IL MATERIALE ORGANICO
A Chambave esiste un'area umida artificiale per la biodepurazione dei reflui caseari del vicino Caseificio Cooperativo, frutto della collaborazione tra la Regione e l'Università di Torino.
TRATTAMENTO DEI REFLUI CASEARI
di R. Ambrosoli, R. Gorra, F. Vietto, C. Galliani
Nella primavera del 2000, il Dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali dell'Università degli Studi di Torino, ha costruito, in collaborazione con la Regione Autonoma Valle d'Aosta, un'area umida artificiale (constructed wetland) sperimentale per la biodepurazione dei reflui caseari del Caseificio Cooperativo di Champagne, presso il Comune di Chambave (AO). L'impianto è stato dimensionato in modo da poter trattare tutto il refluo giornaliero del caseificio, grazie all'esperienza acquisita sul trattamento dei reflui caseari in constructed wetlands nell'ambito del progetto INTERREG II Italia-Francia n°326.
Esso era costituito (Gorra et al., 2002) da una trincea profonda circa 1 m, in pendenza per garantire il regolare deflusso del refluo, divisa in 5 settori riempiti con diversi materiali e recanti una copertura idrofitica di Phragmites australis. I materiali (ghiaia, inerti di discarica, materiale ferroso, zeolite, pietrisco e frantumato di roccia), erano presenti per testarne l'attitudine ad integrare l'azione depurativa svolta dalle idrofite che si sviluppano nel refluo e delle popolazioni microbiche che ne colonizzano l'apparato radicale. Tramite una pompa sommersa, i reflui erano prelevati automaticamente dalla vasca di stoccaggio, dove grazie a una seconda pompa ritornavano al termine del trattamento.
Nel giugno del 2001 ha avuto inizio una campagna di campionamenti ed analisi, al fine di valutare l'efficienza depurativa dell'impianto e trarre indicazioni circa i meccanismi di depurazione. Nonostante la buona attitudine depurativa (abbattimento del BOD e dell'azoto totale rispettivamente dell'80% e del 60%), i risultati delle analisi chimiche e microbiologiche hanno permesso di rilevare alcune inefficienze imputabili a caratteristiche progettuali (Zanfini, 2002). Quindi, nell'ambito del successivo progetto INTERREG III, l'area umida è stata sottoposta a una parziale ristrutturazione con lo scopo di porre rimedio alle deficienze riscontrate.

Nella versione originale, la separazione tra i settori era realizzata da semplici stramazzi e il liquido fluiva dall'uno all'altro per tracimazione. I risultati analitici della prima campagna di campionamenti hanno evidenziato la presenza di flussi superficiali preferenziali poiché, una volta saturato un settore, il refluo scorreva in superficie raggiungendo subito lo stramazzo, con una sostanziale diminuzione della ritenzione. Di conseguenza, i diversi substrati risultavano non completamente interessati dai flussi principali e l'attività depurativa poteva ricondursi a quella che si realizza in una constructed wetland a flusso superficiale. Durante l'inverno, inoltre, si sono spesso verificati problemi di scorrimento del refluo, dovuti al ghiaccio formatosi in superficie.
A monte e a valle di ogni stramazzo, sono stati quindi posati sul fondo dei tubi forati in acciaio, collegati tra loro da un tubo in polietilene ad alta densità fornito di sfiato per evitare l'effetto sifone. I tubi forati sono stati ricoperti con geotessuto e da uno strato di ghiaia per scongiurare il pericolo di intasamenti dovuti alla terra fine. Lo stramazzo è stato rialzato con materiale argilloso per far sì che tutto il flusso transitasse solo attraverso il tubo di collegamento, che risulta completamente ricoperto da tale materiale. Questi accorgimenti consentono il prelievo dell'effluente di ogni settore direttamente dal fondo, così che tutti gli strati del materiale di riempimento vengano interessati dal flusso senza creare zone morte.
Inoltre, i materiali ferrosi precedentemente utilizzati nel terzo settore sono stati sostituiti da residui provenienti da un giacimento di magnetite nella valle di Cogne he per le caratteristiche di pezzatura possiedono una superficie specifica di assorbimento più elevata. Tale substrato era già stato utilizzato in precedenti sperimentazioni con soddisfacenti risultati (Gorra, 2000). Il quinto settore, poi, che prima dell'intervento conteneva pietrisco e ghiaia, è stato riempito con una miscela di suolo compost e marmo verde frantumato (rocce serpentinitiche e calcaree) proveniente da una vicina cava, per correggere il pH del substrato.
Al termine dei lavori, è stata ripristinata la copertura di Phragmites australis, interrando un congruo numero di rizomi prelevati da un'area umida naturale della zona.

Dopo una fase di avviamento, per controllare l'efficienza idraulica delle innovazioni apportate, è stato avviata una campagna di monitoraggio volta a verificare l'effetto di queste sulla capacità depurativa dell'impianto.
Sono stati analizzati i seguenti parametri:
· PH
· BOD5
· Azoto totale
· Azoto ammoniacale
· Azoto nitrico
· Azoto organico
· Fosforo totale ed inorganico.
I dati finora ottenuti indicano che la constructed wetland del caseificio di Champagne, pur non avendo ancora raggiunto le condizioni ottimali, ha tratto vantaggio dagli interventi effettuati. Poiché il flusso del refluo interessa in modo omogeneo tutti gli strati nei vari settori, i diversi substrati sono ora in grado di svolgere completamente le proprie funzioni.
Per quasi tutti i parametri, infatti, l'efficienza percentuale di rimozione è risultata superiore a quella presente nella situazione precedente. Si veda, a tale proposito, il caso del BOD, dell'azoto totale e dell'azoto organico. Molto probabilmente, ciò è da attribuire al progressivo instaurarsi delle condizioni ideali allo sviluppo delle popolazioni microbiche coinvolte nei processi di depurazione, che è direttamente connesso alla crescita delle macrofite acquatiche. Ciò è testimoniato dal fatto che la maggior parte dei rizomi di Phragmites australis, posti a dimora alla fine di luglio, ha attecchito (anche se è possibile che nella primavera prossima si debba provvedere a un infoltimento per accelerare la messa a regime dell'impianto).

Bibliografia
Gorra R., Freppaz M., Galliani C., Minati J.L. - Il bio-pedo trattamento di reflui caseari: impianto a scala aziendale. L'Informateur Agricole, 3: 22-25, 2002.
Gorra R. - Impianto pilota sperimentale per il trattamento di reflui caseari. Tesi di Laurea, Università di Torino, 2000.
Zanfini A. - Monitoraggio dell'efficienza depurativa di una Constructed Wetland a dimensioni aziendali per il trattamento di reflui caseari. Tesi di Laurea, Università di Torino, 2002.
   
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