Gran Paradis
Il ritorno del lupo in Valle d’Aosta ha permesso la realizzazione di un progetto didattico dedicato alle istituzioni scolastiche della regione, con l’obiettivo principale di sensibilizzare i bambini e i ragazzi al valore ecologico del ritorno dei grandi predatori.
NON PUOI INSEGNARE AL LUPO COME SI VIVE NELLA FORESTA...
di CECILIA LAZZAROTTO
Il lupo è tornato in Valle d’Aosta, e di conseguenza il Parco Nazionale del Gran Paradiso ha ritrovato un equilibrio ecologico, in quanto l’animale è un elemento molto importante per il climax di un ecosistema: esso si trova al vertice della catena alimentare e questo significa che rappresenta un indicatore di sostanziale integrità ambientale, operando una selezione sulle popolazioni di prede. Il lupo, Canis lupus, è il progenitore del cane domestico (Canis lupus familiaris). La corporatura del lupo appare snella e robusta con arti relativamente lunghi, torace possente, fianchi stretti, testa ampia, muso ampio e appuntito, collo corto e robusto. La colorazione del pelo è molto variabile; nel lupo che vive in Italia prevale un colore grigio-fulvo, con tonalità che tendono al marronerossiccio. Questo carnivoro ha i sensi, vista ed olfatto, molto sviluppati ma allo stesso tempo soffre di miopia ed è daltonico, per questo non distingue perfettamente i dettagli, i rilievi e i colori. Il lupo tende a preferire habitat di alta quota, costituiti da zone montane ricche di foreste, relativamente intatte ed immuni da interferenze antropiche. Naturalmente la presenza di prede rappresenta una delle motivazioni principali per cui il lupo decide di colonizzare un certo territorio. L’uomo ha comunque ridotto notevolmente l’areale di distribuzione del lupo, attraverso la distruzione degli habitat naturali. Pur adattandosi a vivere in biotopi diversi, il comportamento del lupo e la sua vita sociale rimangono sostanzialmente gli stessi a qualunque latitudine. Il lupo ha un’organizzazione sociale complessa e molto definita. Vivere in branco è fondamentale. Nel branco è presente la coppia alfa che è al vertice della gerarchia e decide tutto all’interno del branco, dalla caccia agli spostamenti, alla difesa del territorio fino alla riproduzione, affermando costantemente la propria autorità; è seguita da tutti gli altri componenti del branco, fino ad arrivare al maschio omega, che piuttosto che vivere da solo sopporta di essere sottomesso da tutti i componenti del branco. Per ottenere informazioni sulla presenza del lupo vengono utilizzate diverse tecniche di monitoraggio a seguito di rilevamenti di segni della presenza dell’animale. Tecniche con metodi naturalistici, che non prevedono un contatto diretto con l’animale, come: rilevare le tracce sulla neve (snow-tracking); l’emissione di ululati per rilevare la presenza di individui sul territorio (wolf-howling); la raccolta di segni biologici (scat-trail); l'analisi della dieta, monitorando nel caso del lupo le prede selvatiche. Le tecniche invasive, invece, implicano la cattura e la marcatura degli individui e quindi il contatto diretto con l’animale, che può essere poi seguito a distanza (radio- tracking). Ma da quanto tempo vive nei nostri territori il lupo? In Italia negli anni Settanta la persecuzione antropica portò il lupo ormai sulla soglia della completa estinzione, era presente solo nelle aree più remote e selvatiche dell’Appennino centromeridionale e dell’areale tirrenico. Il trend negativo si è arrestato alla fine di quegli anni e da allora il lupo è in lenta ripresa. In Valle d’Aosta la prima fonte storica che parla esplicitamente di lupi risale al 1544. All'epoca era diffusa la credenza che alcuni esseri umani potessero trasformarsi in lupo e le autorità religiose condannarono per eresia Nicole Ausermeys de feu Antoine, di Fornelles di Arnad (Bessi, 1998). Le ultime tre segnalazioni di lupi in Valle d’Aosta 15 risalgono al 1862. Dagli ultimi decenni del 1800 il lupo ha continuato a sopravvivere in Valle d'Aosta solo sotto forma di toponimi, detti, leggende, cronache storiche e antiche trappole per catturarlo. I nomi di alcune località testimoniano l'antica presenza del lupo: Wolfbode (piana dei lupi) a Gressoney-Saint-Jean, Col du Loup, a 2372 m. s.l.m. tra la Valle del Lys ed il Piemonte, Bora du loup a Lillianes e Covalou ad Antey- Saint-André. Numerosi sono i proverbi che hanno come protagonista il lupo e i suoi comportamenti: “les loups ne se mangent pas entre eux”, “La fau a tchatza lo lu dou bohk” (la fame spinge il lupo fuori dal bosco). In Valle d'Aosta, in alcune radure delle foreste, sono tuttora rintracciabili le vestigia delle cosiddette “fosse lupine”, trappole in muratura a secco realizzate sull'esempio dei cacciatori svizzeri che le ritenevano molto efficaci. Alcune di queste antiche trappole si trovano ancora in buone condizioni a Saint-Vincent, Donnas e Pontey, mute testimonianze della guerra contro il lupo condotta dall'uomo. I lupi in Valle d'Aosta sono tornati nei primi anni del XXI secolo, dapprima nella Valle del Gran San Bernardo e successivamente nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. A partire dagli anni Cinquanta è stato possibile un naturale ritorno del lupo sulle Alpi, grazie all’abbandono da parte dell’uomo delle vallate alpine. La riduzione della pressione antropica ha permesso alle foreste di ampliarsi, favorendo il ripristino di habitat idonei sia al lupo che alle sue prede primarie come il capriolo. Il lupo ha ricominciato a ripopolare l’arco alpino partendo dall’Appennino centrale Abruzzo e Toscana, risalendo la dorsale fino alla Liguria, per arrivare successivamente sulle Alpi Marittime francesi e italiane (Parco Nazionale del Mercantour- Parco Naturale delle I disegni che illustrano questo articolo sono stati realizzati dai ragazzi delle istituzioni scolastiche valdostane nell’ambito del progetto “Lupo e biodiversità”.Alpi Marittime). I lupi presenti in Valle d’Aosta hanno risalito le Alpi francesi e le Alpi svizzere per scendere nella nostra regione dalla Valle del Gran San Bernardo. Si sono stabiliti così in alcune zone del Parco Nazionale Gran Paradiso, dove si trova una grande disponibilità di prede e gli interventi umani sono limitati. “Le prime osservazioni confermate nel Parco Nazionale del Gran Paradiso si sono avute nell’inverno 2005-2006” (Von Hardemberg, 2008). Il ritorno del lupo in Valle d’Aosta ha permesso la realizzazione di un progetto didattico dedicato alle istituzioni scolastiche della regione. Il progetto “Lupo e Biodiversità”, realizzato per l’anno scolastico 2008-2009, nasce da una collaborazione tra la Regione Autonoma Valle d’Aosta e il Parco Nazionale Gran Paradiso, con l’obiettivo principale di sensibilizzare i bambini e i ragazzi al valore ecologico del ritorno dei grandi predatori, in particolare del lupo, nelle aree naturali e con l’obiettivo secondario di far comprendere loro l’importanza della conservazione della biodiversità. È stato elaborato dalla dottoressa Claretta Christille per conto della Regione Autonoma Valle d'Aosta - Servizio Aree Protette e dalla dottoressa Cristina Del Corso dell’Ente Parco Nazionale Gran Paradiso, con la collaborazione dell’Università della Valle d’Aosta. Il progetto è stato organizzato in quattro fasi. È stata inizialmente elaborata una dispensa didattica per gli insegnanti, fornendo loro materiale utile per svolgere le attività correlate al progetto. In seguito sono stati svolti tre incontri di formazione e co-progettazione con gli insegnanti, in preparazione alle attività che si sarebbero realizzate. La terza fase è stata caratterizzata dal lavoro con le classi; sono state svolte in ogni classe due lezioni in aula con un operatore del Parco e due uscite sul campo con un guardaparco, reciprocamente alternate. Infine è stato svolto un lavoro di elaborazione dei dati. Per valutare l’efficacia del progetto il PNGP ha proposto due questionari, uno di ingresso e uno al termine dell’offerta formativa. È stato calcolato per ogni bambino com’è variato il suo approccio al lupo e alle dinamiche ecologiche, in termini di numero di risposte esatte iniziali / numero di risposte esatte finali. L’osservazione diretta sul campo e l’analisi dei questionari ci confortano su un punto: il primo obiettivo del progetto didattico “Lupo e Biodiversità” è stato raggiunto. Gli alunni di scuola primaria hanno sicuramente modificato le proprie opinioni e i propri pregiudizi nei confronti del lupo. Sebbene il progetto didattico nella sua forma attuale sembri più efficace con i bambini del secondo ciclo della scuola primaria, rispetto a quelli del primo ciclo, complessivamente esso raggiunge il suo obiettivo fondamentale. D’altro canto però l’analisi dei questionari rivela una certa difficoltà da parte degli alunni ad afferrare alcuni passaggi chiave del progetto, in particolare il concetto di biodiversità che richiede l’abbandono di una visione antropocentrica “forte” per passare ad una visione più biocentrica. I bambini dei due cicli scolastici, pur avendo migliorato le proprie conoscenze sul lupo non hanno sviluppato alcuna visione realmente biocentrica dei temi trattati. Ad esempio, per la maggior parte dei bambini il lupo non è cattivo soprattutto perché non mangia o non attacca l’uomo. È l’uomo ancora fortemente al centro dell’interesse dei bambini che stentano ad allargare lo sguardo per comprendere il vero ruolo ecologico del lupo e dei grandi predatori e quindi della necessità assoluta di proteggerli affinché un ecosistema raggiunga il suo equilibrio. Dai disegni appare chiaro che i bambini hanno acquisito conoscenze sulla morfologia, sulle prede e sull’habitat preferiti dal lupo. Questo sicuramente è un risultato positivo non direttamente richiesto dal progetto didattico, ma a nostro avviso molto significativo in quanto avvalora le potenzialità euristiche del progetto stesso. 
 

Note bibliografiche:

• Il lupo e la zootecnia, B. Bassano, Voci del parco. 2: 9-10, 2008
• C’era una volta… il lupo, R. Bessi, Musumeci, 1998
• Il lupo. Elementi di biologia, gestione, ricerca, P. Ciucci, L. Boitani, Istituto Nazionale della Fauna, 1998
• From the Apennines to the Alps: colonization genetics of the naturally expanding Italian wolf (Canis lupus) population, Molecular Ecology. 16: 1661-1671, E. Fabbri et alii, Blackwell Publishing Ltd., 2007
• La biologia del lupo, A. Gazzola, Voci del parco. 2: 4-6, 2008
• Analisi storica e situazione attuale della presenza del lupo (canis lupus) in Val Susa (provincia di Torino), L. Giunti, Università degli Studi di Torino; Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali. Tesi di Laurea in Ecologia, 2005
• Il lupo e la biodiversità, R. Viterbi, Voci del parco. 2: 7-8, 2008
• La Creazione, Wilson E.O., Adelphi, 2008
• Le loup, M. Dupérat, Artémis, 2005



IL LUNGO VIAGGIO DEL LUPO

Il lupo è un animale che affascina e ciò ha favorito la veicolazione delle conoscenze attraverso l’istintiva biofilia dei bambini per gli animali selvatici. Con le scuole primarie abbiamo così introdotto l’argomento con una “Favola del lupo”, un breve racconto realizzato in collaborazione con la dottoressa Christille.

Pioveva, pioveva tanto quel giorno ad Orvieille. Wook se ne stava rannicchiato al tepore del corpo materno, guardando i grossi goccioloni che cadevano uno dopo l'altro. Avrebbe voluto correre e giocare con la sua sorellina, ma lei proprio non ne voleva sapere e continuava a sonnecchiare tranquilla. Lui aveva troppa paura di avventurarsi da solo, era ancora troppo piccolo e inoltre il suo papà gli aveva proibito di farlo: non c'era altro da fare! Avrebbe dovuto attendere il ritorno del padre “Ma perché poi? Anche lui come la mamma vorrà dormire, dopo aver cacciato tutta la notte!” pensò. Finalmente, dopo un tempo per Wook infinito, ecco arrivare il suo papà, un bel lupo dal pelo color marrone grigiastro, il collo corto e tozzo e le orecchie erette; la sua testa, già larga, sembrava ancora più grande per via del folto e lungo pelo che gli contornava le guance. A Wook bastò uno sguardo per capire che non ci sarebbero stati giochi entusiasmanti sotto la pioggia. Decise così di soddisfare le sue curiosità:
“Papà, papà!”, chiese Wook.
“Dimmi Wook, cosa succede?”.
“Papà, ma come mai abitiamo qui? Perché proprio a Orvieille?”. E fu così che il vecchio lupo iniziò a raccontare la lunga storia
della loro famiglia, una storia lunga, lunga più di quarant’anni. “Caro Wook, devi sapere che molto tempo fa noi lupi abitavamo in quasi tutto il territorio italiano. C'erano grandi boschi allora, con nascondigli perfetti e tanto cibo per tutti, ma non eravamo soli! L'uomo, con le sue attività, le sue guerre e le conseguenti carestie ci ha sempre visti come animali scomodi, pericolosi e da abbattere. La convivenza con l'uomo divenne ben presto impossibile, gli alberi dei boschi venivano tagliati per la realizzazione di pascoli e coltivi, i nostri nascondigli venivano distrutti e coloro di noi che, spinti dalla fame, si avvicinavano alle greggi finivano uccisi nei peggiori dei modi. Si scatenò una vera e propria caccia al lupo, fomentata dai racconti fantasiosi degli anziani e dei bracconieri. Pochi lupi riuscirono a sopravvivere, qualche decina di individui nascosti sugli Appennini, nel centro e nel sud dell’Italia, lontano dagli uomini. Negli anni '80 qualche lupo coraggioso, decise di abbandonare il suo branco per cercare un nuovo territorio, un po' come ho fatto io prima di arrivare qui in Valle d'Aosta. Qualcuno riuscì a trovare un luogo adatto sui monti tra Toscana ed Emilia”.
Un po' di tristezza velava gli occhi del vecchio lupo, i ricordi si susseguivano nella sua testa: molto tempo fa era stato suo padre a raccontagli questa storia e ora lui avrebbe dovuto insegnare a suo figlio i pericoli della vita, il pericolo dell'uomo. Wook si accorse dell'esitazione e disse:
“Papà, mi piace questa storia, continua!”.
“Certo piccolo” rispose il lupo. “Allora? dove ero rimasto? Ah si, in Toscana. Beh, come ti dicevo, non tutti i lupi stanno con il loro branco, ce n'è sempre qualcuno che per voglia, necessità e coraggio decide di andare alla ricerca di nuovi spazi, nuovi territori, nuovi amici e fu così che qualcuno continuò a spostarsi, fino ad arrivare in Liguria, e poi fino in Francia, nel Parco Nazionale del Mercantour”.
“Ma questo è successo tanto
tempo fa papà?!”, chiese Wook concitato.
“Beh, tuo nonno era piccolo, siamo all'inizio degli anni ‘90! Un vecchio amico del nonno mi raccontò che l'uomo si stupì molto dell'impresa di questi lupi coraggiosi”.
“E perché?” chiese Wook . “Perché era una strada molto difficile, non era come qui, con prati e boschi, ma c'erano strade e ferrovie, e per questi lupi era difficile sopravvivere se arrivavano quelle grosse scatole di ferro con un rumore assordante!”. “Scatole di ferro ?!” . “Si”, rispose il vecchio lupo, “credo le chiamino treni o qualcosa del genere”. Un dubbio feroce attraversò la mente di Wook: “Ma papà”, 17 chiese, “l'uomo continua a cacciarci e ad ucciderci?”.
“Beh”, rispose il vecchio lupo, “non è così semplice rispondere a questa domanda. Alcuni uomini continuano a cacciarci, ma ce ne sono altri che lavorano per proteggerci. A questo scopo pensa che l'uomo ha inserito il lupo nella lista delle specie protette in tutta Europa!”.
“Cosa vuol dire?”.
“Significa, che non ci possono cacciare e che faranno di tutto per non farci andare via, e ci lasceranno in pace. Però nonostante tutto continuiamo a scappare dall'uomo, sai Wook, dopo quello che è successo in passato è meglio non fidarsi troppo. Anche qui in Valle d'Aosta in passato la vita non era facile, alcuni nostri antenati venivano catturati nelle fosse lupine, grossi buchi costruiti dall'uomo, e poi venivano uccisi. Però adesso anche qui ci proteggono e nel Parco soprattutto”.
“E' per questo che siamo qui? Papà, mi racconti come hai scelto questo posto? La mamma dove l'hai conosciuta?” chiese Wook. “Caro Wook, anch'io mi sono allontanato dal mio branco” rispose il vecchio.
“Quindi anche tu sei un lupo coraggioso, come quelli del passato?” chiese nuovamente Wook.
“Diciamo di sì” rispose il padre “E così lasciando la mia famiglia ho trovato il paese di Cogne. Rispondeva a tutto quello che avevo sempre cercato, prati e boschi dove vivere e possibilità di mangiare. Mi mancava solo un branco con cui stare. Vagavo in queste splendide vallate verdi, che d'inverno si trasformano in uno splendido tappeto candido di neve. Vagavo alla ricerca di qualcuno, sai? Un lupo da solo non è nessuno! Non possiamo vivere da soli noi lupi, è il branco che fa la nostra forza. Il giorno in cui incontrai la mamma lo ricordo come fosse ieri! Era così bella e fiera! Anche lei si era staccata dal suo branco e nel suo errare aveva trovato a Cogne il posto ideale in cui vivere. Così abbiamo cominciato a vivere insieme, ed insieme abbiamo imparato a conoscere le valli del Gran Paradiso. Abbiamo girato tutta la valle di Cogne, ma spinti dal desiderio di esplorare ancora siamo arrivati nella Valsavarenche, la valle più selvaggia del Parco, ricca di boschi e nascondigli e di tanti camosci e stambecchi da mangiare. Ci siamo stabiliti qui ad Orvieille e poi siete arrivati tu e Lala. E adesso dopo quasi un secolo il Parco del Gran Paradiso ha di nuovo un branco di lupi. La nostra vita non sarà facile, come non lo è stata per i nostri antenati. L’uomo continuerà forse ad avere paura di noi, non sapendo che è maggiore il nostro spavento quando lo sentiamo arrivare, ma ce ne sarà qualcuno, mi auguro, che ci rispetterà e ci conoscerà per ciò che siamo”. Concluse il vecchio lupo.
“ E cosa siamo papà?” chiese Wook.
“Siamo lupi, siamo animali selvatici e quindi abbiamo bisogno di grandi spazi dove stare, dobbiamo mangiare carne per vivere e questo significa che per la nostra sopravvivenza qualche altro animale sarà cacciato e dovrà morire; questo non è giusto o sbagliato, è solo naturale, noi siamo parte del grande disegno della natura e il nostro ruolo è fondamentale nel continuo ciclo della vita. Infine, caro Wook, siamo esseri viventi e abbiamo il diritto di vivere e di essere felici”.
Wook osservava suo padre, non aveva capito proprio tutto, ma non era importante, sarebbe arrivato a comprendere il significato profondo di quelle parole.
“Mi è piaciuta questa storia, anch'io da grande forse sarò coraggioso come te e la mamma e spero di continuare a stare in un posto bello come questo, in cui vivere felice!”.
   
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