Certificazione energetica

Si inizia a parlare di certificazione energetica agli inizi degli anni ’90, quando la Comunità Europea, con la direttiva 2002/91 cerca di sensibilizzare tutti gli attori coinvolti nel settore edilizio in merito alle criticità energetiche ed ambientali esistenti e di introdurre e diffondere un nuovo parametro di valorizzazione nel mercato edilizio: l’efficienza energetica. I margini di risparmio nel settore civile sono molto elevati e la certificazione energetica può configurarsi come uno strumento per ridurre i consumi: come si preferisce acquistare un elettrodomestico o un’automobile che consuma poco, si può pensare di selezionare un’abitazione anche sulla base di quanta energia richiede.

Ogni edificio è infatti caratterizzato da un suo fabbisogno di energia che, se soddisfatto, consente a chi ci abita di godere di una situazione di comfort. Tale fabbisogno è fortemente legato alle dispersioni di calore che avvengono:

1.     
per trasmissione , attraverso il tetto, i serramenti, le pareti, i solai,…
2.      per ventilazione, attraverso l’areazione dei locali (la finestra aperta per il ricambio d’aria, soprattutto in inverno, determina un’immissione nell’edificio di aria fredda).

L’energia necessaria deriva principalmente dal sistema di riscaldamento installato (generalmente basato sul consumo di prodotti petroliferi come gasolio, metano,...) e in parte minore dal contributo del sole (apporti solari) e da altri fattori (guadagni interni) che come caratteristica secondaria hanno quella di rilasciare calore come, ad esempio,elettrodomestici, lampadine, persone...  

Volendo pertanto riassumere in un espressione matematica questi concetti, si può sintetizzare come:  
Fabbisogno di riscaldamento   = dispersioni per trasmissione +                                                        dispersioni per ventilazione    -                                                        apporti solari                         -                                                        guadagni interni  

Con il termine prestazione energetica di un edificio si identifica la quantità annua di energia realmente consumata o che si stima possa essere necessaria per soddisfare i bisogni derivanti da un uso stardard dell’edificio.
L’attestato di certificazione energetica è il documento che attesta e classifica le prestazioni energetiche di un edificio, fornendo anche raccomandazioni per un loro miglioramento in termini di costi-benefici.

In Italia la direttiva comunitaria è stata recepita con il d.lgs n. 192/2005 e la relativa integrazione 311/2006 che prescrive la certificazione energetica nei seguenti casi:

- edifici di nuova costruzione;
- ristrutturazione integrale dell’involucro (superficie utile superiore a 1.000 mq);
-  demolizione e ricostruzione in manutenzione straordinaria (superficie utile superiore a 1.000 mq).

Per gli altri casi sono stati previsti tre scaglioni temporali:
a)  1° luglio 2007 (edifici di superficie utile superiore a 1.000 m²) nel caso di trasferimento oneroso dell’intero immobile;
b)  1° luglio 2008 (edifici di superficie utile fino a 1000 m²) nel caso di trasferimento oneroso dell’intero immobile con esclusione delle singole unità immobiliari;
c) 1° luglio 2009 (singole unità immobiliari) nel caso di trasferimento a titolo oneroso.
Fino  alla data di pubblicazione delle Linee guida nazionali e in assenza di un recepimento autonomo da parte delle Regioni l’attestato di certificazione energetica degli edifici è sostituito a tutti gli effetti dall’attestato di qualificazione energetica.


  

Énergie



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