Mercato del lavoro

 

 


IL MERCATO DEL LAVORO: GLI AGGIORNAMENTI IN BASE ALLA NUOVA SERIE STORICA

 

 

 

Premessa

L’Istat (Istat, Il mercato del lavoro, Statistiche Flash, Roma, marzo 2022) segnala che, nel corso del 2021, la Rilevazione sulle forze di lavoro ha subìto due cambiamenti importanti:

  • la prima conseguente all'entrata in vigore, dal 1° gennaio, del Regolamento europeo (UE) 2019/1700 che ha comportato modifiche alle definizioni, in particolare per quella di occupato, e al questionario al fine di migliorare il grado di armonizzazione delle statistiche prodotte dai diversi Paesi dell’Unione Europea;
  • la seconda determinata dall’introduzione delle nuove stime della popolazione di individui e famiglie desunte dal Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni; l’adeguamento alla nuova popolazione, che è inferiore alla precedente per il complesso dell’Italia di circa mezzo milione di individui, ha comportato una diminuzione nella stima del numero di occupati, disoccupati e inattivi.

Con il comunicato trimestrale di marzo 2022 l’Istat rende disponibili alcune prime ricostruzioni delle serie storiche che consentono un confronto a livello regionale sui principali indicatori per il quadriennio 2018-2021.

È utile evidenziare che l’adeguamento alla nuova popolazione ha comportato una diminuzione nella stima del numero di occupati, disoccupati e inattivi. Il passaggio alla nuova popolazione comporta invece solo modifiche marginali nei tassi, considerato che si tratta di rapporti tra due stime entrambe più basse per effetto della nuova popolazione.

Il mercato del lavoro a seguito dell’emergenza sanitaria

Sulla base di questo primo rilascio di informazioni si può osservare quanto segue.

In conseguenza del rallentamento dell’economia dovuto in particolare alla crisi pandemica, tra il 2018 ed il 2021 il numero medio degli occupati in Valle d’Aosta si è sensibilmente contratto (-3,7 %), a fronte di un analogo decremento delle forze di lavoro pari al -3,5%. Queste due tendenze hanno determinato, nel complesso del periodo considerato (2018-2021), un lieve decremento della disoccupazione (-1,1%), anche in ragione degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti introdotti proprio per contrastare gli effetti negativi conseguenti alla pandemia, mentre sono cresciute sensibilmente le forze di lavoro potenziali.

Tuttavia, se si guarda alle variazioni intervenute tra l’ultimo anno precedente la crisi pandemica (2019) ed il 2021, emerge un quadro certamente più critico, considerato che il calo dell’occupazione risulta ancora più rilevante (-4,5%), in conseguenza del fatto che nel 2021 è proseguita la caduta degli occupati (-0,7%), così come quello delle forze di lavoro (-3,7%), determinando una significativa crescita della disoccupazione (+7,7%), soprattutto nel corso del 2021; parallelamente cresce in misura importante il numero delle forze di lavoro potenziali, che come noto possono nascondere un’area di disoccupazione potenziale.

Queste dinamiche possono essere chiarite meglio guardando all’andamento delle singole grandezze su base trimestrale. Su queste basi si può, infatti, notare che l’occupazione tendenziale, ovvero al netto degli effetti stagionali, ha registrato una progressiva caduta a partire dal primo trimestre 2020 che si è protratta fino al primo trimestre 2021, certamente in stretta connessione con le diverse fasi della pandemia, a cui segue una fase di ripresa, con un rallentamento nell’ultima parte dell’anno. Nel caso della disoccupazione si osserva un’iniziale riduzione fino alla fine del 2020, quando poi si avvia una fase di risalita che sembrerebbe però interrompersi a partire dalla seconda parte del 2021 (graf. 1).

 

I dati al momento disponibili non forniscono disaggregazioni per settore economico e posizione nella professione, il che impedisce di valutare eventuali differenze di trend settoriali e rispetto ai diversi segmenti dell’occupazione. Per contro, queste informazioni consentono però di distinguere le tendenze del mercato del lavoro in base al genere.

Sebbene i livelli occupazionali registrino una riduzione sia per le donne che per gli uomini, questi ultimi scontano una contrazione maggiore, sia che si guardi al quadriennio 2018-2021 (-4,5% uomini, -2,8% donne), sia che si consideri il confronto con il dato pre-pandemia (-5,5% uomini, -3,2% donne). D’altro canto, la caduta dell’occupazione tra il 2019 ed il 2021 è spiegata per circa due terzi dalla componente maschile.

Anche la variazione della disoccupazione risulta analoga in termini di direzione, ma decisamente differente in termini di quantità. Infatti, le donne in cerca di occupazione crescono tra il 2019 ed il 2021 soltanto dello +0,7%, mentre la disoccupazione maschile registra un’impennata del +15,5% che spiega quasi completamente l’incremento registrato nel periodo.

Nel 2021 gli occupati sono in media 52.700, di cui il 47% donne, le persone in cerca di occupazione ammontano a circa 4.100 unità, con un livello di femminilizzazione pari al 48,8%, mentre le forze di lavoro sono complessivamente quasi 56.900 (47% donne).

Venendo ai principali indicatori del mercato del lavoro, si può rilevare che il tasso di attivitàè stimabile in circa il 71,8%, il tasso di occupazione (15-64 anni) si attesta al 66,5%, rispetto al 68,3% registrato prima della pandemia (2019), il tasso di disoccupazione risale al 7,3% dal 6,5% del 2019.

Nel 2021 la posizione della Valle d’Aosta si conferma significativamente migliore della media italiana, con un tasso di occupazione superiore di circa 8 punti percentuali (66,5% contro 58,2%) e un tasso di disoccupazione inferiore (7,3% contro 9,5%) e, nello specifico, soprattutto i dati riferiti alla componente femminile appaiono discostarsi positivamente dal quadro nazionale: il tasso di occupazione femminile è in Valle d’Aosta pari al 63,2% contro il 49,4% nazionale, mentre il tasso di disoccupazione regionale è pari al 7,5% e quello italiano è del 10,7% .



Per consultare i dati relativi al Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2018 e 2019, si rimanda alla sezione di dettaglio.

 

 

 

 

Si precisa che Istat ha variato la composizione di alcune aggregazioni di dati forniti, conseguentemente non è stato possibile aggiornare tutte le tabelle sotto allegate (esse riportano pertanto l'aggiornamento all'ultimo dato disponibile).

 

 



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