsa per la produzione e la difesa idrogeologica del territorio, ma anche uno strumento per il miglioramento della qualità della vita grazie alla valorizzazione delle sue intrinseche funzioni igieniche, paesaggistiche e turistiche.
Nonostante le potenzialità la maggior parte della superficie boscata riveste uno scarso interesse dal punto di vista della produzione di legname a vantaggio degli altri ruoli.
La Valle d’Aosta può contare, per la produzione di legname, su una ridotta estensione di bosco (35.500 ha pari al 41% dell’intera superficie forestale). Le provvigioni legnose che ne derivano indicano boschi piuttosto poveri (161 m3/ha che salgono a 205 m3/ha nel caso dei boschi a prevalente destinazione produttiva che corrispondono ad una massa totale di 5.403.825 m3).
L’attuale gestione prevede, nei boschi accessibili, un tasso annuo di utilizzo dello 0.85% della provvigione (1,40 m3/ha/anno pari a 32.293 m3 all’anno). Tale prelievo è da considerarsi al netto delle specie di scarso interesse e/o affetto da patologie.
Della massa indicata la quota utilizzabile nell’ambito dell’edilizia (legno da opera) corrisponde a quella derivante dagli interventi di disetaneizzazione e di taglio a scelta colturale, per un totale di 413.250 m3 diluiti in un periodo di 20 anni. Teoricamente sarebbero quindi utilizzabili ogni anno per l’edilizia in legno circa 20.662 m3.
La costruzione di una casa in legno richiede, mediamente, l’impiego di circa 100 m3 di legname grezzo.
La massa legnosa prodotta dai boschi della regione sarebbe in grado di sostenere una filiera di edilizia in legno con modalità di utilizzazione compatibili con il mantenimento del bosco e dei suoi ruoli, anzi, aumentare la quantità di legname tagliato non recherebbe alcun danno.
Bisogna però considerare che la disponibilità di materiale legnoso non offre garanzie di continuità qualitativa e quantitativa. Infatti le foreste sono sottoutilizzate rispetto alle loro potenzialità a causa degli elevati costi di manodopera e di utilizzazione ma anche per la concorrenza del legname proveniente dall’estero e per l’esecuzione in economia diretta, da parte dell’Amministrazione Regionale, della maggior parte degli interventi. Quest’ultimo aspetto, se da un lato garantisce un elevatissimo livello qualitativo delle operazioni, dall’altro sottrae alle dinamiche del mercato il settore delle utilizzazioni forestali e rende gli interventi ulteriormente onerosi.

Gli acquirenti di legname da opera preferiscono rivolgersi al mercato estero che è in grado di offrire una maggior sicurezza sulla disponibilità quantitativa e qualitativa del materiale e il non trascurabile servizio di trasporto presso la segheria di materiale privo di scarti di lavorazione, omogeneo e standardizzato. A queste condizioni il prezzo, sicuramente più elevato rispetto a quello del prodotto locale, non rappresenta un problema.
Visti i presupposti, il materiale locale non è in grado di competere con la concorrenza estera; così viene destinato ad usi alternativi quali la legna da ardere e la produzione di cippato impiegato per i sempre più diffusi impianti di teleriscaldamento.

La necessità di legna da ardere si è ormai consolidata nel tempo in modo tale da divenire quasi un vincolo oggi difficile da forzare, che frena la possibilità di espandere la produzione di materiale per il mercato.
Per affrontare il problema dell’eccessiva importanza attribuita in Valle alla legna da ardere a discapito della produzione di legno di pregio bisognerebbe ribaltare l’attuale gestione dei boschi, volta principalmente alla conservazione e a privilegiare le istanze di focatico, a vantaggio di una valorizzazione del legname da opera. Per affrontare il problema si potrebbero ridurre le assegnazioni di legna da ardere; oppure si potrebbero assegnare le piante in piedi e non più allestite in catasta. In questo modo sarebbe salvo il diritto di focatico e si sgraverebbero le squadre dal lavoro relativo. Si tratta però di due soluzioni non viste di buon occhio né dai residenti né dagli amministratori comunali. In alternativa si potrebbero ridurre le assegnazioni compensandole con un indennizzo (però aumenterebbero a dismisura le richieste).

L’utilizzo del legname a scopo energetico ha da sempre riscosso un grande interesse. Una volta era la legna da ardere a calamitare l’attenzione mentre oggi è il cippato. Questo materiale deriva dallo sminuzzamento di refili di segheria (rigorosamente non trattati) e da sottoprodotti del bosco. Si tratta di una forma di energia rinnovabile e pulita che, in una società sempre più attenta all’ecologia e al risparmio energetico, ha determinato un’impennata della domanda cui ha fatto presto seguito un aumento della produzione. È quindi aumentata la richiesta di materiale da cippare, con il rischio di un eccessivo impoverimento del bosco per farvi fronte. È comunque impensabile gestire il bosco solo in un ottica di produzione di biomassa ed è altrettanto impensabile giustificare economicamente le utilizzazioni forestalil per questo scopo.

In questa situazione di stallo, la filiera legno-edilizia può costituire un elemento innovativo. La qualità e la quantità dei prodotti e sottoprodotti legnosi locali possono trasformarsi in un punto di forza per l’economia valdostana. Il legno può essere utilizzato nei più diversi settori dell’edilizia in quanto si dimostra vantaggioso in tutti i suoi impieghi: dalle case unifamiliari ai moderni edifici residenziali, dagli edifici commerciali, alle strutture ricreative e ai ponti.
Questo nuovo sbocco del mercato può interessare le imprese di utilizzazione locali ed incentivare la produzione.
I materiali legnosi locali saranno particolarmente graditi a una clientela sensibile alla compatibilità ambientale del proprio modo di vivere e abitare in armonia con le tradizioni. Inoltre una rintracciabilità del prodotto legno come derivante da boschi locali trattati con forme di gestione allo stesso tempo armoniose e mirate ad ottimizzare la produzione sarebbe un incentivo a queste nuove formule abitative. Il maggior valore della produzione legnosa garantirebbe un prodotto di qualità e, di conseguenza, potrebbe recare vantaggi sia a livello economico che di immagine.
Allo stato attuale dell’arte costruire in legno è il modo più efficace di realizzare manufatti edilizi garantendo al contempo la migliore qualità interna e il minore impatto ambientale.
Una casa in legno presenta vantaggi in termini di naturalità, sostenibilità ambientale e di conseguente percezione nel contesto in cui si trova ma anche in termini di isolamento, salubrità, economicità e risparmio energetico. Si tratta di edifici costruiti come una volta con materiale semplice ma utilizzato con una tecnologia superiore. Inoltre, pur essendo un materiale infiammabile, è paradossalmente più resistente di altri agli incendi e meno tossico nelle emissioni, nonchè sicuro strutturalmente come e più di altre tipologie costruttive soggette a sisma. Si tratta di un materiale legato alla tradizione ma rinnovato nell’utilizzo da una tecnologia di nuovissima concezione.
Le case in legno hanno la stessa resistenza, durata, valore, progettazione esecutiva e tempi di realizzazione delle case in muratura e non deve trarre in inganno l’effetto chalet perché la casa in legno non è solo e soltanto un edificio di montagna adatto a casa per ferie.
Non va inoltre dimenticato che il legno fissa CO2 quindi se viene impiegato come materiale da costruzione l’anidride carbonica viene sottratta al ciclo del carbonio, con conseguenze positive sull’effetto serra.
È vero che il mercato è ancora giovane ma è in espansione sia per quanto riguarda la nuova costruzione che il recupero. Tale espansione è stata in passato incentivata, ma oggi il mercato attira interessi crescenti ed è destinato a consolidarsi e a conquistare nuovi utenti.

Le foreste sono una risorsa strategica per la qualità della vita e per l’ambiente, ma non va dimenticato l’importantissimo ruolo che rivestono in termini di ricadute economiche per la popolazione.
Sarebbe sufficiente evitare il loro degrado con le cure colturali appropriate volte non solo più al mero mantenimento della superficie boscata ma a incrementare e valorizzare la massa legnosa così da creare un prodotto locale di qualità che faccia concorrenza al mercato estero e crei i presupposti per uno sfruttamento da parte delle maestranze locali. In questo modo le ricadute occupazionali, economiche e ambientali sarebbero a tutto vantaggio della popolazione.
   
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