Grand Paradis
Altro elemento che contraddistingue il territorio della Comunità Grand Paradis sono le miniere di Cogne, che hanno avuto in passato un ruolo importante nell’economia della Valle d’Aosta.
LE MINIERE DI COGNE
di GIUSEPPE BÉTHAZ
Le attività legate alle miniere hanno avuto in passato ruoli importanti nell’economia e nel contesto sociale della Valle d'Aosta. In modo particolare nel XX secolo la presenza sul territorio di un importante giacimento di ferro a Cogne, di un giacimento di antracite a La Thuile e la disponibilità di energia idroelettrica hanno portato alla realizzazione di una attività siderurgica a ciclo integrale, la “COGNE”, che ha rappresentato la principale industria valdostana. Nella storia, a partire dall’epoca preromana, l’attività mineraria è stata diffusa sul territorio alpino. I metalli e le pietre necessari alle attività degli abitanti delle vallate alpine erano prodotti localmente e talvolta esportati nelle pianure. Il minerale era estratto con piccole coltivazioni artigianali, seguendo vene e filoni di dimensioni anche molto piccole. Spesso l'attività estrattiva era svolta saltuariamente, nel tempo lasciato libero dal lavoro nei campi ed era quindi vincolata dai ritmi stagionali. I minerali estratti, in genere ferro, rame, piombo, oro, venivano separati con semplici processi di cernita a mano e di pirometallurgia, favorita dalla abbondante disponibilità di carbone di legna. Quando invece si scoprivano risorse minerarie di presunto maggior valore, subentrava il potere statale e spesso “colonizzatori” dal mondo esterno che, pur apportando capitali e nuove tecnologie, utilizzavano soprattutto manodopera delle comunità locali. In Valle d’Aosta se si considerano, oltre le miniere, gli indizi di affioramenti rinvenuti in passato e citate su testi, si contano decine di mineralizzazioni, nella maggior parte dei casi assai modeste. I periodi di maggior interesse per l’attività estrattiva sono il XVIII secolo, in cui si riscoprono le miniere più antiche e si moltiplicano le ricerche di nuove, e il XX secolo. Anche nel territorio della Comunità Montana Grand Paradis sono presenti varie miniere e affioramenti di mineralizzazioni, in particolare di minerali di ferro e rame. Senza dubbio le miniere più importanti sono quelle di magnetite di Cogne, da cui sono stati estratti oltre 10 milioni di tonnellate di minerale di ferro di ottima qualità. In passato furono coltivate, per un elenco non esaustivo, anche miniere di ferro a Orfeuille, sopra Planaval, in Valgrisenche, di argento nella Valeille, in val di Cogne, di piombo in località Rovine- Flassin in territorio di Avise. Se poi si guarda a quelli che vengono citati come indizi di mineralizzazioni l’elenco comprende decine di siti distribuiti su tutto il territorio. Il rapporto uomo-risorse-ambiente nelle vallate alpine ha subito, nell'ultimo secolo, una serie di profonde modificazioni favorite principalmente dalla costruzione delle moderne vie di comunicazione che hanno reso facile e rapido l’interscambio con le aree di pianura nonché gli scambi a livello globale. Con il facilitarsi dei trasporti le risorse minerarie locali hanno perso valore. Attualmente non vi sono più, in Valle d’Aosta, miniere in attività. I segni lasciati dalle attività estrattive sul territorio sono evidenti, in particolare a Cogne, dove la presenza della miniera ha lasciato profonde influenze sul tessuto socioeconomico, sul paesaggio (abbattimento delle foreste, le cui conseguenze sono ancora oggi visibili sulla costa della montagna tra Liconi e Crétaz e nel vallone di Valeille, le varie discariche dello sterile, sotto Colonna e Costa del Pino e tra il capoluogo e Crétaz) e anche sotto l’aspetto urbanistico. Le installazioni della nazionale Cogne occupano la zona sulla sponda destra del torrente sul fianco meridionale del monte Creya. La miniera, con la direzione e i servizi annessi, occupava varie centinaia di persone, con un massimo di circa 1000 (su una popolazione residente di 1800 circa) negli anni ‘40 e ancora 628 persone nel 1966. Essa è stata fondamentale per la vita locale: negli anni ‘60 il 57% della popolazione attiva di Cogne e il 72% degli uomini lavoravano in miniera; i tre quarti delle famiglie contavano almeno un operaio alla Cogne. La miniera ha cessato la sua attività nel 1979 e ciò ha richiesto di trovare delle soluzioni per sostituire una attività essenziale che aveva creato un forte incremento demografico. La soluzione è stata trovata nello sviluppo turistico. Cogne è infatti da lungo tempo un importante centro di turismo alpino che da questo punto di vista ha però sofferto della presenza dell’attività mineraria in quanto negli anni di maggior sviluppo di questa il turismo era stato relegato in secondo piano.

Le miniere di Cogne
Non si sa se i Salassi e i Romani conoscessero il giacimento di magnetite di Cogne. Il popolo dei Salassi era comunque esperto nell'arte di estrarre i minerali e lavorare i metalli, in particolare l’oro e gli stessi Romani erano interessati alle risorse minerarie. Nell'antichità le più agevoli vie di transito per la valle di Cogne erano i numerosi valichi che la collegano alle vallate di Saint-Marcel, Champorcher, Champdepraz e Val Soana: è quindi verosimile che chi percorreva quegli alti itinerari scorgesse l'ammasso grigio metallico del giacimento affiorante nei verdi pascoli del vallone di Liconi. Risale al 1433 il più antico documento conosciuto in cui si citano le miniere di ferro di Cogne. Nel XVI e XVII secolo i lavori di estrazione e di fusione furono eseguiti, secondo le concessioni del vescovo, signore di Cogne, da imprenditori ora locali ora forestieri, questi ultimi spesso osteggiati dagli abitanti di Cogne. Grossi problemi ostacolavano però i lavori: l'abbattimento era eseguito a cielo aperto e limitato alla bella stagione; il trasporto dalla miniera al fondovalle di Cogne, su quasi mille metri di dislivello, era eseguito con slittoni: la lavorazione del ferro richiedeva grandi quantità di legname per la riduzione del minerale. L'abbattimento delle foreste non solo depauperava un patrimonio importante e lento a riprodursi, ma era anche causa di frane e valanghe; perciò a partire dal 1528 una serie di editti fissò restrizioni e divieti. Grandi quantità di minerale dovettero quindi essere 21 portate fuori dal territorio di Cogne per venire lavorate. Da Cogne a Aymavilles esisteva solamente uno stretto sentiero per cui il trasporto doveva essere eseguito con muli. Vescovo (Signore di Cogne) e comunità di Cogne si dividevano, non sempre pacificamente, oneri e proventi della miniera e della lavorazione del ferro, finché nel 1679 il vescovo vendette le miniere al comune di Cogne: da tale atto trae origine il diritto del comune sulle miniere. Diventati soli proprietari, gli abitanti di Cogne non capirono che estrazione, trasporto, lavorazione e vendita del ferro non potevano essere lasciati alle iniziative contingenti di singoli, ma che richiedevano un concorso disciplinato di energie: si ebbe invece una caotica "corsa al ferro". Questo insostenibile stato di cose ebbe come conseguenza il quasi totale abbandono dell'attività. A ridare vita alla miniera fu, agli inizi dell'800, il dottor César Grappein. Nato a Cogne, egli compì gli studi di medicina e di filosofia a Torino e tornato al paese natale ne divenne sindaco. Egli sapeva che per sfruttare adeguatamente la miniera sarebbero occorsi ingenti capitali e poiché a Cogne questi non esistevano risolse il problema sostituendoli con le forze coordinate di tutti gli abitanti. Il primo problema da risolvere era quello dei trasporti. Con il contributo di tutti, sotto forma di corvées, venne costruita una strada carrettabile da Cogne a Vieyes. Fu riorganizzato il lavoro nella miniera:
• nel periodo invernale la giunta municipale prendeva contatti con gli industriali interessati al minerale per stabilire quanto estrarne;
• sulla base di questi dati veniva fissato il numero di operai necessari, reclutati tra la popolazione locale, per estrazione e trasporto fino al deposito;
• con la scomparsa della neve si iniziavano i lavori con durata di 70-100 giorni;
• il minerale portato al deposito veniva pesato ed il trasporto a Vieyes era diviso in quote uguali tra gli abitanti del comune, uomini, donne e bambini che risultavano viventi il primo giorno dell'anno. Ogni famiglia procedeva al trasporto, con carri, della quota che le spettava; chi non ce la faceva cedeva il suo lotto ad altri e il ricavato veniva diviso a metà.
Questo sistema di cooperazione duro circa vent'anni e apportò immensi benefici a tutta la popolazione. La validità dell'organizzazione però diede anche un grande impulso all'attività dei forni della Valle d'Aosta, tanto che ad un certo punto il comune non fu più in grado di fare fronte a tutta la richiesta poiché estrazione e trasporto erano monopolizzati dalla popolazione di Cogne e avevano quindi un limite fisso nel numero e nell'efficienza di questa. Gli industriali protestarono per far cessare il regime di monopolio e sorsero vivaci dissidi anche tra gli stessi abitanti di Cogne. Nel frattempo l'industria siderurgica era entrata in crisi e quindi la richiesta di minerale era crollata. Il Comune di Cogne cercò di dare in gestione la miniera ad imprenditori esterni: i tentativi ebbero scarso successo e la miniera restò in stato di abbandono fino al 1898 quando il giacimento venne affittato ad un imprenditore belga che nel 1906 acquistò dal comune, per una cifra modesta, tutti i diritti. Nel 1909 venne costituita la società anonima Miniere di Cogne e si iniziò il passaggio dallo sfruttamento a scala artigianale a quello di tipo industriale. Vennero condotti studi, rilevamenti magnetometrici, scavi di gallerie, per stabilire la cubatura del giacimento, che venne stimata in almeno cinque-dieci milioni di tonnellate di minerale. Il problema del trasporto del minerale da Cogne ad Aosta fu oggetto di particolare attenzione e si optò per un sistema di trasporto misto, mantenuto fino alla cessazione dell'attività: una prima teleferica collegava la miniera agli impianti di Cogne; da qui una ferrovia lunga circa 12 chilometri, di cui oltre 7 in galleria, serviva per il trasporto fino ad Acque Fredde. Quindi una seconda teleferica trasportava il minerale agli impianti siderurgici di Aosta. In questi stessi anni venne edificato il cantiere di Colonna, che oltre gli impianti e servizi della miniera ospitava, a diretto contatto con il sotterraneo, confortevoli alloggi per il personale. A Cogne i lavori di estrazione si svolgevano ormai in sotterraneo, con sistemi di coltivazione che via via si adattavano alla forma del giacimento e alla possibilità di aumentare la meccanizzazione. Nel 1940 vennero estratte 350 mila tonnellate di minerale e il personale impiegato alle miniere superò le mille unità. Il cantiere di Colonna venne abbandonato negli anni ’60 e i servizi della miniera vennero spostati a Costa del Pino. La produzione annua si mantenne costantemente nell'ordine delle 350 mila tonnellate fino agli inizi degli anni ’60, poi iniziò a diminuire gradualmente. Nel 1975 la produzione fu ancora di 180 mila tonnellate con 250 unità impiegate ma la crisi che coinvolse, a livello mondiale, l'industria di produzione dell'acciaio e che portò alla chiusura di molte miniere non risparmiò quella di Cogne: nel 1979 cessò l'attività.



Note bibliografiche:

• Le miniere di magnetite di Cogne, G. Béthaz, Rev. Valdôtaine d’Histoire Naturelle – 41; 149, 1987.
• Inventario delle mineralizzazioni a magnetite, ferro-rame e manganese nel complesso piemontese dei calcescisti con pietre verdi in Valle d’Aosta, P. Castello, Ofioliti 6(1), 5-46, 1981.
• Le Val d’Aoste Tradition et Renouveau, B. Janin, Musumeci, 1991.
• Le antiche miniere della Valle d’Aosta, C. Lorenzini, Musumeci, 1995.
   
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