PAESE CHE VAI...
Con questo articolo viene inaugurato un nuovo spazio dedicato alle montagne del mondo: Abele Blanc ci guida verso il Dhaulagiri (8222 m) in Nepal.
...MONTAGNA CHE TROVI: IL DHAULAGIRI
di Matteo Giglio
Il Dhaulagiri visto dal Passo dei Francesi.In occasione dell'Anno Internazionale delle Montagne - 2002, Environnement propone un viaggio ideale alla scoperta delle montagne e delle culture di tutto il mondo. La prima tappa ci porta a visitare il Dhaulagiri, una delle quattordici vette più alte del pianeta, situato il territorio nepalese.
Alto 8222 metri, è il Monte Bianco dell'Himalaya: in sanscrito dhava vuol dire bianco e giri monte. Si trova nel Nepal centrale a ovest della valle di Kali Gandaki, a circa 30 chilometri di distanza dall'Annapurna, che è sulla riva opposta del fiume.
La storia della prima salita è caratterizzata da un periodo di dieci anni in cui si sono succeduti vari tentativi da parte di alpinisti francesi, svizzeri, argentini e tedeschi. La vetta è stata calcata da un uomo per la prima volta nel 1960. La spedizione aveva carattere internazionale, era guidata da Max Eiselin e comprendeva anche due piloti di aerei speciali per ghiacciai (Ernst Saxer e Emil Wick): è stato possibile così introdurre un'innovazione nella tecnica del trasporto del materiale e degli uomini ad alta quota. Purtroppo però non sono mancati incidenti e deficienze nei risultati. Per la salita sono stati allestiti sei campi fino a quota 7800, poi la cima è stata raggiunta il 13 maggio da Kurt Diemberger, Peter Diener, Ernst Forrer, Albin Schelbert, Nima Dorjee e Nawang Dorjee. Il 23 maggio è stata compiuta la prima ripetizione ad opera di Michel Vaucher e Hugo Weber, partendo dal penultimo campo.
Il Dhaulagiri è stato scalato nell'autunno scorso da un gruppo di guide alpine valdostane, di cui faceva parte anche Abele Blanc ormai al suo tredicesimo ottomila. Al termine di questa esperienza e in vista dell'ultimo tassello mancante per la collezione degli ottomila, ovvero l'Annapurna, la guida di Aymavilles racconta qualche particolare dell'avventura.

Il villaggio di Marpha, nella Valle di Kali Gandaki.Come è stata organizzata la spedizione al Dhaulagiri, avvenuta nello scorso autunno?
Premetto che la maggior parte dell'organizzazione è stata curata da Adriano Favre (guida alpina di Champoluc, con grande esperienza di alpinismo extraeuropeo n.d.r.), io mi sono appoggiato a lui: ero reduce da una spedizione al Nanga Parbat e non avevo voglia di coordinare subito in prima persona un'altra avventura, senza prima essermi concesso un periodo di riposo. Mi sono così trovato, dopo tanti anni, a far parte di un gruppo di guide alpine valdostane. È stato molto piacevole condividere quest'esperienza con altri professionisti della montagna: dal punto di vista della sicurezza, le garanzie sono ovviamente maggiori quando ci si trova ad operare insieme a colleghi. Diverso sarebbe con clienti, nei confronti dei quali la responsabilità è massima.
Pur trattandosi poi di una spedizione abbastanza numerosa, i rapporti interpersonali sono stati più che buoni. Quattro componenti hanno raggiunto la vetta: Alex Busca, Adriano Favre, Claudio Rosset ed il sottoscritto.
Per quanto mi riguarda, una spedizione ideale non dovrebbe superare i sei elementi ovvero il giusto equilibrio tra organizzazione, efficienza e convivialità.

L'obiettivo di una spedizione è sicuramente il raggiungimento della vetta. Prima però è necessario compiere un lungo avvicinamento a piedi per raggiungere il campo base, che permette di entrare in contatto con popolazioni e culture locali. Come hai trovato la valle di Kali Gandaki?
Una componente fondamentale di ogni spedizione in Himalaya è sicuramente la marcia di avvicinamento al campo base. Oltre a costituire un ottimo acclimatamento (adattamento del fisico alle alte quote), permette anche di conoscere le particolari realtà locali, le popolazioni, gli usi, i costumi... Molti turisti vengono da tutto il mondo solo per fare trekking; proprio nella valle di Kali Gandaki transitano celebri percorsi escursionistici, tra cui quello che conduce al Santuario dell'Annapurna.
Per l'avvicinamento al Dhaulagiri abbiamo effettuato una camminata di cinque giorni, relativamente breve ma caratterizzata da un inconveniente tecnico fortunatamente risolto in extremis. Avevamo scelto di farci portare con un elicottero al campo base tutto il materiale tecnico e il cibo, in modo da poter camminare agevolmente senza carichi. Sfortuna ha voluto che il pilota depositasse il carico sul versante opposto della montagna. Per alcuni giorni non abbiamo più ricevuto notizie dell'elicottero: eravamo fermi al campo base senza poter fare nulla. Dopo una lunga attesa, al limite della rinuncia, è comparso il carico smarrito che ci ha poi consentito di portare avanti con successo la spedizione.
Vista l'elevata frequentazione di questa zona è normale che le popolazioni locali siano abituate alla vista di gente proveniente da ogni parte della terra. Assai diversa era la situazione vent'anni or sono: nel 1982 ho partecipato alla spedizione delle guide valdostane al Kanchenjonga e ricordo lo stupore dei bambini nel vedere alpinisti stranieri nelle loro terre. Ora la presenza di una spedizione non desta più particolare interesse. I villaggi disseminati lungo la valle si sono ormai attrezzati per accogliere i turisti stranieri, sono sorti un po' ovunque piccoli negozi. L'attività principale delle popolazioni locali però rimane l'agricoltura: un prodotto molto diffuso nella zona è la mela, che viene raccolta e commercializzata come frutta fresca oppure -dopo essicazione- come frutta secca.

Il campo 2 sopra le nuvole.I permessi pagati dalle spedizioni per accedere ai colossi Himalayani costituiscono indubbiamente una delle maggiori entrate per il governo nepalese. Che rapporto esiste tra gli alpinisti e la particolare burocrazia del luogo?
In Nepal per scalare le montagne o semplicemente per effettuare un trekking occorre pagare al governo locale un permesso. Si tratta di una forma di controllo capillare della frequentazione del territorio. Anche in questo frangente è possibile notare alcune differenze rispetto al passato. Una volta le spedizioni venivano accolte dalle massime autorità del paese in una sorta di cerimonia per dare il benvenuto agli stranieri. Oggi, considerato l'elevato numero di visitatori, appare tutto più normale e non viene più dato elevato risalto a questo aspetto. Il rapporto con il governo esiste comunque ma si esplica in maniera più sbrigativa. Ad ogni spedizione viene assegnato un cosiddetto Ufficiale di collegamento, che vigila sulla buona condotta e che si assicura che vengano rispettate tutte le regole imposte dal governo.
Un discorso a parte, peraltro molto delicato, dev'essere affrontato per i rifiuti. Ogni spedizione deve impegnarsi per mantenere pulito il delicato ambiente in cui si muove. Tutti i rifiuti devono essere riportati a valle. Il grosso problema però è lo smaltimento: al momento non esiste un sistema organizzato per il trattamento dei rifiuti. Occorre maggiore sensibilizzazione in materia presso il governo e le popolazioni locali. Nel corso degli anni sicuramente qualcosa cambierà, come del resto è cambiato nella nostra civiltà.

Il Dhaulagiri era il tuo tredicesimo ottomila... ne manca uno per completare la collezione.
Esatto. Per eguagliare Reinhold Messner, il primo salitore dei quattordici ottomila, devo ancora scalare l'Annapurna. Nell'autunno 2002 dovrei finalmente riuscire a coronare il mio progetto.
   
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