RISORSA ACQUA
L'inerzia dei governi nazionali nei confronti di temi come quelli dibattuti al vertice di Johannesburg rende ancora più importanti le iniziative assunte a livello locale.
DOPO JOHANNESBURG
di Flaminia Montanari
Ollomont: un tratto del Rû Neuf (foto concorso Carlo Lyabel).Il vertice di Johannesburg si è chiuso in modo apparentemente deludente, con molti discorsi e pochi accordi concreti. Ma è presto per giudicare dei risultati: sono le decisioni che verranno prese in questi prossimi anni che ci diranno se esso è servito o no. Da Johannesburg in poi, però, molte cose saranno comunque cambiate: mentre il vertice di Rio aveva denunciato i problemi, suscitando un grande dibattito scientifico, nei dieci anni che l'hanno separato da Johannesburg il mondo scientifico si è gradualmente allineato sulle posizioni di Rio, mentre al vertice di Johannesburg è emerso che il vero nodo da affrontare è di natura soprattutto politica, di una governance mondiale; e si è anche dimostrato che gli stati nazionali, pur dichiarando tutti il proprio stato d'allarme per la piena conferma della diagnosi di Rio non hanno alcuna volontà e interesse ad impegnarsi attivamente su questi temi. È la discussione sul concetto stesso di "sviluppo" (quale sviluppo, e per chi, come ha puntualizzato il controvertice) che a Johannesburg è stato il vero imbarazzante protagonista non dichiarato del summit.
Ma Johannesburg apre anche una stagione di speranze. Se i problemi discussi a Rio erano portati da una minoranza di intellettuali e di organizzazioni, oggi è la maggioranza degli abitanti dei paesi cosiddetti "sviluppati" che si preoccupa del proprio futuro e di quello del pianeta. Eventi quali Cernobyl o "mucca pazza" hanno alzato di colpo il livello di sensibilità verso i problemi ambientali, hanno fatto capire che "povero" o "ricco" è una distinzione solo di consumi, ma di fronte alla morte del pianeta la speranza è per tutti o per nessuno. Morire ricchi non è comunque una consolazione.
Molti miti stanno cedendo: i giovani delle società opulente (sia per il maggiore senso di insicurezza, sia per una nuova coscienza acquisita) sono meno disponibili a farsi catturare dall'ideologia della lotta per emergere, più attenti alla qualità della vita, fanno scelte sempre più autonome e controcorrente. I consumi si orientano verso il comparto ecologico, verso i prodotti con certificazione ambientale, dimostrando che le scelte dei singoli hanno sempre più peso nel determinare i mercati. Il miraggio di una crescita illimitata dei consumi proposto dalla pubblicità, che fino ad oggi ha trainato le generazioni del dopoguerra, è messo in dubbio dall'andamento delle borse. L'undici settembre non è stato la causa, ma solo la miccia che ha innescato una bomba già destinata da un pezzo a scoppiare. Viviamo, noi popoli sviluppati, in un mondo sazio fino alla nausea, che comincia a desiderare uno stile di vita più sobrio e umano. Le immagini di milioni di persone che muoiono di fame da un lato e la deformità dei bambini obesi dall'altro incominciano a turbare il sonno degli occidentali, a dare la concreta sensazione di un ordine sovvertito.
E, altra realtà importante, oltre agli orientamenti convergenti di sempre più persone delle più diverse estrazioni culturali e sociali, sta emergendo una nuova realtà degli Enti locali. Città e Comuni, che vivono sulla loro pelle i punti di crisi di questa società sotto forma di congestione del traffico, di criminalità, di mancanza di posti di lavoro, di insicurezza sociale, iniziano a darsi da fare per trovare localmente delle soluzioni a questi problemi. Può sembrare che queste iniziative non abbiano che una rilevanza locale, che non possano incidere a livello globale: ma i grandi numeri sono la somma delle tante piccole realtà. Per esempio un miglioramento del trasporto pubblico urbano, anche alle piccole scale, può produrre nella sua somma grandi effetti sulla riduzione degli inquinanti, al di là dei risultati di protocolli e accordi che spesso i governi stessi non sono capaci di far rispettare. La notizia che il "buco nell'ozono" si è ridotto da quando è stato bandito l'uso dei clorofluorocarburi riapre le speranze sulla nostra possibilità di correggere la rotta.
Un altro motivo di speranza viene dalle nuove caratteristiche della società dell'informazione: ogni conquista può oggi facilmente essere diffusa e condivisa, ogni piccolo esempio diventa un modello del possibile. Nessuno può più arroccarsi sul fatto che "tanto questo non cambierà il mondo": oggi sappiamo che il mondo cambia non tanto per le grandi decisioni, che spesso sono destinate a restare lettera morta, quanto per il quotidiano impegno a trovare nuove strade. Le comunità locali delle società più sviluppate sono oggi il vero battipista di uno sviluppo sostenibile.
E ancora un motivo non marginale che rende i risultati di Johannesburg non privi di interesse è che la montagna del mondo vi ha avuto per la prima volta una considerazione specifica; l'articolo 13 di Rio ha dimostrato di essere stato capace di produrre una crescita nella consapevolezza del globo, che riconosce ora nei territori di montagna la sua risorsa più fragile ma anche più ricca di potenzialità.
   
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