Da Eporedia ad Augusta Prætoria

Proveniente da Eporedia (Ivrea), la strada romana che attraversava la Bassa Valle procedeva verso Augusta Prætoria (Aosta) tenendo in grande considerazione la conformazione del territorio. La sede stradale, larga fra i 3,5 ed i 5 m, era stata realizzata ad un livello più alto del corso della Dora, onde evitare i danni derivanti da possibili tracimazioni. Le condizioni climatiche le facevano mantenere la sinistra orografica (detta "adret") il versante meglio esposto nel quale si aveva un più rapido scioglimento della neve. Il percorso non aveva curve ma procedeva, per quanto possibile, per segmenti rettilinei com'era comune a tutte le strade romane. Nel tratto fra Donnas e Bard rimangono numerose e significative testimonianze di questa imponente realizzazione: sostruzioni, tagli nella roccia, archi e ponti che testimoniano delle grandi capacità tecniche e della perizia costruttiva dei Romani. A Donnas la strada è tagliata nella roccia per un tratto di 221 m, con una parete che raggiunge, in alcuni punti, i 12 m di altezza; gli elementi caratterizzanti, oltre la stessa sede viaria con i solchi lasciati dal passaggio dei carri, sono l'arco, realizzato probabilmente allo scopo di impedire lo sfaldamento della roccia, e la colonna miliare con l'indicazione di XXXVI miglia da Augusta Prætoria. Lungo l'antico tracciato, altre importanti vestigia archeologiche sono il maestoso ponte sul torrente Lys a Pont-Saint-Martin, i resti della strada a Montjovet, le sostruzioni ciclopiche a Bard e i resti dei ponti di Saint-Vincent e Châtillon.

Pont-Saint-Martin
L’unico tratto della strada romana ancora perfettamente visibile nel comune di Pont-Saint-Martin è l’imponente arcata del ponte gettato sul torrente Lys, nel centro storico del paese.
Si tratta di uno dei ponti romani più grandiosi e meglio conservati di tutto il nord-Italia, utilizzato ininterrottamente fino al 1836, quando venne sostituito dal ponte moderno. In connessione con il tratto di sostruzioni in grossi blocchi poligonali, conservate sulla sponda sinistra, il ponte è costituito da un solo arco a sesto ribassato di ben 31,55 m di luce. L’arcata, composta da 87 cunei radiali, è formata da 5 anelli di cunei paralleli e indipendenti, distanti tra loro 32 cm, il cui intervallo è riempito con opera a sacco (piccole schegge di pietra cementate con malta). Le spalle sono costituite da una muratura regolare in grossi blocchi di pietra accostate senza ausilio di malta.
La carreggiata soprastante, larga 5 m esclusi i parapetti, si presenta per lo più in ciottoli, ma nella parte sinistra si conservano ancora alcune lastre poligonali, intervallate da incisioni orizzontali per evitare lo scivolamento degli zoccoli degli animali.

Donnas
Il tratto di strada romana più noto in tutta la Valle d’Aosta si trova a Donnas, all’estremità occidentale del borgo, a monte della SS 26 e della ferrovia.
Qui lo sperone roccioso che impediva il passaggio della strada venne tagliato in verticale e alla base nella viva roccia per una lunghezza di 222 m e un’altezza che in alcuni punti raggiunge quasi 13 m.
Sono interamente ricavati nella roccia stessa il fondo stradale, la colonna miliare che reca l’indicazione di XXXVI milia passuum da Aosta (circa 53,29 Km) e un passaggio archivoltato.
Il piano stradale, rilevato, della larghezza di 4,75 m, evidenza profonde tracce carraie, regolari e parallele. Sono pure evidenti i resti del parapetto, alti 1,20 m.
L’aspetto più stupefacente è l’eccezionalità della realizzazione tecnica, la verticalità e regolarità della tagliata, la levigatezza delle superfici scalpellate, concepite secondo un prestabilito disegno, come attesta anche la linea di livello, a quota costante di 2,37 m, che scandiva l’andamento altimetrico della strada.

Bard
Numerosi tratti della strada romana sono ancora visibili nel comune di Bard, soprattutto percorrendo la via che attraversa il borgo, dal momento che essa ricalca perfettamente il percorso antico. Partendo da nord e procedendo in direzione di Donnas si incontra, lungo la SS 26, un imponente tratto di sede viaria tagliata nella roccia viva sulla sponda destra di un piccolo torrente, sul quale è gettato un arco in blocchi lapidei appartenente a un ponte romano.
Procedendo lungo il borgo verso il promontorio del Forte si incontrano alcuni spuntoni di roccia tagliata a vista per il passaggio della via romana, sostruiti a valle da strutture murarie. La più imponente di queste è perfettamente conservata nel tratto sopra il parcheggio interrato del Forte: enormi blocchi di pietra squadrati, perfettamente sagomati e accostati gli uni agli altri, sorreggono la strada per un’altezza di 16 m e una lunghezza di 58 m.
Nel tratto tra il Municipio di Bard e Donnas, infine, la strada attuale presenta tratti di roccia tagliata a monte e imponenti muraglioni di sostegno in grossi massi poligonali a valle.

Montjovet
Diversi sono i tratti ancora visibili della Via delle Gallie nel comune di Montjovet, di cui due di particolare importanza per il loro stato di conservazione. Il primo si trova tra le località di Balmes e Toffo, lungo un agevole sentiero che corre a mezza costa sulla collina, a monte della SS 26: qui sono ancora perfettamente riconoscibili diversi tratti di sede stradale romana, caratterizzata da un fondo in roccia scalpellata, in cui sono visibili i solchi lasciati dai carri, e da una banchina laterale ai piedi della roccia verticale perfettamente scalpellata. La sede viaria in questo punto è larga più di 4,5 m, e ciò consentiva l’incrocio di due carri.
L’altro tratto conservato si trova al margine meridionale del comune, in località Vervaz, a monte della SS 26, alle spalle di una grande cascina: si riconosce un lungo tratto di sostruzioni della sede viaria, realizzate in opera cementizia (pietre e malta di calce) con facciavista regolarizzata. Sulla sede stradale, purtroppo mal conservata, si notano ancora i solchi carrai.

Saint-Vincent
Del ponte romano sul torrente Cillian, crollato, forse in seguito a un terremoto, l’8 giugno 1839, restano visibili un cospicuo tratto di strada e la spalla sinistra e una piccola porzione di quella destra.
Il ponte constava originariamente di tre parti, per una lunghezza complessiva di oltre 49 m. La prima era costituita da un’ampia arcata a tutto sesto, di 9,71 m di luce, sostenuta da possenti spalle, in grossi blocchi squadrati, fondate direttamente sulla roccia; le due parti laterali e simmetriche si saldavano al tracciato della strada formando un angolo ottuso e presentavano, sulla fronte a valle, un’arcatella cieca. L’arcata centrale e le arcatelle minori erano inquadrate da robusti contrafforti.
I muri superiori alternano nel paramento lastre di pietra a fasce di schegge lapidee di prevalente colore verde, ravvivando, in modo semplice ma efficace, la fronte del monumento. Il nucleo delle murature è realizzato nella cosiddetta opera a sacco, ovvero con schegge di pietra legate da malta di calce.
La parte superiore del ponte comprendeva originariamente la sede stradale, larga 4,64 m, protetta da alti parapetti.

Châtillon
Il ponte romano di Châtillon consentiva l’attraversamento del torrente Marmore, era costituito da un’unica considerevole arcata a tutto sesto di circa 15 m di luce, sostenuta da robuste spalle che, ancora utilizzate dal ponte moderno, poggiano solidamente sulle alte sponde rocciose del corso d’acqua.
Il ponte era formato, nello spessore, da nove archi, che si saldavano gli uni con gli altri: i cinque composti da cunei di pietra si alternavano ai quattro realizzati in muratura “a sacco”, ovvero con schegge di pietra unite da una malta di calce assai tenace.
Nella parte superiore del ponte, che non si è conservata, la sede stradale doveva avere una larghezza di 4,60 m.

 



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