Gran Paradis
L’intervista al presidente della Comunità Grand Paradis Bruno Domaine, in carica al momento dell’elaborazione del presente numero, introduce questa monografia dedicata alla comunità del Parco Nazionale.
INTRODUZIONE

a cura di STEFANIA LUSITO
Bruno DomaineLa Comunità montana di cui sei presidente comprende Comuni con peculiarità molto diverse tra loro. Quali ritieni siano i punti di forza dal punto di vista ambientale del territorio interessato?
È vero, il territorio presenta un’estrema eterogeneità: la Comunità Montana comprende 13 comuni con 15.000 abitanti, tra questi ci sono piccole realtà di montagna con paesi di 100 abitanti, ma c’è anche Sarre che conta più di 4000 residenti. La presenza di comuni nel fondovalle e in alta montagna rende difficile da gestire alcuni servizi come quello della raccolta rifiuti.
Stiamo valutando alcune strategie per minimizzare i rifiuti, tra cui l’eventualità del porta a porta sul fondovalle e sistemi più tradizionali nelle altre realtà dove esigenze paesaggistiche e ambientali insieme a quelle turistiche richiedono un’attenzione particolare che potrebbe trovare risposta nell’utilizzo di contenitori seminterrati. Un punto senz’altro di forza del territorio della Comunità Montana Grand Paradis è la presenza del Parco Nazionale, un’attrattiva a livello internazionale di cui beneficia l’intero comprensorio che, insieme ai comuni delle Valli Orco e Soana, è stato connotato come Espace-Grand-Paradis, identificabile attraverso l’adozione di una tipologia unica di cartellonistica stradale. Tuttavia la presenza del Parco con la sua struttura amministrativa decentrata può diventare talvolta un limite di tipo burocratico per le attività della popolazione insediata. Si sta operando per far sì che nel futuro possa esserci una gestione più vicina ai bisogni dei residenti. Sempre dal punto di vista ambientale, il territorio della Comunità all’adret è interessante per una utenza turistica più familiare e meno “alpinistica”.
Ancora in termini di una certa unicità di territorio e in un’ottica di maggiore spendibilità futura dello stesso in termini turistici, abbiamo preso in considerazione l’idea di allargare all’intero territorio, previa valutazione del rapporto costi e benefici concreti, la certificazione ambientale ISO, di cui sono già attualmente precursori i comuni di Rhêmes- Saint-Georges e Saint-Pierre.

Dati essenziali della Comunità, aggiornati al mese di aprile 2010.Quali sono stati invece in questi anni i problemi di carattere ambientale che si sono presentati?
Nonostante gli investimenti ingenti fatti nel passato, i problemi persistono, con l’alluvione del 2000 le vallate laterali hanno subito traumi importanti. La gestione del territorio montano è risaputo sia problematica, l’inverno scorso ad esempio le valli laterali sono state isolate per problemi valanghivi o ancora Valgrisenche è rimasta isolata a causa di una frana e per mesi è stata raggiungibile solo con l’elicottero. Anche la nostra realtà non è esente dal fenomeno dell’abbandono dei terreni agricoli montani dove il bosco spontaneo e l’incolto si riappropriano di porzioni di territorio sempre più importanti con conseguenti problemi idrogeologici, ma anche di spendibilità turistica dei siti. A fare da contraltare la crescente penuria di aree libere nel fondovalle dovuto al costante aumento demografico e di insediamenti produttivi. In merito al mantenimento del territorio è da sottolineare l’importante ruolo che giocano i numerosi Consorzi di Miglioramento Fondiario (più di 40 nel nostro comprensorio) in termini di infrastrutturazione agricola quale per esempio i riordini fondiari, le bonifiche, gli impianti d’irrigazione o la viabilità. Sono forme associative che si basano sul semplice, ma sempre più raro, volontariato e che devono far fronte a incombenze burocratiche sempre più impegnative; la Comunità Montana ha predisposto quindi una interessante struttura dedicata, ormai consolidata e molto apprezzata dal settore, per un servizio di supporto tecnico-amministrativo.

Da quanto tempo sei Presidente della Comunità montana? Cosa vuol dire per te ricoprire questa carica?
Sono in carica dal 2005 e come Sindaco condivido le problematiche della Comunità Montana dal 1995. Interpretare tale ruolo significa mettere insieme le esigenze delle diverse realtà cercando di condensarle in risposte il più possibile condivisibili e utili.

Vista notturna del castello di Sarre.Cosa vedi nel futuro della Comunità montana in termini di sviluppo (potenziamento di agricoltura/turismo/attività produttive) e di gestione del territorio?  
In futuro occorrerà puntare sempre più su forme di associazionismo di comuni - e l’ente Comunità Montana ne costituisce attualmente la maggiore espressione strutturata - nel tentativo di dare migliori risultati nella gestione dei nostri territori montani nelle sue varie declinazioni: arginare l’abbandono delle realtà di alta montagna e governare un fondovalle sempre più affollato. A mio avviso, al di là dei servizi che per legge devono essere gestiti in forma associata vi sono ancora ampi margini di sviluppo e meritano un approfondimento diversi settori che, affrontati collegialmente, potrebbero dare risultati migliori in termini di costo-efficienza. Penso ad esempio a una forma di ufficio tecnico destinato agli appalti e agli espropri, attività complesse e in continua evoluzione che necessitano di profili professionali fortemente specializzati. Anche su altre forme di gestione del territorio si potrebbero sviluppare delle sinergie che potrebbero apportare benefici con manodopera da gestire flessibilmente in varie attività quali la sentieristica , la pulizia delle strade, le aree verdi, gli impianti sciistici, ecc. Insomma, sarà fondamentale saper sempre più agire in maniera aggregata credendo in queste entità sovracomunali, nella misura in cui queste sapranno dimostrarsi sempre più efficienti, come opportunità che, superando vecchie logiche campanilistiche, assurgono ad unico antidoto a spettri non così remoti di accorpamenti di comuni.
   
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