PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE
LA STRUTTURA DEL PIANO

I torrenti sono un elemento dinamico che erodono la montagna e ne trasportano a valle il materiale (foto Katia Chiarello).Il Piano regionale di Tutela delle acque (che sarà indicato nel seguito come "Piano") è costituito dai seguenti documenti:

a) la RELAZIONE GENERALE, articolata in:
- relazione illustrativa, che fornisce il quadro descrittivo generale della struttura e dei caratteri del Piano, esponendo in modo sintetico i contenuti descritti analiticamente nelle monografie di bacino idrografico ed evidenziando le motivazioni delle scelte operate e indica gli obiettivi, le linee di azione e le modalità di attuazione;
- relazione di sintesi, che ha lo scopo di informare il largo pubblico sui contenuti e sugli effetti del Piano, avente le caratteristiche di sintesi non tecnica in linea con la direttiva europea 2001/42/CE;

b) le MONOGRAFIE contenenti per ciascun bacino idrografico la relativa caratterizzazione, le criticità riscontrate e le specifiche misure di tutela;

c) le NORME di attuazione del Piano, e relativi ALLEGATI TEMATICI, che ne costituiscono parte integrante, e che contengono le indicazioni tecnico-amministrative concernenti, in una prima versione, le modalità di determinazione e di applicazione del Deflusso Minimo Vitale;

d) le TAVOLE DI PIANO, riprodotte in scala 1:250.000 per gli aspetti generali, in scala 1:100.000 per quanto riguarda le linee di azione, ed infine in scala 1:10.000, con riferimento a ciascun bacino idrografico di corpo idrico significativo, per le parti di dettaglio (queste cartografie costituiscono parte integrante delle monografie di bacino).

Il Piano è redatto ai sensi dell'art. 44, commi 3 e 4, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modificazioni e integrazioni, e in attuazione delle Direttive Comunitarie in materia di acque.
Ad esso è riconosciuta la natura di piano stralcio territoriale e di settore del Piano di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989 n. 183; come tale, il Piano si colloca, nella gerarchia delle pianificazioni del territorio, come atto sovraordinato cui devono coordinarsi e conformarsi i piani ed i programmi nazionali, regionali e degli enti locali in materia di sviluppo economico, uso del suolo e tutela ambientale.
Il Piano ha quindi carattere strategico, in quanto documento di pianificazione generale di livello regionale, ma deve essere in grado anche di dar rilievo alle peculiarità locali, coerentemente con il principio di sussidiarietà, sulla base di obiettivi e priorità a scala di bacino individuati dalle relative Autorità di Bacino (del Fiume Po per la Valle d'Aosta).
Il Piano definisce il sistema delle azioni, degli interventi, delle regole e dei comportamenti finalizzati alla tutela della qualità ambientale del sistema idrico nel quale si integrano misure per la tutela qualitativa e quantitativa della risorsa idrica.


L'ambito di analisi e di intervento riguarda le diverse tipologie di corpo idrico e quindi: corsi d'acqua superficiali, laghi, zone umide e acquiferi sotterranei (sorgenti e falde sotterranee).

È necessario sottolineare che, anche se oggetto di studio sulla base dei parametri del decreto legislativo n. 152/1999 sarebbe il solo corso della Dora Baltea, è stata precisa scelta dell'Amministrazione quella di ampliare la gamma dei corpi idrici cosiddetti significativi oggetto di valutazione e di monitoraggio, vuoi per motivi di continuità storica, vuoi per la particolare vocazione turistica della regione, o ancora per il tipo di utilizzo (ad esempio le falde sotterranee).

Inoltre sono definiti di particolare pregio i corpi idrici per i quali attivare misure di tutela specifica ai fini dell'attuazione delle misure previste dal Piano.

Tale classificazione comprende le acque a specifica destinazione (acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, acque destinate alla balneazione, acque dolci che richiedono protezione e miglioramento per essere idonee alla vita dei pesci, acque destinate ad usi ricreativi) per le quali sono da perseguire specifici obiettivi di qualità funzionale.

Si considerano "di particolare pregio" anche i corpi idrici ricadenti in aree di rilevante interesse ambientale e naturalistico, in particolare quelli localizzati in aree protette nazionali e regionali o in aree individuate in relazione a specifiche esigenze di tutela ambientale o di protezione degli habitat e delle specie. Sono in questo modo individuate aree di specifica valenza naturalistica da sottoporre a specifica azione di tutela, al fine di proteggere gli ecosistemi acquatici mantenendo le componenti biologiche che da essi dipendono.

Sul territorio valdostano sono stati individuati i seguenti corpi idrici di particolare pregio:

. Dora di Vény e Dora di Ferret;
. Torrente Savara;
. Torrente Grand'Eyvia;
. Dora di Rhêmes;
. Torrente Chalamy;
. Torrente Ayasse;
. i laghi e le zone umide di cui all'art. 40 del Piano Territoriale Paesistico regionale;
. i laghi e le zone umide di cui all'art. 34 della legge regionale n. 11/1998.

Per i corpi idrici così classificati, il Piano individua gli obiettivi cosiddetti di qualità ambientale e per specifica destinazione dei corpi idrici e le misure di tutela qualitative e quantitative, tra loro integrate e coordinate, nonché gli interventi volti a garantire il loro raggiungimento o mantenimento per bacino idrografico.

Il Piano è infatti un progetto che compendia obiettivi sia di livello generale sia specifici da raggiungere mediante interventi operativi concreti, in cui fattore quantitativo e fattore qualitativo si combinano sovrapponendo i rispettivi effetti.

Il raggiungimento degli obiettivi di qualità è perseguito attraverso azioni integrate su più livelli: disciplina dei rilasci e regolamentazione delle utenze attuali e potenziali, risanamento dei centri inquinanti, tutela degli habitat di pregio, rinaturalizzazione degli ambienti alterati, ecc.. In talune situazioni di degrado ambientale sarà possibile intervenire o mirando ad una riqualificazione delle sponde o, eventualmente, solo ad un maggiore rilascio di acqua nel tratto a monte del corso d'acqua considerato.
Lo stato del sistema complessivo così rappresentato permette di ipotizzare possibili futuri scenari, pur non dimenticando che il sistema "natura" ha tempi di reazione molto lunghi: il risultato oggi sotto i nostri occhi è infatti dovuto a modificazioni avvenute nel tempo come conseguenza di impatti molto diversi. Ciò comporta la necessità di guardare al futuro pensando che le attuali ipotesi di progetto potrebbero dover essere rivisitate alla luce di nuovi elementi conoscitivi.

Nasce pertanto l'esigenza di pianificare, attraverso le fasi di monitoraggio, l'immissione nel Piano stesso dei risultati che si otterranno applicando le politiche di uso del territorio o della risorsa, al fine di verificare l'efficacia delle stesse linee di azione programmate, in un continuo processo di feed-back.

D'altra parte, l'elemento acqua interagisce con molteplici aspetti della nostra vita quotidiana e pertanto la sua salvaguardia dipende anche da un uso più consapevole del territorio. Per questo, alcune delle linee di azione individuate dovranno trovare una maggiore specificazione sia nei Piani regolatori comunali in corso di adeguamento al Piano Territoriale Paesistico, sia, ad esempio, nella revisione del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013.

Nel perseguimento di tale disegno, il Piano parte da una raccolta analitica di dati dai quali derivano indicatori relativi sia all'elemento acqua - nei suoi aspetti qualitativi e quantitativi - sia all'ecosistema dell'ambiente circostante.
   
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