TERRITORIO E IMPRESA
Il turismo scientifico rappresenta un valido complemento a quello naturalistico-sportivo, per una Regione che ha molte risose da offrire.
TURISMO SCIENTIFICO IN VALLE D'AOSTA?
di Liliana Treves
Villa Cameron, sede della Fondazione Montagna Sicura.Il termine richiamato implica una sorta di ossimoro tra l’accezione convenzionale di turismo inteso come serena attività del tempo libero, contemplativo (abbronzarsi al sole) o attivo (praticare sport), e un altro sottosistema turistico basato su risorse “culturali” multivariate, dotato di una sua autonoma capacità di attrarre domanda, anche se non comparabile al primo nelle dimensioni e nei modi di comportamento e di fruizione.
L’assunzione di questo diverso e quasi anomalo prodotto turistico si basa su valenze strategiche non infondate e sempre più comuni ad altre politiche regionali:
• il rinnovamento di un’offerta turistica di montagna che ha già raggiunto uno stadio di maturità ed è costretta a confrontarsi con nuovi e ricchi competitors;
• la crescita esponenziale della domanda culturale, ampiamente intesa, in rapido e talora tumultuoso sviluppo in tutti i paesi ad economia avanzata e con interessi sempre più compositi e differenziati;
• la policy regionale in materia di rilancio della ricerca scientifica riaffermata nella Programmazione 2007-2013, in coerenza con gli obiettivi INTERREG e da attuarsi attraverso iniziative di diversa matrice e di diverso peso attraverso le Direzioni regionali coinvolte nel Programma.

Una suggestiva immagine notturna dell’osservatorio astronomico di Saint-Barthélemy.Già altre iniziative regionali avevano in passato esplorato le possibilità di diversificare l’immagine della Vallée quale meta turistica, attivando altri filoni di interesse, al di là del turismo di loisir, col fine di rivitalizzare il richiamo della cultura e dell’arte, della civiltà delle origini (ad esempio le culture walser), dell’ambiente antropico e naturale, della ricerca scientifica, ai fini di una loro promozione turistica-culturale. Questo filone si era allora concretato in alcune proposte progettuali fondate su quelle varianti che rispondessero a una domanda fatta di nicchie di diverso interesse (“l’altra Valle d’Aosta”), dal puro turismo di alta montagna estivo e invernale, alle risorse più raffinate della cultura, dell’arte, della storia e della scienza innestate in un rapporto di riscoperta della natura e di solidarietà territoriale che investe aree e territori non tradizionalmente dedicati al turismo di consumo (i fondovalle, i comuni dell’envers, alcuni habitat connotati da biotopi di particolare interesse, i luoghi della ricerca, i luoghi della produzione, i luoghi della conservazione, ecc.).
Si trattava di una scelta allora circoscritta a microsistemi territoriali che ospitassero beni culturali e ambientali ad alta visibilità (castelli, siti storici e siti archeologici, artefatti gotici, ecc.) ma già allora ipotizzata aperta ed estensibile via via ad altri importanti risorse culturali presenti in Valle, quali in via esemplificativa: il sistema minerario costituito dai principali complessi abbandonati (gallerie, impianti di lavorazione, sistemi di trasporto, insediamenti direzionali e residenziali in situ); il sistema delle acque superficiali e dei ru ancora scoperti, il sistema delle aree protette, i siti dell'archeologia industriale, e così via. Si trattava di una “proposta di rinvio” aperta a siti e beni progressivamente immissibili in un quadro di offerta in grado di coinvolgere, in forme e con modelli diversi, una domanda che potrebbe chiamarsi turistica nell’accezione di flussi (più o meno consistenti) di attori o protagonisti o semplici “curiosi”, a diversa intensità di uso, a diverso periodo di utenza, certamente a diverso apporto economico.

Un’immagine recente dell’Istituto Mosso.È difficile riportare ad un significato univoco il termine “turismo scientifico”, poiché in questo filone si inscrivono esperienze in materia realizzate, o in corso di realizzazione, che preludono ad un disegno assai variegato di interventi lungo il filone scientifico, e che ad oggi si possono inscrivere in alcuni casi esemplari di questa nuova politica turistica.

• A Trieste l’AIAT Azienda di promozione turistica, per divulgare l’immagine di Trieste come città della scienza e della ricerca e per favorire la diffusione della cultura scientifica, ha avviato un programma di visite guidate ad alcuni centri e laboratori scientifici e tecnologici, fra cui, AREA Science Park con decine di società e centri di ricerca insediati, il Laboratorio di Biologia Marina, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, il Laboratorio dell’immaginario scientifico, l’Osservatorio Astronomico, il Globo di divulgazione scientifica.

• La Basilicata dispone sul territorio di strutture scientifiche e tecnologiche di primissimo piano che possono arricchire i contenuti dell'offerta turistica lucana. Come Regione promuove il turismo scientifico con l’obiettivo del coinvolgimento e valorizzazione delle strutture d'eccellenza scientifica e tecnologica del territorio attraverso l'inserimento dei Centri di Ricerca (l’ENEA di Trisaia) in percorsi turistici già esistenti come tappa scientifica del viaggio.

• Il Gal Polesine Delta del Po è inserito nel progetto di cooperazione transnazionale “Promozione e Valorizzazione del Turismo Scientifico e Didattico” per la creazione di un network europeo delle strutture di eccellenza che si occupano di educazione ambientale quali: Centri di accoglienza didattica, Laboratori didattici, Fattorie didattiche, ecc. in zone con presenza di Siti Natura 2000.

In Val d’Aosta, al di là degli obiettivi futuribili, interessanti luoghi della scienza e della ricerca già esistono o sono in corso di realizzazione, luoghi che preludono ad un disegno più vasto e coordinato di interventi lungo il filone “ricerca scientifica”, e che ad oggi si possono inscrivere in un elenco aperto di casi non più episodici: l’Osservatorio Astronomico di St.-Barthelemy, l’Istituto Angelo Mosso di Gressoney, il Museo minerario regionale di Cogne; il Museo delle Scienze naturali di Saint-Pierre, il Museo delle Alpi di Bard, il progetto di creazione del Parco Minerario IRONROUTE con attività di ricerca nella sfera del geologico, archeometrico, archeobotanico e storico, esteso ad un complesso di sette distretti minerari ampiamente intesi; senza trascurare altri poli della Valle che si caratterizzano per attività di studio, ricerca, sperimentazione nel campo delle scienze fisiche, naturali e ambientali.

Esiste una pluralità di risorse la cui somma, in termini di valorizzazione multifattoriale potrebbe costituire l'ossatura di una politica armonica di attrazione fondata su utenti diversi e in qualche misura più raffinati. Ma chi sono questi utenti della scienza e della cultura che potrebbero approdare (o già approdano) in Valle, con quali flussi, con quale impatto?
Un particolarissimo interesse ad utilizzare le risorse, sotto specie di “palestre scientifiche” da parte del mondo accademico nazionale ed estero, è emerso in occasione di una recente inchiesta, con la proposizione di un modello piuttosto raffinato di “turismo scientifico” incentrato sullo studio e repertoriazione dei siti industriali, minerari, ambientali o archeologici con flussi potenziali di utenza di entità non paragonabile ai centri di turismo di massa, ma con un possibile effetto di introduzione di una sorta di “catena del valore” che differenzi e conferisca uno stigma alto ad un’area nella quale sono “anche” presenti fattori diversi da “neve e sole”. Si tratta di flussi, di non grandi numeri ma cadenzati in corso d’anno, di studiosi, ricercatori e soprattutto stagisti (ma anche di curiosi itineranti) per cui costruire laboratori e stage di osservazione sul campo per studi geologici e giacimentologici delle mineralizzazioni, laboratori di studi petrologici sulle rare e bellissime specie mineralogiche presenti in valle , studi mineralogici e geochimici delle “acque verdi” o di altre acque caratterizzate da sedimenti colorati, siti archeo-minerari, siti di studio astrofisici (Osservatorio Astronomico), laboratori climatologici e di studi dei rischi naturali (Fondazione Montagna Sicura, Istituto Angelo Mosso di Gressoney), ecc.
Flussi non in grado di generare attese di “grande sviluppo omologato” ma di un piccolo ma sofisticato sviluppo, del resto commisurato alla dimensione del sistema Valle, costruito su stage di ricerca, ma anche su Convegni a raggio internazionale e pubblicazioni ad essi collegate, su premi di ricerca, su incontri di studio, su attività connesse di frequentazione del territorio e di conoscenza dell’ambiente, ecc. Si tratta di flussi circoscritti che richiederanno strutture di supporto: alloggio, ristorazione, trasporti, guide o accompagnatori esperti, supporti tecnici e logistici per attività scientifica ma anche attività ricreative e servizi commerciali, quindi l’utilizzo di sistemi economici locali e la loro valorizzazione.
Mille diverse occasioni per animare anche quelle stagioni del non-turismo e per creare un nuovo rapporto di fidelizzazione alla Valle.
In definitiva pare possibile inserire nel sistema turistico regionale un’idea di progetto di palestra scientifica all’interno di un sistema della scienza e della ricerca regionale composto da un insieme di sub-sistemi di diversa specializzazione e collocazione, cui affidare la missione di dar corpo e immagine alta e sofisticata ad una “Altra Val d’Aosta”, regione della cultura e della ricerca, accanto alla regione del turismo della montagna, di grande rilevanza e maturità.

Condizione necessaria anche se non sufficiente è il processo di consolidamento dei rapporti fra le istituzioni della ricerca scientifica (Istituti Universitari e centri di Ricerca italiani ed esteri) in quanto soggetti propulsivi, l’ente Regione (in quanto espressione delle scelte di politiche della ricerca), gli enti locali coinvolti entro la rete del sistema valdostano della scienza e della tecnica, ma anche dei beni ambientali e di altre risorse rare e immaginifiche.
Infatti se la palestra scientifica è in sé in grado di attivare una specifica e qualificata domanda delle istituzioni accademiche e della domanda scientifica in senso lato (dagli studiosi, agli stagisti, al mondo dei curiosi) da sola non è in grado di incrementare significativamente l’appeal dell’area di pertinenza locale, se non convogliando nell’offerta turistica l’intera area vasta di contiguità e similitudine naturalistica allo scopo di delineare una “somma di fattori attrattivi” e di risorse in grado portare a sistema territoriale le risorse, in ragione della loro scarsità e puntualità, al fine di consolidare quella massa critica poliattrattiva su cui costruire una rete, una strategia, un’immagine, per la gestione delle operazioni di riconoscimento unitario dell’insieme, per interventi di valorizzazione e di comunicazione coordinata e per l’individuazione dello strumento più idoneo per realizzare questo disegno.
In particolare l’iniziativa deve assumere un carattere polivalente di gestione delle attività in grado di attivare una somma di domande turistiche e scientifiche fra loro non incoerenti.

In conclusione qual’è l’interesse a istituire un filone di turismo scientifico all’interno del grande sistema turistico valdostano?

I. La moltiplicazione dei fattori di attrazione e quindi la complessificazione dell’offerta turistica regionale.
II. Un upgrading territoriale fondato proprio sulla molteplicità-sofisticazione dei fattori di attrazione.
III. Una apertura al mondo esterno attraverso la moltiplicazione degli interscambi culturali di diverso peso e orientamento scientifico-culturale.
IV. Un apporto, forse non ridondante ma complementare, all’attività di produzione di beni e servizi e quindi di valore economico.
   
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