Grand Paradis
L’ALTA QUALITÀ DEI RIFUGI
di PIERGIORGIO BARREL
Il rifugio Chabod, in Valsavarenche.In Valle d’Aosta ci sono 54 rifugi gestiti con una capacità di 3250 posti letto che creano una rete turistica con un importante giro di affari ed un notevole indotto e rappresentano un importante aspetto dell’offerta turistica per la nostra regione. Da oltre 10 anni i gestori dei rifugi alpini della Valle d’Aosta si sono riuniti in associazione con lo scopo principale di promuovere le proprie strutture e sostenere i gestori nella loro attività. La quasi totalità dei rifugi ha subito interventi di ristrutturazione e di adeguamento alle norme igienico sanitarie, allo scopo di migliorare l’offerta e di rendere più piacevole il soggiorno in rifugio. La conservazione dell’ambiente montano con tutte le sue caratteristiche è un altro caposaldo dell’attività dell’associazione: l’attenzione è quindi posta sul miglioramento degli apparati per l’approvvigionamento idrico, lo smaltimento delle acque reflue, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, la raccolta differenziata dei rifiuti e relativo conferimento ai centri di raccolta. Tutti i rifugi, laddove possibile, si sono dotati di sistemi ecologici per la produzione dell’energia elettrica mediante l’installazione di centraline idroelettriche, pannelli fotovoltaici sia per la produzione di energia elettrica sia per la produzione di acqua calda. Il piano di marketing turistico della Valle d’Aosta – presentato il 3 luglio 2009 a Saint- Vincent individua i rifugi valdostani come “prodotto Star”: se questo, da un lato, rappresenta una grande opportunità è anche una responsabilità notevole in quanto bisognerà saper soddisfare e, se possibile, prevenire le aspettative e i bisogni della clientela. Il ruolo dell’Associazione è sotto questo aspetto di vitale importanza perché sarà il fulcro di tutte quelle iniziative e proposte che sosterranno e promuoveranno l’attività dei gestori dei rifugi valdostani. Il territorio della Comunità Montana Grand Paradis ospita 10 rifugi con una capienza di circa 785 posti letto. Le strutture di maggiori dimensioni e capienza sono ubicate nell’area del Gran Paradiso. Si tratta di rifugi conosciuti anche oltre i confini nazionali che fungono da base di partenza per le ascensioni e che sono collegati da una rete cantieristica che permette all’escursionista di passare da un rifugio all’altro senza scendere a valle con tempi di percorrenza giornalieri, adatti anche ai meno esperti e allenati. È importante sottolineare che il rifugio Chabod in Valsavarenche ha - per primo in Europa sin dal 2001 - ottenuto la certificazione ISO 14001 (sistema di gestione ambientale certificato). Questo importante riconoscimento ha attirato l’attenzione dei media stimolando altri gestori ad adoperarsi per ottenere una certificazione analoga. Questo impegno ha prodotto un notevole ritorno di immagine sino al conferimento dell’ambito “Premio Panda d’Oro diploma per il turismo sostenibile nelle Alpi” all’Associazione Gestori Rifugi Valdostani, consegnato dal Ministro Altero Matteoli con la seguente motivazione: “Una rete di rifugi in Valle d’Aosta amici dell’ambiente, volàno di iniziative di valorizzazione del territorio”. La premiazione con la consegna dei Diplomi è avvenuta il 12 luglio 2005 a Roma nel corso di un evento al quale hanno partecipato il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli, Michele Candotti, Segretario generale WWF Italia, Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico e Culturale WWF Italia, Daniele Meregalli, Responsabile Ecoregione Alpi WWF Italia. Il "Panda d’Oro: Diploma per il turismo sostenibile nelle Alpi", cui hanno partecipato 14 progetti, ha voluto premiare i soggetti concretamente impegnati nella riduzione dei propri impatti sull’ambiente e nella valorizzazione del patrimonio naturale e culturale secondo le indicazioni del Protocollo Turismo della Convenzione delle Alpi, l’accordo internazionale che coinvolge gli otto paesi alpini e l’UE e che si prefigge di tutelare uno dei più vasti patrimoni di diversità biologica in Europa. Un accordo che però il nostro Paese non ha ancora ratificato (unico fra i paesi comunitari dell’arco alpino) ecco perché il WWF ha chiesto al Ministro Matteoli di rivolgere al Parlamento un messaggio per una ratifica della Convenzione delle Alpi e dei suoi otto protocolli entro questa legislatura. L’associazione gestori rifugi in collaborazione con l’università di Torino e con il sostegno del Fondo Sociale Europeo ha organizzato alcuni progetti per un sistema di gestione ambientale aventi come obiettivo principale la salvaguardia e la valorizzazione dell’ambiente montano e dando l’opportunità al gestore di rifugio di acquisire la certificazione ambientale (ISO 14001). Nel 2008 l'Assessorato regionale al turismo ha premiato 7 Rifugi con la Carta qualità con la seguente motivazione: "Struttura pronta ad accogliere clientela di ogni genere, alpinisti, famiglie e giovani, offrendo un'accoglienza di buon livello". I rifugi premiati si sono impegnati a garantire il rispetto dell’ospite e della sua centralità, dei vincoli di legge e a garantire elevata qualità del gestore e del personale, nel pieno rispetto dell’ambiente. Oltre che dal competente Assessorato regionale e dall’Associazione Gestori rifugi la Carta è stata fortemente voluta anche dal Dipartimento di Scienze Merceologiche dell'Università' degli Studi di Torino. L'iniziativa rientra nell'ambito "Refuges - Qualification de l'offre des refuges de haute montagne pour un tourisme durable dans la Vallée d'Aoste et les Pays de Savoie" ed è stata finanziata dal Programma di iniziativa comunitaria INTERREG III Alpi Latine cooperazione transfrontaliera (Alcotra).



Saint-Nicolas, Bruno Domaine, Tipografia Duc, 2008.

Sono foto inusuali, quelle di Bruno Domaine, cartoline da paesaggi di fiaba. Saint-Nicolas, ha catturato più di tutto la sua attenzione: punto di unione tra terra e cielo, dalla sua balconata si ammirano montagne dall’Emilius fino al Monte Bianco, passando dalla Grivola al Gran Paradiso. “Non a caso un adagio locale recita: Sèn Nicolà/ L’a ni tita ni pià, / Mi teteun / L’a todzor devan lo nà / Lo pi dzen di panorama!” (Saint- Nicolas / Non ha testa né piedi, / Ma comunque / Ha sempre davanti al naso / il più bello dei panorami!) - scrive Domaine nell’introduzione. La sua fotografia reinterpreta la realtà, da’ nuova esistenza ai dettagli, fissa istanti di vita, coglie sguardi in profondità. Fotografa da sempre, da almeno trent’anni - con sensibilità e buon gusto - e, sicuramente, con un’ottima attrezzatura. Nelle immagini ci sono dettagli, paesaggi in tutte le stagioni, particolari architettonici, angoli suggestivi di Sant-Nicolas, “un point magique de l’espace valdôtain. Le lieu où souffle l’esprit de la montagne…il y a dans ce paysage entièrement tourné vers le ciel, un détachement des choses de ce monde, une volonté de salut qui subjuguent” (Saint-Loup, 1975). Le sue immagini sono legate ad istanti di vita rurale, al silenzio meditativo che la montagna regala, alla varietà dell’architettura alpina, ai tanti profili che la neve può disegnare, alle vette che bucano cieli sempre diversi, a buffi gatti che spuntano dal nulla. Eleganti quadri che ritraggono frammenti significativi di cultura e di territorio valdostani.



La comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive, Erik Balzaretti e Benedetta Gargiulo, Franco Angeli, 2009.

L’ambiente, fino a pochi anni fa, non faceva audience. Oggi però i temi ambientali attraggono maggiormente, sia i media sia la gente comune, ma anche i politici e le imprese di vari settori. Da un’analisi dello scenario dell’attuale comunicazione ambientale, Erik Bazaretti – uno degli autori – rileva che il tono con cui si trattano questi argomenti sia ancora troppo intriso di paure e di sensi di colpa, troppo apocalittico e catastrofico. Sicuramente la paura e la colpa sono leve efficaci di cambiamento sociale, ma forse ristrutturando il nostro immaginario ci sono altri modi per parlare di ambiente, pensando ad esempio al concetto di sostenibilità. “La costruzione di nuovi immaginari capaci di evocare mondi nuovi o diversi richiede tempi medio-lunghi – dice Balzaretti. La ricerca delle parole per dirlo si concentra normalmente intorno a concetti forti. Una di questi potrebbe essere quello della decrescita felice. Molto importante è l’aggettivo felice”. Il libro inizia trattando l’evoluzione del concetto di comunicazione, dei vari modelli di comunicazione pubblica, degli operatori del settore. Prosegue approfondendo la storia della comunicazione ambientale in Italia, toccando temi quali la sua efficacia e l’analisi delle debolezze comunicative. Non vengono trascurati aspetti pratici legati alla costruzione e alla valutazione di un piano di comunicazione, al green marketing, alle buone pratiche. “La conversione ambientale è ormai un dato assodato – conclude l’autore – il mercato e l’economia hanno iniziato un processo che viaggia verso una sostenibilità, oggi ancora contraddittoria e semplicemente dichiarata, ma che non potrà non crescere e definirsi”.
 
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