PIANO ARIA
Per quello che riguarda le emissioni da attività produttive, ogni impianto che prevede per le proprie lavorazioni un’emissione in atmosfera deve ottenere dalla Regione l’autorizzazione preventiva allo scarico degli inquinanti generati dalla propria attività.
IMPEGNO DELLE INDUSTRIE PER L’AMBIENTE
di Edda Crosa
Il Consiglio regionale sarà chiamato a breve ad approvare il piano regionale per il risanamento, il miglioramento e il mantenimento della qualità dell'aria.
Il documento, partendo dall’esame dei dati raccolti, contiene le azioni e gli interventi necessari ad assicurare i valori di qualità dell’aria entro i termini temporali ed i valori limite definiti dalla normativa europea e nazionale.
In Valle d’Aosta il controllo della qualità dell’aria è operativo da 20 anni. Questo monitoraggio da parte dell’Arpa ha permesso di avere un database informativo sullo stato di qualità dell'aria, di conoscere le emissioni prodotte dalle varie fonti di inquinamento, di individuare le aree maggiormente inquinanti e di configurare gli scenari futuri che sono alla base delle scelte operate dalla Regione nell’ambito del piano.
Dall’elaborazione dei dati dell’Arpa si evidenzia una maggiore concentrazione di emissioni inquinanti nelle aree lungo il solco della valle principale, dove sono concentrati i più grandi nuclei abitativi, le principali arterie viarie e le maggiori attività produttive, commerciali e industriali.
Le azioni previste nel piano andranno obbligatoriamente ad incidere sui fattori di pressione: traffico e viabilità, ma anche emissioni industriali.
Le azioni sono state individuate attraverso un’attività di cooperazione e sinergia con gli enti, le istituzioni ed i soggetti direttamente responsabili dell'attuazione delle azioni necessarie per il mantenimento/miglioramento della qualità dell'aria, al fine di giungere al più ampio consenso possibile.

Sorgenti inquinanti e industria

Nell’ultimo decennio sono stati attuati notevoli miglioramenti nell’industria, per quello che riguarda le emissioni delle sostanze inquinanti, e con gradualità le cause principali d’impatto ambientale si sono spostate dall’industria verso le cosiddette sorgenti diffuse d’inquinamento (come il consumo di sostanze chimiche per il traffico e per le attività domestiche).
Il settore industriale contribuisce quindi in maniera limitata a queste specifiche emergenze, ma occorre evitare che, per dare soluzione alle problematiche sulla qualità dell’aria, vengano richiesti limiti molto drastici alle emissioni degli impianti industriali.
Per quello che riguarda le emissioni da attività produttive, va detto che ogni impianto che prevede per le proprie lavorazioni un’emissione in atmosfera deve ottenere dalla Regione l’autorizzazione preventiva allo scarico degli inquinanti generati dalla propria attività.
Le attività a ridotto inquinamento atmosferico possono accedere ad una procedura semplificata (autocertificazione), le attività ad inquinamento atmosferico poco significativo sono esenti da autorizzazione.
Nella nostra regione sono solo quattro le attività industriali che risultano assoggettate all’autorizzazione integrata ambientale e l’applicazione delle migliori tecnologie in ambito IPPC genererà sicuramente una riduzione dei flussi inquinanti, qualora sarà possibile operare degli interventi migliorativi sulle tecnologie esistenti.

Le proposte dell’industria

Il coinvolgimento di Confindustria Valle d’Aosta nella fase di predisposizione del piano ha permesso individuare delle modifiche che nascono da reali difficoltà incontrate dalle imprese e che possono essere superate senza incidere sull’efficacia delle azioni di tutela, permettendo, nel contempo, di migliorare la competitività delle industrie valdostane, nel pieno rispetto della normativa comunitaria.
Gli sforzi che le imprese stanno sostenendo per il miglioramento delle emissioni dai propri impianti sono elevati e lasciano infatti poco spazio ad aggiuntivi interventi tecnici o tecnologici di abbattimento delle emissioni.
Nella definizione degli strumenti di attuazione del piano dovranno essere tenuti presenti alcuni principi e strumenti validi che possono affiancare ed integrare le tradizionali fonti normative.

Proporzionalità
Concerne la correttezza del rapporto tra il rischio e il costo (economico/sociale) della misura proposta. Si deve infatti considerare che ogni attività umana comporta un sia pur piccolo rischio, che si deve cercare di contenere, ma che può risultare impossibile azzerare se non a costi insopportabili. Le misure eventualmente da adottare dovranno quindi essere proporzionali, basate su un esame dei potenziali vantaggi ed oneri dell’azione, non discriminatorie, coerenti e soggette a revisione alla luce dei nuovi dati scientifici.
Solo così si possono conciliare le esigenze di protezione ambientale con gli interessi economici e sociali sottesi a determinate attività e si evita che l’applicazione del principio della precauzione conduca a conseguenze paralizzanti per l’economia e la società.

Buone pratiche
Promuovere e diffondere le cosiddette buone pratiche ambientali affinché siano adottate dalle imprese su base volontaria.

Accordi volontari
Lo strumento della negoziazione tra Pubblica Amministrazione e soggetti privati è riconosciuto a livello comunitario nel campo delle politiche dell’ambiente. Gli accordi di programma per le loro caratteristiche di flessibilità ed efficacia, in particolare per la gestione di situazioni complesse, rappresentano uno degli strumenti più aderenti alle reali esigenze di tutela ambientale. Qualche iniziativa in tal senso è già stata avviata.

Omogeneità dei comportamenti
Garantire comportamenti omogenei tra i vari soggetti competenti al controllo, significa avere certezza delle competenze e dei tempi di applicazione.

Trasparenza e chiarezza
La normativa deve essere costruita in modo da essereaccolta e sostenuta da tutti gli attori coinvolti, occorre assicurare massima trasparenza e chiarezza nelle decisioni amministrative e individuare meccanismi premiali per le situazioni che lo richiedono. Il tavolo tecnico di lavoro per il rilascio dell’autorizzazione integrale ambientale che è stato costituito tra l’Ufficio Tutela dell’Ambiente della Regione, Arpa, Confindustria Valle d’Aosta e le imprese interessate costituisce un buon esempio di come possono lavorare insieme controllori e controllati, con l’obiettivo comune di migliorare la qualità dell’ambiente nella nostra regione, tenendo conto che l’ambiente rappresenta per l’industria un importante fattore di costo, ma può anche essere una forte spinta per l’innovazione e una grande opportunità di crescita, ma molto dipende dal quadro giuridico in cui l’industria si trova ad operare.

Nello specifico ecco alcune delle richieste che Confindustria ha formulato:
• la realizzazione di un biglietto integrato parcheggio/navetta con una tecnologia compatibile con quella in uso presso le aziende di trasporto pubblico su gomma, basato su una tessera elettronica a microprocessore con tecnologia senza contatto; così si evita un notevole dispendio di costi e di tempo per l’installazione dei POS e la lettura della carta attraverso gli stessi;
• l’introduzione di nuove tecnologie per l’informazione su percorsi e orari (siti web, paline intelligenti, info via gsm, ecc.), perché il potenziamento e la divulgazione di informazioni attraverso il solo materiale cartaceo appare oggi insufficiente per gli obiettivi che si intendono raggiungere;
• una serie di azioni per la regolamentazione della distribuzione delle merci nel centro di Aosta: limitazioni dell’ingresso per portate superiori ai 35 Q, numero minimo di consegne per accesso alle ZTL, individuazione dei soggetti che sono autorizzati a posteggiare nelle zone riservate al carico e scarico merci, limitazioni delle deroghe;
• l’inserimento di clausole specifiche relative al rinnovo tecnologico del parco circolante nei prossimi bandi di gara per l’affidamento dei servizi di trasporto pubblico;
• la revisione della LR n. 6/2003 in modo da prevedere delle specifiche misure di sostegno per gli investimenti ambientali;
• prevedere tariffe differenziate per l’accesso al Traforo del Monte Bianco per i mezzi pesanti, in modo da diluire il traffico in modo più omogeneo nell’arco delle 24 ore.

Considerazioni finali

Nel nostro Paese c’è la presenza di disposizioni in materia ambientale spesso non coordinate tra loro, non proporzionale agli scopi che si prefiggono, difficili da interpretare e da applicare. Per assicurare un elevato livello di tutela dell’ambiente in un contesto di sviluppo sostenibile è necessario avere una struttura giuridica coerente, omogenea, semplice, applicabile, efficace.
L’industria crede se si possano scrivere norme buone per l’ambiente che siano buone anche per le attività produttive. Quando non è così, gli stessi obiettivi ambientali sono messi a rischio.
   
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