Aosta
Il bike sharing costituisce uno degli strumenti di mobilità sostenibile a disposizione delle Amministrazioni per aumentare il ricorso ai mezzi di trasporto, integrandoli alle biciclette condivise per i tratti di prossimità, ove autobus, tram e metropolitane non possono arrivare.
IL SERVIZIO DI BIKE SHARING
a cura dell’UFFICIO STAMPA DEL COMUNE DI AOSTA

Attorno alla metà di marzo torneranno nelle strade, dopo il tradizionale ricovero per il periodo invernale, le biciclette del servizio di bike sharing promosso dal Comune di Aosta. L’iniziativa, denominata “C’entro in bici”, è ormai una realtà concreta da quasi sei anni. Il presupposto su cui essa si fonda è semplice: l’Amministrazione mette a disposizione dei cittadini, in forma gratuita, delle biciclette, prelevabili da rastrelliere situate in punti periferici della città, normalmente prossimi a parcheggi, disincentivando quindi l’accesso al centro con automezzi privati.
 

Le origini

Le bici destinate al servizio.Tale esperienza ebbe inizio nell’aprile 2005, con una sperimentazione di tre mesi. Al termine di tale periodo, visto il gradimento dei cittadini, venne confermata. Inizialmente, le bici pubbliche erano ventotto, dislocate su sei diversi cicloparcheggi (in via Paravera, in piazza Mazzini, all’arco d’Augusto, in via Parigi, in corso Battaglione e nel parcheggio dell’ex portineria “Cogne”). L’Amministrazione iniziò quindi una campagna informativa e di distribuzione alla popolazione, in maniera del tutto gratuita e a fronte del semplice versamento di una cauzione, delle chiavi che consentono lo sganciamento delle biciclette dalle rastrelliere.
 

Quali velocipedi?

Le bici destinate al servizio sono appositamente progettate per questo tipo di utilizzo: di fattura molto robusta, hanno gomme piene e telaio dal disegno esclusivo, che le rende immediatamente riconoscibili e, di conseguenza, poco appetibili per il furto (anche perché i pezzi di ricambio non sono standard e non si trovano facilmente sul libero mercato). Nell’aderire al progetto, Aosta è entrata così a far parte di un circuito che comprende oggi altre novantaquattro città italiane. Il vantaggio è rappresentato dal fatto che la chiave personale consegnata al cittadino è utilizzabile anche nelle altre città facenti parte della rete. Per sapere di più su questo aspetto, è possibile visitare il sito Internet: http://www.centroinbici.it/.
 

“C’entro in bici” nel 2011

Visto l’interesse crescente manifestato dai cittadini, nel tempo, il servizio è stato potenziato, incrementando il parco delle bici pubbliche sino ad arrivare a quaranta unità. Le rastrelliere dalle quali prelevarle si trovano in: piazza Ducler, in via Parigi (al parcheggio Gotrau), in piazza Arco d’Augusto, in via Carrel (al terminal bus), in via Paravera (con due postazioni: una all’entrata del sottopassaggio ferroviario e l’altra nei pressi dello sportello bancomat della banca Unicredit), in place de l’Ancien Abattoir, al parcheggio della Consolata e nell’area Camper di via Caduti del Lavoro. Complessivamente, sono circa settecento le chiavi richieste dall’attivazione di “C’entro in bici” e, al momento, non si prevede di distribuirne altre. Per informazioni, è comunque possibile contattare l’Ufficio Traffico al numero telefonico 0165/300560.
 

Le condizioni

Le regole che disciplinano il servizio sono semplici. Con la propria chiave è possibile prelevare la bici da qualsiasi postazione, ma va riportata nello stesso luogo ove è stata prelevata. Il servizio può essere fruito dalle 7.30 alle 20 di ogni giorno, compresi sabato e domenica. Nel caso di eventuali soste, la bici va chiusa con l’apposito cavo antifurto. Qualora venga comunque rubata, o si smarrisca la chiave personale, dovrà essere presentata prontamente una denuncia alla Polizia Locale. In termini generali, la bicicletta va condotta ed utilizzata nel rispetto delle norme sulla circolazione stradale e osservando i principi di prudenza e tutela dei diritti altrui.
 

La responsabilità dell’utente

Offrire un servizio gratuito deve comunque prevedere delle forme di responsabilizzazione degli utilizzatori. Nel caso di “C’entro in bici”, esse sono rappresentate da alcune penali, dovute dal titolare della chiave, nel caso di scarsa diligenza o di mancato rispetto delle regole. Nel dettaglio, l’utente è tenuto a corrispondere cinque Euro per lo smarrimento della chiave personale di sganciamento, o per l’uso della bicicletta al di fuori dell’orario consentito. Sei Euro è la penale stabilita, invece, qualora venga smarrita la chiave del cavo antifurto della bici, mentre la massima sanzione, stimata nella misura di dieci Euro, è dovuta nel caso di abbandono della bicicletta senza averla assicurata con l’apposito sistema di chiusura. Inoltre, colui che usa la bicicletta, qualora provochi danni dovuti a negligenza – a sé, ad altri, o al ciclo – è tenuto a rifonderli. È pertanto importante, visto questo profilo di responsabilità, che l’uso sia strettamente personale.
 

I vantaggi

Come già accennato, usare la bicicletta negli spostamenti urbani fa bene alla città, perché non produce inquinamento e riduce la pressione del traffico. Inoltre, la bici occupa poco spazio ed è quindi semplice trovare un parcheggio agevole, senza contare i vantaggi in termini di salute personale (per quanto possa trattarsi di spostamenti brevi, si tratta comunque sempre di attività fisica!).
 

La filosofia

Oltre ai vantaggi di carattere ambientale, il bike sharing costituisce uno degli strumenti di mobilità sostenibile a disposizione delle Amministrazioni per aumentare il ricorso ai mezzi di trasporto, integrandoli alle biciclette condivise per i tratti di prossimità, ove autobus, tram e metropolitane non possono arrivare. Questo servizio rappresenta quindi una possibile soluzione al problema dell’“ultimo chilometro”, ovvero quel tratto di percorso che separa la fermata del mezzo pubblico alla destinazione finale dell’utente.
 

Guardandosi attorno

Le esperienze di bici pubbliche in Italia hanno avuto inizio negli anni 2000. Aosta ha quindi abbracciato questa scelta dagli esordi. Le città in cui il bike sharing è attivo, allo scorso maggio, erano 132. La diffusione del servizio presenta una certa omogeneità, dal momento che lo si trova sia nelle aree metropolitane (come Milano, Roma e Torino), sia nelle grandi città (Brescia è un esempio), sia in cittadine più piccole del capoluogo regionale.
Vi sono poi affiliazioni sovra-comunali che, per la significatività del progetto attuato, meritano di essere citate. Tra queste, quella della zona centro-occidentale della Provincia di Torino. Dal settembre del 2008, “BicinComune” ha all’attivo ventidue stazioni di distribuzione sul territorio, tra Collegno, Grugliasco, Rivoli, Venaria Reale, Alpignano e Druento, al servizio di un bacino d’utenza di quasi duecentomila residenti. È possibile prelevare e riconsegnare le biciclette in uno qualunque dei comuni aderenti, anche se diverso dalla località di partenza.
Oltre alle caratteristiche e all’ampiezza delle zone coperte, i servizi di bike sharing si differenziano per vari aspetti, come la capillarità delle stazioni, i piani tariffari (in alcuni casi è richiesto all’utente il pagamento di una tariffa di fruizione), le modalità di utilizzo e restituzione dei mezzi forniti e la loro tipologia. A tal proposito, interessante è l’opportunità offerta a Genova, con la possibilità di prelevare biciclette elettriche che aiutano a superare i numerosi dislivelli della città.
In Italia, comunque, il bike sharing non ha ancora raggiunto la popolarità di altre realtà europee (per lo meno, per quanto attiene lo sviluppo e la quantità di utilizzatori). Milano è l’unico caso comparabile, ma i dati dicono di un rapporto tra bici disponibili e numero di abitanti di 1/1000, mentre a Parigi è di 1/100 (il “Vélib’” attivato nella capitale francese è, peraltro, uno dei casi di maggior successo, assieme al “Bicing” di Barcellona).

   
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