RELAZIONE STATO DELL'AMBIENTE
Il monitoraggio delle acque sotterranee è mirato a valutare periodicamente sia gli aspetti qualitativi che quelli quantitativi delle acque circolanti nel sottosuolo, a prescindere dall’utilizzo delle stesse.
SUOLO, SOTTOSUOLO E FALDA ACQUIFERA
di Pietro Capodaglio
Il materiale di risulta di un carotaggio.Le attività dell’ARPA nell’ambito del sottosuolo riguardano essenzialmente due tematiche principali - le acque sotterranee ed i siti contaminati - che si avvalgono in linea di massima dei medesimi mezzi di investigazione, cioè per lo più normali pozzi per acqua o appositi sondaggi di piccolo diametro dedicati unicamente al monitoraggio ambientale (piezometri).
Il monitoraggio delle acque sotterranee è analogo a quello sulle acque superficiali, normato anch’esso dal D.Lgs. 152/99, ed è mirato a valutare periodicamente sia gli aspetti qualitativi che quelli quantitativi delle acque circolanti nel sottosuolo, a prescindere dall’utilizzo delle stesse (uso potabile, irrigazione...). In Valle d’Aosta esso è applicato da 2-3 anni sulle tre porzioni di territorio sedi delle falde acquifere più significative e con maggiore presenza di pozzi: piana di Aosta, piana di Issogne- Verrès-Arnad e piana di Donnas- Pont-Saint-Martin.
Nel caso dei siti contaminati invece le attività consistono principalmente nel controllo e nella validazione dal punto di vista tecnico delle varie operazioni (scavo di sondaggi, prelievi di acque e di suolo) da effettuare in fase di indagine e di bonifica. Al tematismo dei siti contaminati è strettamente connesso inoltre quello dei serbatoi interrati.
Queste attività, pur essendo regolamentate da normative ben distinte e pur avendo una diversa rilevanza penale (molto maggiore nel caso dei siti contaminati) sono di fatto intimamente correlate, in quanto la qualità della risorsa idrica sotterranea può essere pesantemente influenzata dalle attività antropiche.
Di seguito vengono brevemente illustrati i quattro indicatori ambientali relativi al sottosuolo presentati nella Relazione sullo Stato dell’Ambiente.

Indice SCAS

Stato chimico delle acque sotterranee. Piana di Aosta.Esprime sinteticamente la qualità chimica delle acque di falda, mediante l’attribuzione di “classi di qualità” a ciascun punto di monitoraggio campionato (pozzo o piezometro) e quindi all’acquifero.
In particolare il D.Lgs. 152/99 prevede 4 classi di qualità: dalla classe 1, indice di assenza di inquinamento antropico, alla classe 4 (marcata contaminazione delle acque di falda). È inoltre contemplata una classe 0 per uno “stato particolare” dell’acquifero, dovuto alla presenza per fattori esclusivamente naturali di sostanze definibili come inquinanti.
Sul territorio regionale le prime indicazioni sulla qualità della falda sono le seguenti:

• in bassa valle (piane di Verrès-Issogne-Arnad e di Donnas-Pont- Saint-Martin) la qualità delle acque è buona; si verifica talora l’attribuzione della classe 0 causa la presenza ad esempio di Nichel in concentrazioni relativamente alte, comunque ascrivibili a fattori geologici e non preoccupanti;

• nel caso della piana di Aosta la maggior parte dei punti è classificabile nella classe 2 del D.Lgs. 152/99; tuttavia all’interno del perimetro dell’area industriale Cogne Acciai Speciali – ex Cogne si evidenzia un inquinamento diffuso da Cromo VI e, più localmente, da altri composti quali fluoruri e Nichel. I pozzi ad uso idropotabile del comune di Aosta, ubicati a monte, non sono interessati da tale problema.

Misure di livello della falda freatica

L’indicatore consiste nelle misure “quantitative” sulle acque sotterranee, effettuate su pozzi e piezometri mediante apposita sonda (freatimetro) che rileva la profondità della tavola d’acqua rispetto al piano campagna (soggiacenza della falda).
L’elaborazione del dato misurato in campo, espresso in metri dal piano campagna, è finalizzato innanzitutto a definire l’andamento e la morfologia della falda, nonché le sue escursioni stagionali e pluriennali; a tale proposito vengono elaborate cartografie specifiche (carte della soggiacenza, carte delle isofreatiche). Inoltre le misure di livello sono finalizzate anche alla previsione delle risorse idriche quantitativamente disponibili; a tale fine anche per questo indicatore sono previste dal D.Lgs. 152/99 quattro classi, per la definizione delle quali sono necessarie però serie storiche di misura piuttosto lunghe (almeno decennali), non ancora disponibili sul nostro territorio.
In particolare per quanto riguarda la bassa valle si hanno solo circa 2 anni di misure, del tutto insufficienti per delineare dei trend significativi; per la piana di Aosta (misure iniziate nel 2001) si rileva che:

• il massimo innalzamento freatimetrico coincide con il periodo estivo, il minimo con aprile-maggio;

• la soggiacenza è minima nella zona orientale della piana e massima nella zona di Aosta nord e di Sarre (> 25 m); analogamente l’escursione stagionale è molto marcata nella zona di Aosta ovest (> 5 m di escursione) e invece molto bassa (intorno a 1 m) nella zona di Brissogne;

• la direzione di deflusso della falda freatica è orientata da ovest verso est, mantenendosi all’incirca parallela all’asse della Dora Baltea.

Siti contaminati

Secondo la normativa di riferimento (DM 471/99), i siti contaminati sono aree in cui è presente, a causa di attività antropiche in corso o verificatesi in passato, una contaminazione del sottosuolo e/o delle acque sotterranee, in concentrazioni superiori a determinati valori massimi tabellari.
La loro esistenza deve essere di norma accertata mediante apposite indagini geologiche e chimiche.
La scala e l’entità dei siti contaminati sono estremamente varie, essendo funzione di diversi fattori (tipo di attività, quantità e caratteristiche dell’inquinante, comparti ambientali interessati, geologia...)
Una volta accertata la presenza di un sito contaminato, possono essere attuati dapprima interventi di messa in sicurezza, quindi di bonifica e ripristino ambientale; le operazioni di bonifica possono andare dalla semplice rimozione del terreno contaminato e suo conferimento in discarica sino all’applicazione di particolari tecnologie chimico-fisiche.
In Valle d’Aosta emerge una situazione complessivamente poco pesante, se rapportata a quella di altre regioni a densità industriale decisamente maggiore. Tuttavia bisogna considerare che il territorio di fondovalle risulta particolarmente vulnerabile nei confronti di fenomeni di contaminazione sul sottosuolo; pertanto anche un evento inquinante di piccola entità potrebbe dare luogo ad una contaminazione importante, ad es. se avvenuta nei pressi di un pozzo ad uso idropotabile.

Serbatoi interrati

I serbatoi interrati, per lo stoccaggio principalmente di idrocarburi, rappresentano dal punto di vista ambientale una delle maggiori potenziali fonti di contaminazione puntuale per il suolo e gli acquiferi, in caso di perdite per foratura - o sversamenti in fase di riempimento - specie da parte di serbatoi vetusti.
Nel futuro, con la progressiva sostituzione del parco serbatoi in atto da parte delle principali compagnie petrolifere, il rischio d’inquinamento per il sottosuolo è destinato a diminuire grazie ai severi requisiti di sicurezza ora adottati (doppia parete, sistema di rilevamento perdite...).
La verifica dell’integrità dei serbatoi può essere fatta mediante prove di tenuta, mediante sondaggi nel terreno circostante o infine valutando direttamente l’eventuale presenza di contaminazione sul sottosuolo al momento della rimozione del serbatoio.
L’ARPA detiene un catasto regionale dei serbatoi interrati compilato in base alle denunce presentate dai gestori dei serbatoi ai sensi del DM 246/99 (non più in vigore), che evidenzia la presenza sul territorio regionale di quasi 800 serbatoi.
   
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