Développement durable
SSSE: un quadro di orientamento che stabilisce gli obiettivi fondamentali della politica europea cui dovranno ispirarsi gli Stati membri, le regioni e gli enti locali.
TERRA D'EUROPA
di Umberto Janin-Rivolin
"Verso uno sviluppo territoriale equilibrato e sostenibile dell'Unione europea" è il sottotitolo che connota, con termini difficilmente equivocabili, il documento politico approvato a Potsdam nel maggio 1999 dal Consiglio informale dei ministri responsabili dell'assetto del territorio nei 15 Stati membri dell'Unione.
Lo Schema di sviluppo dello spazio europeo (SSSE) - in francese Schéma de développement de l'espace communautaire (SDEC), in inglese European spatial development perspective (ESDP), in tedesco Europäisches Raumentwicklungskonzept (EUREK) - è l'esito di un processo decennale di elaborazione e di collaborazione tecnico-politica sui temi del territorio che non ha precedenti in Europa, avviato con la riunione intergovernativa di Nantes nel 1989 e proseguito per tappe successive (Torino 1990, Liegi 1993, Lipsia 1994, Venezia 1996, Noordwijk 1997, Glasgow 1998, tra le più significative) attraverso le quali il Consiglio dei ministri competenti ha registrato, passo dopo passo fino all'approvazione definitiva, i progressi conseguiti dal Comitato per lo sviluppo territoriale all'uopo istituito.
Come può leggersi nelle conclusioni della riunione di Potsdam, lo SSSE "costituisce un quadro di orientamento politico cui dovranno ispirarsi nell'ambito delle rispettive competenze, gli Stati membri, le regioni e gli enti locali, nonché la Commissione europea", a incominciare dall'osservanza dei tre "obiettivi fondamentali della politica europea", che nel loro insieme costituiscono il principio cardine del documento:
· la coesione socioeconomica;
· la salvaguardia e la gestione delle risorse naturali e del patrimonio culturale;
· una competitività equilibrata del territorio europeo.
Sull'attenzione congiunta a tre aspetti fondamentali della vita quotidiana dei cittadini europei - la società, l'ambiente, l'economia - si incardina, dunque, la prospettiva di uno sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio dell'Unione: una prospettiva che, come molte incerte vicende di questi mesi stanno a dimostrare (non solo le difficoltà dell'euro, ma anche le divisioni sulle riforme istituzionali e sull'allargamento verso nuovi paesi membri), appare sempre più indispensabile alla costruzione materiale di una casa comune Europa.
Per questo, nonostante la politica territoriale continui a rimanere esclusa dai Trattati comunitari, lo SSSE non esita, fin dalle prime pagine, a presentare il territorio come "una nuova dimensione della politica europea"; in altre parole, un campo d'azione utile a superare i limiti settoriali delle politiche d'intervento già assegnate al governo dell'Unione (concorrenza, reti transeuropee, fondi strutturali, politica agricola comune, ambiente, ricerca tecnologia e sviluppo ecc.). Per le stesse ragioni, lungi dal volersi imporre come documento di carattere vincolante per gli Stati membri, lo SSSE punta piuttosto a rendere evidente come "i futuri problemi connessi con lo sviluppo territoriale dell'Europa potranno essere risolti unicamente grazie alla cooperazione delle autorità di governo e amministrative centrali e locali" e a incentivare, in ottemperanza al principio di sussidiarietà, non solo la "collaborazione attiva delle politiche settoriali nazionali, bensì anche di città e regioni per poter conseguire gli obiettivi comunitari rispettando le esigenze dei cittadini".
I destini dell'Europa sembrano dipendere, mai come oggi, dalla volontà delle comunità locali di contribuire fattivamente a uno sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio comunitario. Riconoscersi terra d'Europa comporta, per la Valle d'Aosta come per ogni altra regione nello spazio comunitario, di ritagliarsi un proprio ruolo per rispondere in modo responsabile alla sfida congiunta della coesione socioeconomica, della salvaguardia ambientale e culturale, della competitività equilibrata sul territorio europeo. Occorre, per questo, alla Valle d'Aosta un progetto condiviso di territorio, attraverso il quale interloquire, senza presunzioni ideologiche né pregiudizi, col quadro attuale delle dinamiche, delle prospettive e delle politiche operanti sul territorio europeo.
Da questo punto di vista, le quattro "opzioni politiche" individuate nello SSSE - politiche orientate alla programmazione territoriale; verso uno sviluppo territoriale policentrico e un nuovo rapporto città-campagna; parità di accesso alle infrastrutture e alle conoscenze; gestione prudente del patrimonio naturale e culturale - non dovrebbero leggersi come un diktat, da eseguire o eludere secondo convenienza, ma come una proposta perché governanti e cittadini valdostani incomincino a ragionare, insieme, sul ruolo che la Valle vuole darsi in Europa. Un progetto condiviso del territorio valdostano - occorre ammetterlo - ancora aspetta di essere costruito.

   
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