EDITORIALE
EDITORIALE
di Franco Vallet
Assessore al Territorio, Ambiente e Opere Pubbliche
La necessità di disporre di quantità adeguata di acqua ha sempre costituito il tema centrale della sopravvivenza di una popolazione e l'utilizzo sperequato della risorsa è quasi sempre causa di effetti negativi, data l'estrema fragilità dei meccanismi ecologici: anche nella nostra regione sta emergendo il problema della disponibilità di risorse idriche per usi diversi, da quelli potabili a quelli energetici.
Il quadro normativo sulle acque ha subito una lenta evoluzione dal 1976 con l'approvazione della cosiddetta legge "Merli" n. 319/76, che ha posto le regole per l'autorizzazione degli scarichi fognari in acque superficiali e sul suolo, della legge regionale n. 59/82, con la quale si è disciplinata la materia nella Regione, della legge n. 183/89, che ha affrontato il tema della difesa del suolo integrata per bacini idrografici, e quindi della legge n. 36/94, che si è occupata della gestione integrata delle risorse idriche e della recente legge regionale n. 27/99, con la quale si sono poste le basi per la riorganizzazione dei servizi idrici.
Con il decreto legislativo n. 152/99 si sono finalmente integrati in una visione di bacino idrico gli aspetti qualitativi con quelli quantitativi spostando l'attenzione dal singolo scarico alla qualità del corpo idrico.
Gli obiettivi di qualità sono articolati su due livelli: uno per lo specifico utilizzo dell'acqua, l'altro generale per il corpo idrico, riconoscendo inoltre lo stretto intreccio tra utilizzi della risorsa (e quindi i prelievi) e la capacità del corso d'acqua di conservare le sue condizioni ecologiche ottimali.
Sono stati fissati inoltre traguardi temporali ben precisi rispetto ai quali finalizzare le iniziative, molto onerose, per il raggiungimento di obiettivi di qualità dei corpi idrici definiti e misurabili. La nostra regione parte da posizioni privilegiate, la situazione è nel complesso buona. Ma proprio per la sua vocazione turistica e per la necessità quindi di enfatizzare al massimo il rispetto del territorio le cose da fare sono comunque tante.
Bisognerà dunque completare la realizzazione del sistema di depurazione delle acque reflue, recuperare gli ecosistemi fluviali a volte compromessi da eccessivi prelievi, garantendo quelli necessari per l'agricoltura e la produzione energetica, rafforzare il sistema di monitoraggio e di controllo per accertare i benefici derivanti dalle azioni intraprese, al fine di assicurare un utilizzo razionale e quindi compatibile con la tutela della risorsa idrica.
 
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