Grand Paradis
LA CAVE DES ONZE COMMUNES
di MASSIMO BELLOCCHIA E STEFANIA LUSITO
La viticoltura arriva in Valle d’Aosta con tutta probabilità, nel primo secolo dopo Cristo, al seguito delle legioni romane in transito per la conquista delle Gallie. È quindi possibile che sia arrivata anche ad Aymavilles per questa via, considerando che il sito era insediamento stabile e vi erano consistenti investimenti strutturali per l’agricoltura (acquedotto e ponte di Pondel). In Valle d’Aosta, 500 ettari totali sono destinati a vigna e di questi il 60% si trova in montagna e il 35% in collina. I vigneti valdostani – i più alti d’Europa - producono vini degni di nota, segnalati al di fuori dei confini regionali. Il comune di Aymavilles ospita attualmente la maggiore concentrazione produttiva vitivinicola con ben 5 aziende di trasformazione e di imbottigliamento sul suo territorio. Due di queste, la “Cave des Onze Communes” e “Les Crêtes” rappresentano nel loro insieme il 33% dell’intera produzione regionale. Anche il paesaggio del comune è notevolmente cambiato nell’arco degli ultimi 15 anni, assumendo una connotazione viticola importante, oltre che di notevole impatto visivo. La Cave des Onze Communes nasce come idea nella seconda metà degli anni 80, dalla volontà di tanti piccoli e appassionati viticoltori di mettersi insieme per valorizzare il territorio ed i suoi prodotti, dando lustro ad una forte vocazione vitivinicola fino ad allora inespressa o espressa in maniera incompleta. La prima vendemmia effettuata in maniera collettiva è quella del 1990 ed è il frutto del raccolto di circa 90 associati che complessivamente producono poco meno di 900 quintali di uva. I suoi vigneti, collocati in undici comuni (Quart, Saint-Christophe, Aosta, Sarre, Saint-Pierre, Villeneuve, Introd, Aymavilles, Jovençan, Gressan e Charvensod), coprono una superficie di circa 57 ettari, lavorati da circa 230 soci conferitori, e permettono alla cooperativa di produrre ogni anno più di 430 mila bottiglie. Il legame dell’azienda con il territorio è strettissimo; oltre il 93% della sua produzione viene venduta in Valle d’Aosta. Per quanto concerne la diversificazione produttiva, l’86% riguarda vini a D.O.C. ed il 14% vini generici. Il 50% dell’uva raccolta proviene da varietà autoctone locali. I vini rossi/rosati, costituiscono il 78% della produzione annuale, contro il 22% dei bianchi. In totale la gamma produttiva si compone di 21 etichette di cui 17 vini D.O.C. e 4 vini generici. È interessante infine sottolineare la crescita che la Cave ha sostenuto in termini di incremento delle superfici agricole destinate a vigneto a denominazione di origine nel corso degli anni, fino ad oggi. Ad esempio nella vendemmia del 1990 con una superficie D.O.C. di 7.50 ettari, sono stati raccolti 309 quintali di uva D.O.C per arrivare nel 2009, con una superficie D.O.C di 49.20 ettari a 3987 quintali uva D.O.C. raccolti. La Cave produce il famoso Torrette, il vino DOC oggi maggiormente prodotto e conosciuto in Valle ottenuto dal vitigno autoctono Petit Rouge, un vino dal sapore secco e asciutto, il cui aroma si arricchisce con l’affinamento in legno, di note organolettiche di spezie e di vaniglia (Torrette Supérieur). Del Torrette valdostano ne parla già Lorenzo Francesco Gatta nel suo “Saggio sulle viti e sui vini della Valle d’Aosta” del 1838, un libro di rilevante importanza agronomica-scientifica, in cui vengono descritti i 40 vitigni allora presenti in Valle – oggi sono scesi a tredici - introvabili nei versanti confinanti delle Alpi: “Questi vigneti quasi adusti, che mostransi intristiti, tisicucci, e colle foglie assai piccole, avvegnaché conservino i loro speciali caratteri, sono il picciourouzo (il petit-rouge, n.d.r.), il mayoletto, e qualche gambo di grosrouzo. I loro grappoli, neri e polverosi, o radono il terreno, o vi stanno sopra distesi: gli acini di cui una gran parte è molto appassita, riduconsi anch’essi a metà della loro grossezza ordinaria, contengono una polpa densa, sciropposa, dolcissima; e danno un vino, che può annoverarsi tra i migliori d’Italia. (…) Il Torrette è un vino vermiglio, gentile odoroso, polputo, morbido, che ha molto spirito”. Da circa nove anni la Cave sceglie di produrre – a fianco dei classici Torrette e Torrette Superiore – anche il Torrette con uve bio. Richiesto maggiormente dal mercato tedesco, svizzero e più in generale dal Nord Europa, il primo vino bio targato Valle d’Aosta nasce nei comuni di Saint- Pierre e Saint-Christophe, sulla sinistra orografica della Dora Baltea, a 750 metri di altitudine, su terreni molto sciolti. Oltre al Torrette nelle sue varie tipologie vengono imbottigliati altri sette rossi DOC: il Fumin, vino dal colore intenso, il Petit Rouge, il Pinot Noir, il Gamay, il Rosé, ottenuto da uve Petit Rouge e Pinot Noir, il Cornalin e il Mayolet. Tra i vini bianchi troviamo il Müller Thurgau, Petite Arvine, Chardonnay e Pinot Gris. Inoltre ci sono vini da tavola come il Rouge Bouquetin e il Blanc Perdrix. Dal 2002 è in produzione anche il Châpiteau, una vendemmia tardiva a base Chardonnay, e dal 2009 un passito con uve Moscato bianco. Dal 1993 la Cave des Onze Communes è anche distilleria e vengono prodotte cinque grappe monovitigno (Müller, Torrette, Pinot Noir, Petit Rouge e Gamay). Presso la sede della Cooperativa è operativo un caratteristico punto vendita, annesso al quale vi è un piccolo museo dell’arte vitivinicola locale, con vecchi alambicchi, barilotti rettangolari per il trasporto su slitta, solforatori d’epoca e diverse botti da invecchiamento di fine ottocento.
   
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