EDITORIALE
EDITORIALE
di Franco Vallet
Assessore al Territorio, Ambiente e Opere Pubbliche
La montagna, per la sua stessa natura, è un territorio in continua e lenta modificazione: le piogge dilavano i pendii, trasportandone a valle il materiale; i corsi d'acqua incidono le valli, scavando solchi sempre più profondi ed instabilizzando i fianchi dei monti, erodendoli al piede. A volte questi processi, normalmente lenti e quasi insensibili, vengono accelerati da una concomitanza di cause magari eccezionali (piogge insistenti o nevicate anomale, gelo e disgelo, vento) ed assumono la veste di frana, di langa, di alluvione.... Questi fenomeni vengono definiti "dissesti idrogeologici" e i recenti - le alluvioni del 1993 e del 1994 - sono ancora ben vivi nel nostro ricordo.
In una regione interamente montuosa, quale la nostra, tali eventi si ripresentano ciclicamente e l'uomo di montagna ha sempre conosciuto, valutato ed evitato i rischi del ambiente.
Ma, negli ultimi anni, sembra di assistere ad una accelerazione degli episodi e la causa di volta in volta imputata alla cattiva gestione del territorio, alla realizzazione di opere che avrebbero modificato il suo assetto naturale, alla mancanza di "manutenzione" boschi o dei versanti: in ogni caso sempre o all'inazione o all'azione eccessiva e non retta dell'uomo, come se si fosse superato un invisibile confine di compatibilità tra possibilità ed usi del territorio.
E' indubbio che lo sviluppo economico e sociale ha indotto un aumento del consumo di suolo, non solo a scopo abitativo, ma anche per le infrastrutture viarie e produttive fondamentali per le relazioni economiche e sociali che caratterizzano l'attuale società umana, e che ciò ha comportato l'urbanizzazione di aree tradizionalmente destinate ad attività agricole o lasciate allo stato di natura.
È altrettanto indubbio che, ad una maggiore diffusione dell'urbanizzazione e alla presenza in montagna di un numero sempre maggiore di frequentatori, corrisponde a volte un aumento dei rischi.
Ma il territorio rimane lo spazio fisico dal quale l'uomo trae le risorse e nel quale si sviluppa la vita economica, sociale e culturale di una comunità: la sua sistemazione deve permettere di raggiungere un armonico equilibrio tra popolazione, fattori produttivi ed ambiente fisico, realizzando un complesso interrelato e razionale di scelte insediative. Questo complesso di scelte da un lato si fonda su precisi criteri di natura economica dall'altro è condizionato da esigenze e valori culturali, etici e storici. Tuttavia, bisogna sempre ricordare che in ogni caso la capacità del territorio a sostenere modifiche suscettibili di incrementare il flusso dei servizi resi non è illimitata: il territorio è un bene scarso e superare i suoi limiti vuol dire aumentare i suoi rischi.
Per tale motivo abbiamo dedicato questo numero della rivista all'argomento del "rischio idrogeologico", cioè dei vincoli fisici che la natura del territorio pone allo sviluppo degli insediamenti (centri abitati e infrastrutture), a come sia possibile determinare tali limiti alla luce delle attuali conoscenze scientifiche e a come essi debbano essere tenuti in conto nella pianificazione a livello regionale e comunale.
Tutto ciò fa parte dell'impegno dell'Amministrazione pubblica per garantire al maggior livello possibile la sicurezza del territorio regionale; anche se l'uomo non può arginare la pioggia o trattenere le rocce, anche se i fenomeni naturali hanno un grado di complessità tale da renderli spesso imprevedibili, si può sempre tuttavia conoscere, valutare ed imparare per cercare di evitare almeno la parte prevedibile del rischio.
 
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