ACQUA E PAESAGGIO
Le Collezioni d'arte regionali accolgono numerosi disegni, acquerelli e stampe dedicati alle acque, consentendo di ripercorrere la fortuna di tale tema iconografico in ambito valdostano.
VEDUTE D'ACQUA NELLE RACCOLTE DELLA REGIONE
di Daria Jorioz
H.A. Fortescue, Veduta dell'orrido di Guillemore, disegno con acquerellature, 1817."Rivolgendoti poi a tutto ciò che ha origine, nasce o almeno cresce in quei luoghi, le sorgenti, i laghi, i ruscelli e gl'immensi fiumi, (…) troverai un pullulare di cose eccelse e singolari". Così Josias Simler, teologo e polemista elvetico, sottolinea il fascino e la suggestione delle acque nelle pagine introduttive del celebre De Alpibus Commentarius, dato alle stampe a Zurigo nel 1574, presso l'editore Froschauer.
Nell'opera di Simler, che può essere considerata il primo trattato dell'età moderna interamente dedicato alle Alpi, le acque rappresentano, unitamente alla flora e alla fauna, un elemento caratterizzante del territorio montano e concorrono alla definizione dell'immagine stessa delle regioni alpine. Laghi cristallini, limpide sorgenti, ruscelli, torrenti impetuosi, cascate, orridi spettacolari costituiscono, infatti, un soggetto ricorrente nelle descrizioni letterarie, destinato a diventare un topos anche in ambito artistico.
Le Collezioni d'arte regionali accolgono numerosi disegni, acquerelli e stampe dedicati alle acque, consentendo di ripercorrere la fortuna di tale tema iconografico in ambito valdostano.
I. Mus, Forte di Bard, dipinto ad olio, 1933.Tra le opere ottocentesche di proprietà regionale possiamo ricordare l'album dell'artista inglese Henriette Ann Fortescue, composto da quarantasette disegni, eseguiti tra l'ottobre e il dicembre del 1817, relativi all'illustrazione di un itinerario che dal Piccolo San Bernardo giunge fino a Châtillon. Il taccuino Fortescue, benché caratterizzato da un'impostazione accademica non esente da qualche convenzionalità, costituisce un documento iconografico di indubbio interesse, che contiene alcuni fogli riconducibili al soggetto delle acque montane.
Un disegno a penna con acquerellature, datato 2 dicembre 1817, è relativo all'orrido di Guillemore, nel territorio di Fontainemore. La raffigurazione della profonda e stretta fenditura nella roccia, in cui il torrente Lys precipita a cascata scorrendo poi verso il fondovalle, consente all'artista di sottolineare il fascino di un sito impervio e selvaggio.
Animati dalla stessa atmosfera romantica sono poi due fogli relativi a Châtillon, eseguiti nel novembre 1817, in cui l'elemento antropico - costituito dalle strutture architettoniche presenti - si inserisce nel contesto del paesaggio naturale. Il primo disegno raffigura, infatti, il ponte medievale con le rovine di quello romano, mentre il secondo è una veduta del ponte costruito nella seconda metà del XVIII secolo.
Sfogliando l'album Fortescue si incontrano, inoltre, una suggestiva raffigurazione dell'orrido di Pont Serrant, in cui la natura appare l'assoluta protagonista, ed un disegno acquerellato del villaggio di Pont-Taillaud. In quest'ultimo la disegnatrice anglosassone suggerisce con rapidi tratti una veduta di La Thuile sullo sfondo, ponendo il corso impetuoso del torrente al centro della scena. Anche una tavola dedicata al ponte di Montavert, presso Villeneuve, documenta l'attrattiva esercitata su viaggiatori ed artisti dalle acque che modellano e plasmano il territorio montano.
W. Linton, The Valley of Aosta, acquatinta, 1832.Tra i soggetti privilegiati connessi al tema delle acque in Valle d'Aosta occorre ricordare la profonda gola di Pierre Taillée, tra Derby e Runaz, conosciuta dai viaggiatori inglesi col nome di Fort Roch e diffusamente raffigurata dagli artisti tra Sette e Ottocento. Basti qui citare le testimonianze iconografiche di James Pattison Cockburn, William Brockedon nonché alcuni splendidi acquerelli del paesaggista Joseph Mallord William Turner appartenenti alla Collezione Fergusson e al British Museum di Londra. Neppure Henriette Fortescue si sottrae all'incanto del luogo: al 27 ottobre 1817 risale, infatti, uno studio a penna di Pierre Taillée in cui le acque, benché non direttamente raffigurate, costituiscono una presenza muta e maestosa. I roccioni a strapiombo insistono sulla Dora che scorre in basso, mentre sullo sfondo si intravede la Catena del Monte Bianco.
Il nucleo di disegni di proprietà regionale accoglie anche altre opere ottocentesche legate all'iconografia delle acque. Tra queste due delicati disegni anonimi, eseguiti a matita e pastello bianco su carta azzurra, assegnabili alla seconda metà del XIX secolo. In entrambi i fogli i monumenti rappresentati, il castello di Saint Germain ed il forte di Bard, si inseriscono armoniosamente in una natura sontuosa ed incontaminata, dominata dallo scorrere delle acque.
C. Morgari, Torrente, pastello, 1919-1920.Temi ricorrenti nella produzione grafica relativa alla Valle d'Aosta sono poi l'Ospizio del Gran San Bernardo col lago sottostante - soggetto sul quale si segnala una quantità pressoché sterminata di incisioni e disegni - l'orrido di Pré-Saint-Didier, le cascate di Lillaz a Cogne, il Lago Blu, nelle cui acque si specchia la piramide del Cervino, nonché nella Val Veny il lago artificiale di Combal, reso famoso da Edouard Aubert, ed il suggestivo lago del Miage, situato a circa 2.000 metri di altitudine. All'illustrazione di questi siti si affiancano tutta una serie di vedute meno note di torrenti, ruscelli, laghi, acque sorgive e termali che contribuiscono, nel loro complesso, alla diffusione di un'immagine della nostra Regione indissolubilmente legata al proprio patrimonio idrico.
Tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, infatti, la Valle d'Aosta era diventata una delle mete privilegiate del Tour europeo e questo interesse per la Regione si era concretizzato nella produzione di una grande quantità di guide, resoconti di viaggi e di imprese alpinistiche, saggi scientifici e libri illustrati in genere. Senza voler qui ripercorrere tale vastissima bibliografia, mi limito a citare - oltre ai famosi Voyages dans les Alpes di Horace-Bénédicte De Saussure - il prezioso volume di Gabriel Lory Voyage pittoresque dans la Vallée de Chamouni et autour du Mont Blanc, edito a Parigi nel 1826, che contiene dodici tavole relative alla Valle d'Aosta. Alcune stampe tratte dall'opera, acquistate dall'Amministrazione regionale sul mercato antiquario negli anni Ottanta, bene esemplificano l'iconografia delle acque montane. Si tratta di due incisioni in rame a colori, intitolate "Vue des Jorasses et de la Vallée d'Entrèves" e "Vue des Jorasses prise du Val Ferret", entrambe su disegno di Lory, firmate rispettivamente da Thales Fielding e Daniel-Thomas Egerton.
Continuando questa panoramica - necessariamente breve e frammentaria - sul tema delle acque nelle opere grafiche di proprietà regionale, occorre segnalare due litografie realizzate su disegno del piemontese Enrico Gonin (1798-1870). Ad una suggestiva illustrazione della cascata di Vert, nei pressi della frazione di Grand-Vert a Donnas, datata 1837 e incisa da Doyen e Aiello per i tipi dell'editore torinese Marietti, possiamo accostare una veduta dell'imbocco della Valle d'Aosta, riferibile allo stesso anno, che pone in primo piano il calmo dispiegarsi delle acque della Dora Baltea, nelle vicinanze di Bard.
Un'analoga sensibilità al fascino delle acque emerge in una raffinata acquatinta, di recente acquisizione, datata 1832 e firmata dall'incisore William Linton, in cui la veduta prospettica di un tratto della Valle centrale, con i castelli di Ussel e Cly, privilegia la rappresentazione del fiume.
Anche alcune opere grafiche del Novecento presenti nelle raccolte della Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d'Aosta rivelano l'attenzione degli artisti verso le acque. Due tavole del torinese Carlo Morgari (1888-1970), raffiguranti un mulino ad acqua ed il corso di un torrente, possono essere inserite in questo percorso. Esponente di una nota famiglia di artisti, Morgari fu attivo soprattutto nell'ambito della pittura sacra ed eseguì alcuni interventi nelle chiese di Brusson, Challant-Saint-Anselme e nella Collegiata dei Santi Pietro e Orso di Aosta. I due delicati pastelli su carta azzurra, ascrivibili agli anni Venti, rivelano, pur nell'adesione alla rappresentazione realistica dei soggetti, una certa propensione dell'autore al decorativismo.
Per concludere questo breve excursus sul tema delle acque montane nell'arte, così come emerge nelle Collezioni regionali, è d'obbligo citare i dipinti di Italo Mus, "il più grande pittore italiano moderno della montagna", secondo una definizione di Luciano Proverbio. Benché le acque non costituiscano un soggetto privilegiato nell'opera del pittore valdostano, è comunque interessante evidenziare titoli quali "Cascata presso Courmayeur", "Il lago Blu", databile agli anni Venti, "La cascata di Lillaz", riferibile agli anni della maturità, oppure "Il volo dei corvi sulla neve", che vede i rivoli di un ruscello tra i prati innevati. Le opere citate sono tutte di proprietà privata, ma anche la Regione Autonoma Valle d'Aosta possiede un consistente nucleo di opere pittoriche del maestro di Châtillon.
Uno splendido dipinto ad olio su masonite, databile alla fine degli anni Trenta ed intitolato "Ponte delle capre", raffigura uno specchio d'acqua pressoché immobile, mentre le onde del fiume lambiscono i massi rocciosi collegati da un'esile passerella in legno. L'opera, caratterizzata da una composizione verticale e da un caldo cromatismo autunnale, denota la sensibilità dell'artista verso il dato naturale e, al di là della qualità artistica, riveste un interesse storico, poiché documenta come si presentava all'osservatore un tratto del fondovalle ormai completamente trasformato in seguito alla costruzione dell'autostrada.
Il corso della Dora Baltea compare infine in due dipinti ad olio, appartenenti alla serie dei "Castelli valdostani", intitolati "Il castello di Ussel" (1940) e "Forte di Bard" (1933). Quest'ultimo, eseguito con pennellate corpose e nitidi accostamenti tonali, vede il forte stagliarsi tra gli scuri volumi delle montagne sullo sfondo e la pacata luminosità del fiume in primo piano. Ancora una volta emerge l'adesione di Mus ai temi della natura, unita alla capacità di rendere le vibranti atmosfere di una regione di montagna in cui le acque rivestono un ruolo di grande rilievo.

Desidero ringraziare la dott.ssa Cristina Costa Laia e Nives Raisin per la preziosa collaborazione nel reperimento e nella duplicazione del materiale iconografico.

Bibliografia essenziale:

- E. Aubert, La Vallée d'Aoste, Paris, Amyot, 1860;
- W. Brockedon, Illustrations of the passes of the Alps, London, 1828-1829;
- J.P. Cockburn, Views in the Valley of Aosta, London 1823;
- M. Cuaz, Valle d'Aosta. Storia di un'immagine, Roma-Bari, Laterza, 1994;
- Dizionario enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani, Torino, Bolaffi, 1972-1976;
- Italo Mus. De nouveau sous le soleil, catalogo a cura di Janus e A. Ugliano, Aosta, Musumeci, 1987;
- Italo Mus, mostra a cura di G. Bruno e L. Proverbio, (Società Promotrice delle belle arti in Torino, luglio-agosto 1992), Aosta, Regione Autonoma Valle d'Aosta, 1992;
- G.L. Lory, Voyage pittoresque dans la Vallée de Chamouni et autour du Mont Blanc, Paris, d'Ostervald, 1826;
- P. Malvezzi (a cura di), Viaggiatori inglesi in Valle d'Aosta (1800-1860), Milano, Edizioni di Comunità, 1972;
- A. Peyrot, La Valle d'Aosta nei secoli. Vedute e piante dal IV al XIX secolo, Torino, Tipografia Torinese, 1972;
- A. Peyrot, Immagini della Valle d'Aosta nei secoli. Vedute e piante dal XVI al XIX secolo, Torino, Tipografia Torinese, 1983;
- J. Simler, De Alpibus Commentarius, Zürich, Froschauer, 1574 (trad. italiana a cura di F. Ardito, Firenze, Giunti, 1990);
- Valle d'Aosta nelle immagini dei viaggiatori dell'800. Collezione della Soprintendenza per i beni culturali della Regione Autonoma Valle d'Aosta, Castello di Verrès, catalogo della mostra a cura di A. Peyrot, Aosta 1986.
   
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