DJOUIE
La Dora, corso d'acqua per eccellenza, offre notevoli spunti di riflessione soprattutto relativi al rapporto tra l'uomo e il fiume.
IL FIUME COME SISTEMA
di Falminia Montanari
Una visione generale della Valle Centrale ritratta dalla collina di Saint-Marcel.In un precedente numero di Environnement (il 9, per la precisione) Saverio Favre ci aveva ricordato che il nome della Dora in patois, Djouie, deriva da un termine pre-romano che indica un corso d'acqua di una buona portata. Dora quindi è il corso d'acqua per antonomasia; e ci è parso opportuno dedicare un intero numero della rivista a questa presenza d'acqua che caratterizza col suo corso serpeggiante il fondovalle valdostano. È un'occasione per soffermarci un momento su un soggetto sempre sottinteso ma in fondo poco esplorato, per valutare i rischi ma anche le opportunità che esso comporta, per cercare di capire il rapporto che i Comuni attraversati hanno col fiume. È per noi anche l'occasione per chiudere quest'anno internazionale dedicato all'acqua, problema della cui importanza ci ha fatto rendere ben conto la siccità di quest'estate.
Il corso della Dora raccoglie nella sua discesa tutte le acque delle valli laterali e dei versanti, dividendo in due il territorio e toccando la metà dei comuni della Valle. Esso è sempre stato quindi un limite storico: buona parte dei confini dei comuni di fondovalle ne seguono, almeno per un tratto, il corso. Per essere più precisi, questo avviene nella parte mediana e bassa della Valle: nella parte alta fino a Villeneuve, dove l'incisione è più stretta, l'envers si presenta ripido e poco soleggiato, quasi una parete di rocce e di boschi, e quindi non ha mai costituito un territorio a sé, ma solo una risorsa complementare degli insediamenti, situati tutti all'adret (fa eccezione solo Pré-St.-Didier, collocato in destra orografica, in ragione di motivi commerciali più che geografici, per la sua natura di piede della strada verso il valico del Piccolo San Bernardo). A valle di Villeneuve, la Dora tocca invece trenta Comuni; cinque soli di essi hanno un territorio che si estende sui due versanti: Chambave, Châtillon, Montjovet, Arnad, Donnas. I confini comunque si sono formati attraverso vicende storiche dovute anche a motivi politici e amministrativi, in particolare le signorie feudali; e probabilmente in origine la Dora segnava una demarcazione più netta. Nel caso di Châtillon per esempio, il territorio dell'envers formava nel medioevo una Signoria insieme alla rivière di Montjovet. Forse le zone di più facile attraversamento, in cui quindi era possibile costruire dei ponti che garantissero una certa stabilità nel tempo, sono state quelle più favorevoli a che si instaurasse un legame, anche amministrativo, tra le due sponde; ma la storia locale è costellata di documenti che attestano le tribolatissime vicende dei ponti sulla Dora, distrutti o danneggiati ad ogni piena, la cui manutenzione costituiva un perpetuo problema per le magre finanze locali.
Si può dire quindi che la Dora è stata storicamente un elemento soprattutto di divisione; e questo suo essere sempre stata un margine (e per di più un margine variabile, che non contiene ma anzi corrode) l'ha resa un fattore che non ha mai meritato da parte dei Comuni una grande considerazione, se non al contrario per quegli aspetti (arginature, ponti) che potessero assicurare la difesa del territorio da uno scomodo e invadente vicino, o la possibilità di superare questa barriera.

Le acque della Dora Baltea viste dal ponte vecchio di Saint-Marcel.Ma l'aumento dell'urbanizzazione della Valle centrale in quest'ultimo quarto di secolo ci ha fatto assumere una diversa prospettiva. La Dora oggi non è più un confine, ma il trait-d'union di questa città diffusa che si estende, con macchie più dense o più rade, su tutto il fondovalle. Doireville, potremmo chiamarla: il fiume è in realtà il suo filo conduttore, i paesi scaglionati lungo le sue sponde non sono che i suoi quartieri, la strada statale - erede della viabilità medievale su cui si erano attestati i borghi originari - è ancora l'unica vera viabilità di servizio, da cui si diramano sia le strade delle valli laterali che la fitta ma debole rete che alimenta gli insediamenti diffusi sul piede dei versanti: una nebulosa di case sparse che ha inglobato le piccole e dense galassie dei villaggi agricoli.
Eppure questa presenza così pregnante della Dora sembra essere stata quasi ignorata nei piani comunali, ed anche a livello regionale solo negli ultimi dieci/quindici anni si è incominciato a guardarla in modo diverso. Da poco tempo in fondo ci stiamo accorgendo che la sua funzionalità, al di là dei problemi locali che genera, è qualcosa che deve essere globalmente considerata in un'ottica di sistema. Il fiume non è solo il bordo della terra, unico valore che normalmente mettiamo in conto, né lo scolo delle fogne o una fonte di approvvigionamento idrico; il fiume è l'elemento biologico dinamico che assicura l'equilibrio e la rigenerazione di tutto il sistema della vita su un territorio. Non solo esso presiede ai processi di autodepurazione delle acque, ma è il crogiolo primario delle forme di vita ai livelli più bassi, che sono la base indispensabile della catena alimentare. La vita incomincia dall'acqua; e per questo motivo non possiamo più permetterci di guardare alla Dora soltanto come il nostro confine, ma dovremmo preoccuparci di considerarla come un organismo vivo da cui dipende in larga misura tutto l'equilibrio del nostro ambiente.
In una logica di sistema, ogni azione puntuale ha delle ripercussioni sull'insieme. Così è, in maniera particolarmente evidente, per un fiume: un restringimento di sezione genera un aumento di velocità nelle sezioni successive, un argine crea un effetto di rimbalzo e di erosione della sponda opposta, gli scarichi trasportano gli inquinanti a chi si trova a valle. Lungo il suo corso, la Dora raccoglie e porta con sé i problemi non risolti dei singoli territori attraversati, trasferendoli al successivo e sommandone via via gli effetti.
Occorre allora che tutti i Comuni di fondovalle ripensino il loro rapporto con la Dora in termini di sostenibilità dei suoi usi, cioè di un rapporto equilibrato che permetta al fiume di svolgere la sua funzione di rigenerazione. In questo modo si eviterà che ognuno trasferisca agli altri il costo delle sue inefficienze. Questa riflessione deve necessariamente trovare un terreno di confronto e di concertazione nell'ambito dell'Amministrazione Regionale, per costruire accordi e intese sul modo in cui questa fondamentale risorsa naturale che è il fiume possa essere gestita nella maniera per tutti più equa, salvaguardandone la funzionalità per il vantaggio comune. Occorre cioè incominciare a pensare ad un "Piano della Dora" che non si limiti al problema delle opere di regimazione, ma che veda tutte le Amministrazioni lavorare insieme per la consapevole rifondazione di Doireville.
   
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