TERRITOIRE DE TOUS
Una sintesi sull’iniziativa di un Piano Strategico per la Città di Aosta.
GUARDARE AL FUTURO
di Alex Fubini
Premessa

La città di Aosta vista dall’alto.Il Consiglio Comunale di Aosta, anche a seguito di precedenti iniziative pubbliche, discussioni interne all’Amministrazione e dibattiti, ha recentemente adottato una delibera che, anche sul modello di analoghe esperienze in Italia e all’estero, dà sostanzialmente avvio alla formazione di un Piano Strategico della Città.
È un’iniziativa nuova, che di fatto tende a proiettare la capacità di elaborazione progettuale della comunità locale dalla operatività immediata e quotidiana al livello della visione di un futuro desiderabile.
Questo futuro è fatto di possibili scenari perseguibili attraverso progetti realistici, condivisi e sostenuti da soggetti, economici, sociali e istituzionali che ne condividano le finalità e se ne assumano, ciascuno per le parti di competenza, l’onere realizzativo.
In un ambiente socio-economico e territoriale dotato di benessere diffuso, fornito di mezzi, ricco di risorse territoriali e ambientali, un piano strategico può rappresentare l’occasione per una riflessione collettiva sia sulle opportunità e i punti di forza che possono aiutare a perseguire e conseguire il futuro desiderato, sia sulle debolezze, sulle minacce incombenti e sulle difficoltà che si frappongono rispetto ai risultati attesi.
Attributo fondamentale di un’iniziativa di questo genere è la massima capacità di coinvolgimento, di attivazione e di responsabilità dei soggetti coinvolti.
C’è da chiedersi fino a che punto la comunità aostana, ma non solo, sia in grado di partecipare attivamente a una iniziativa che ha come scopo fondamentale quello di animare un dibattito sul futuro della Città.

Un’apertura verso un futuro desiderato

Aosta.Questo tipo di piano, che è cosa assai diversa da un piano urbanistico, è infatti un'iniziativa essenzialmente rivolta al domani della Città, è un elemento di una strategia più complessiva volta a ridefinire non solo l’immagine, ma anche il ruolo e le prospettive di sviluppo e di trasformazione di una Città che sta cambiando pelle, e che intende impegnarsi nella ricostruzione della propria identità, in ciò spinta anche da una serie di interventi che occorre affrontare preventivamente in modo da giungere a esiti desiderabili e consensuali.
Perché un Piano Strategico per Aosta? La risposta più semplice e immediata discende da poche domande non semplici che inducono riflessioni:
• Come sarà Aosta tra 10-15 anni?
• Quale sarà la base economica di Aosta e del suo territorio e della Plaine?
• Come vivranno i nostri figli e di che cosa vivranno?
• Chi vivrà ad Aosta e come vivrà?
• Quale potrà essere il potenziale di Aosta in relazione alle trasformazioni dell’economia regionale, dello sviluppo delle trasformazioni che stanno già avvenendo, anche in relazione alle economie dei territori regionali confinanti?

Solo partendo da queste prime riflessioni emerge l’opportunità e la necessità di definire una proposta di sviluppo locale che si inquadri in una prospettiva di più lungo termine, in grado di indirizzare le politiche urbane dentro una visione strategica.

Con il piano strategico l’intento è quello di sollecitare un approccio condiviso alle scelte importanti della Città.
Un piano strategico rappresenta un’occasione per indurre la Città a rivolgersi un po’ a se stessa, a riflettere su di sé e sul suo possibile sviluppo.
È vero, in questi anni molto è stato fatto per migliorare la situazione locale e colmare deficit che erano stati accumulati in periodi nei quali le politiche della Regione guardavano al di fuori, nel territorio esterno, con interventi rivolti ai diversi settori considerati importanti per l’economia regionale.
Ma se consideriamo per esempio gli interventi attuati finora, soprattutto con il programma di Aosta Capoluogo, si potrà constatare come si sia trattato soprattutto di potenziamenti locali, utili e spesso necessari, ma inevitabilmente rivolti alla Città che esiste. Poco è stato fatto pensando a un futuro più lontano, quello che riguarderà soprattutto, ma non solo, le future generazioni.
Un piano strategico serve per provare a pensare in grande e a guardare a un futuro anche non troppo vicino, per permettersi - perché no? - anche di sognare.
I piani regolatori non servono per questo. Per pensare al futuro possono servire altre iniziative, come per esempio i piani strategici, soprattutto quando queste sono in grado di mobilitare i cittadini, le categorie economiche e produttive, la domanda che emerge dal territorio, la percezione dei problemi da parte della società locale.
Un Piano Strategico serve per provare a mettere insieme idee nuove di sviluppo e trasformazione per ragionare in grande su futuri scenari, per definire obiettivi condivisi da raggiungere. Per provare a prefigurare una realtà nuova, scenari di cambiamento per una Città che ne ha drammaticamente bisogno per ritrovare un cammino di sviluppo.

Differenze tra un Piano Strategico e il Piano Regolatore

Un Piano Strategico è una cosa molto diversa da un Piano Regolatore. Non è alternativo, anzi, non sostituisce il piano regolatore, ma serve per meglio guidarlo, per meglio definire le scelte di trasformazione della Città, per attuarle in maniera coerente ed efficace.
Perché è molto diverso dal Piano Regolatore? Per una serie di ragioni.
Il PRG è uno strumento regolativo, prescrive norme e stabilisce vincoli, non è modificabile se non attraverso varianti, che in genere sono lunghe e faticose, anche quelle piccole e obbligate, tipo quella che la Città sta facendo adesso. Dunque il piano regolatore è sostanzialmente rigido, visto che le regole devono essere stabili e utilizzabili da tutti, devono dare certezze a chi opera, devono dare garanzie ai cittadini che vi si adeguano.
Una volta stabiliti gli obiettivi e predisposte le regole per perseguirli, il piano regolatore serve per gestire la trasformazione, soprattutto nel presente.
A differenza del piano regolatore un Piano Strategico è fatto invece per guardare al futuro.
Il Piano Strategico può collaborare con il Piano Regolatore, nel senso che può fornire le indicazioni di possibile cambiamento del Piano Regolatore, quando il cambiamento si renda necessario per la realizzazione di qualcuna delle iniziative e dei progetti che il Piano Strategico stesso ha indicato.
Il Piano Strategico può costituire la base per revisioni o modifiche anche parziali del Piano Regolatore, senza che per questo debba esse imboccata la strada di una defatigante e lunga revisione generale. Il Piano Strategico indica infatti le prospettive desiderate di sviluppo e trasformazione della Città dentro un quadro condiviso di coerenze, priorità, compatibilità e in questo senso fornisce le motivazioni di eventuali cambiamenti del piano ogni volta che ciò si renda necessario. Potremmo dire che il Piano Strategico fornisce il quadro di coerenze mentre il Piano Regolatore fornisce le regole di attuazione.

Come è fatto un Piano Strategico?

Non esistono formati predefiniti, come per un piano regolatore.
Un Piano Strategico non è fatto di carte, di norme, di regolamenti.
È sostanzialmente un testo scritto, corredato anche di carte e disegni, ma solo se servono per renderlo più chiaro.
È un testo che dice cose. Possibilmente non tantissime, ma quelle importanti, soprattutto quelle sulle quali la Città è d’accordo.
E qui c’è un altro aspetto importante. Un Piano Strategico definisce obiettivi - lo dice la parola - strategici, che vuol dire di lungo termine.
Definisce finalità da perseguire, individua sostanzialmente una traiettoria di trasformazione, senza necessariamente indicare tutti gli strumenti che servono per perseguirla questa traiettoria. Gli strumenti verranno predisposti di volta in volta, l’importante è che siano coerenti con le finalità stabilite dal Piano.
Non tantissime cose dunque, ma coerenti fra loro e condivise.

In genere nel corso delle diagnosi preliminari sullo stato socio economico e territoriale della Città, sui progetti in corso, sulle aspettative della comunità locale, vengono messi a fuoco i principali temi da affrontare. Ciascuno dei temi così individuati, che non possono appunto essere tantissimi, ma i principali, quelli riconosciuti significativi e di importanza effettivamente strategica, darà luogo a programmi di intervento fatti di proposte, progetti, azioni da condurre nella pratica amministrativa, nelle iniziative delle istituzioni e dei soggetti privati.

Perché non tantissime cose? Per due ragioni fondamentali.
La prima è che tante idee e tanti obiettivi rischiano di essere troppi, in contraddizione l’uno con gli altri: volere una cosa e il suo contrario, mettere insieme cose importanti con piccoli fatti quotidiani, mescolare grandi temi con iniziative di interesse solo locale.

La seconda ragione è che su poche cose ci si può mettere d’accordo, su tante è molto più difficile.
E qui arriviamo a un altro aspetto importante di un Piano Strategico.
Un Piano Strategico è tale non solo se indica un futuro possibile proiettato su un orizzonte di medio lungo periodo, ma se indica un futuro il più possibile condiviso. Se propone cose sulle quali le forze significative della Città convergono, se indica obiettivi sui quali esista o venga cercato quel consenso che alla fine è la vera garanzia di successo.
Le strategie sono fatte di grandi obiettivi, ma poi vivono anche delle piccole iniziative del giorno dopo giorno, di interventi di gestione ordinaria.
La strategia indica la traiettoria da percorrere, gli interventi quotidiani permettono di seguire la traiettoria e di cogliere gli obiettivi. La strategia rappresenta un modo per far convergere le iniziative e i comportamenti amministrativi, anche quelli più ordinari e ripetitivi. Anzi una vera strategia la si persegue proprio attraverso la coerenza e il coordinamento delle azioni quotidiane, anche dei modesti e piccoli interventi di gestione amministrativa del territorio. L’importante è perseguire una certa logica in modo non contraddittorio, seguire una traiettoria, che non necessariamente si basa su atti univoci e sempre predeterminati.
Dunque un Piano Strategico è molto determinato sulle finalità e molto flessibile sugli strumenti.

Come si può fare per mettere in piedi un Piano Strategico?

Innanzitutto occorre comunicare alla Città l’intenzione di farlo. Ed è esattamente ciò che si sta iniziando a fare con prime iniziative di contatto con i soggetti rappresentativi della comunità aostana.
Poi è necessario non solo comunicare, ma soprattutto coinvolgere le diverse forze della Città. Lo si può fare proponendo una sorta di agenda messa a punto sulla base di forme di ascolto delle diverse voci interessate e attive, disposte a partecipare (prendendo in considerazione studi esistenti, idee-progetto, progetti già presenti, facendo interviste, discussioni mirate a tema, consultazioni, pubblici dibattiti).
Per coinvolgere le forze attive della Città si possono costituire uno o più tavoli di incontro e di lavoro, anche abbastanza informali, aperti, distinti per temi e obiettivi, per approfondire l’agenda iniziale e meglio definire priorità e progetti.
Va sottolineato, e quasi tutte le esperienze lo dimostrano, che il Piano Strategico serve alla Città anche per dialogare con gli altri Comuni, e soprattutto con la Regione.
Alcuni grandi temi riguardano infatti non solo Aosta ma anche i Comuni vicini: lo sviluppo di aree commerciali, nuove strade, l’ampliamento dell’aeroporto, la localizzazione di servizi intercomunali o di importanza regionale, lo stesso ospedale, la ferrovia, il trasporto pubblico, il miglioramento della qualità ambientale, ecc. Tutti i grandi temi riguardano anche e soprattutto la Regione. Il Piano Strategico può rappresentare un modo innovativo e costruttivo per realizzare alleanze fra soggetti istituzionali su progetti da concepire e mettere in pratica e forti collaborazioni con i soggetti privati.
Il Piano Strategico può contribuire anche a sbloccare lo stallo di decisioni coordinate e condivise nei Comuni della Plaine. Alcuni obiettivi potrebbero riguardare anche loro e vederli consenzienti, se gli interessi convergono.

Esistono diverse modalità organizzative, e diversi formati per la costituzione di tavoli di lavoro e di assemblee cittadine di confronto e discussione. Molte città l’hanno fatto e lo stanno facendo, lo stesso Ministero ha fornito indicazioni; si tratta di meglio adattare la procedura alle esigenze della Città, di come coinvolgere anche i Comuni contermini e soprattutto la Regione. Molte città, dopo avere fatto il Piano strategico si sono messe in rete, comunicando e condividendo l’esperienza, attraverso un sito (www.recs.it) che contiene utili indicazioni sulle diverse iniziative ormai ampiamente in corso.
In molti casi viene costituita una piccola struttura operativa che svolge sostanzialmente due compiti:
• estendere la partecipazione soprattutto ai soggetti esterni all’Amministrazione;
• definire i contenuti del Piano.

Di fatto questa struttura operativa, molto snella e costituita da poche persone, ha un ruolo sostanzialmente organizzativo finalizzato a coordinare i tavoli di lavoro e ad agevolare le diverse forme di partecipazione e di dibattito di cui un piano strategico necessariamente si alimenta.

In concreto si può pensare a due fasi di lavoro, una di diagnosi sulla situazione attuale e sulle prospettive di cambiamento, una di definizione dei progetti da portare avanti.
Nella prima fase, attraverso forme di ascolto dei soggetti interessati (organizzazioni, soggetti economici, singoli cittadini, istituzioni), si mettono a fuoco i principali problemi che si intende affrontare, anche con l’aiuto di interviste, riunioni a tema, rapide indagini e studi che siano in grado di fare emergere lo stato attuale e le prospettive di sviluppo socio economico e territoriale della Città, le potenzialità e le criticità, la disamina dei progetti già esistenti, ecc.

Nella seconda fase il lavoro di analisi e di discussione viene finalizzato nella messa a fuoco delle priorità.
Dalle grandi finalità si passa agli obiettivi specifici, agli ambiti tematici dentro ai quali sono meglio indicati le azioni da perseguire, i programmi e soprattutto i progetti che la Città intende realizzare.
La seconda fase si conclude con un Documento che indica i progetti da realizzare, i possibili strumenti di intervento, le priorità, i tempi, le azioni che la Città intende avviare per dare seguito alle intenzioni espresse.
   
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