Speciale V.I.A.
La Valle d’Aosta, per la sua morfologia alpina e per la ricchezza della risorsa acqua rappresenta un territorio particolarmente favorevole per il funzionamento delle centrali idroelettriche, ampiamente diffuse nel corso degli anni.
LE CENTRALINE IDROELETTRICHE
di PAOLO BAGNOD
Dirigente del Servizio valutazione ambientale.
La produzione di energia da fonti rinnovabili, come appunto quella ottenibile dall’acqua mediante centrali idroelettriche, rappresenta una tipologia di opera sottoposta a VIA con una certa frequenza, soprattutto negli ultimi anni. In un paese come il nostro, pesantemente dipendente da fonti straniere per l’aspetto energia, riuscire a ridurne l’importazione, spesso molto onerosa, rappresenta senza ombra di dubbio un obiettivo strategico. Una delle fonti di energia rinnovabile più antica e diffusa è rappresentata per l’appunto dall’idroelettrico, ormai diffuso da oltre un secolo. La Valle d’Aosta, per la sua morfologia alpina e per la ricchezza della risorsa acqua, grazie alla presenza di numerosi ghiacciai (anche se in fase di decrescita negli ultimi anni), rappresenta un territorio particolarmente favorevole per questo tipo di tecnologia, che si è, in effetti, ampiamente diffusa nel corso degli anni.Il Torrente Savara. Gli incentivi statali sulla produzione di energia da fonti rinnovabili hanno fatto sì che la realizzazione di queste opere diventasse un investimento economicamente molto vantaggioso, e di conseguenza il numero di pratiche, nel corso dei venti anni di applicazione della VIA, ha subito delle fluttuazioni sensibili proprio in considerazione delle ricadute economiche del periodo.Se è vero che la produzione di energia da fonti rinnovabili rappresenta un obiettivo ambientalmente condivisibile,pare tuttavia opportuno ricordareche l’immagine troppo spesso idealizzata di queste fonti energetiche,come riportata usualmente nei media, non corrisponde sempre a realtà.Un particolare all’interno di una centrale idroelettrica.Anche se l’obiettivo, come detto,è ambientalmente sostenibile, la realizzazione dei progetti causa tuttavia impatti talora molto rilevanti. È abbastanza intuibile pensare ai tradizionali impatti di cantiere che una centralina comporta (scavi, interramento della condotta, realizzazione di opere di presa, della centrale, collegamenti con la rete elettrica, ecc.), ma l’impatto principale non viene spesso analizzato in maniera adeguata. Occorre,infatti, ricordare che il corso d’acqua rappresenta un ecosistema, tutelato da numerose direttive comunitarie enorme statali e regionali. Il fiume, o torrente, è un biotopo in cui vive una miriade di organismi, adattatisi alle condizioni dell’ambiente in cui si sviluppano.Esiste all’interno del corso d’acqua una complessa comunità ecologica,che, pur culminando nell’ittiofauna(forse il suo componente zoologico più conosciuto), comprende un insieme di altri organismi, da quelli microscopici ai macroinvertebrati,tutti tra loro legati da complesse reti alimentari. Un corso d’acqua alpino,con le sue portate invernali ridotte a causa del clima, e con i suoi picchi di portata estivi, rappresenta quindi un ecosistema complesso e delicato, chedeve essere tutelato.Non dimentichiamo poi che l’uso della risorsa acqua a scopo produttivo,ai sensi delle vigenti norme, risulta meno prioritario di quanto non sia l’uso della stessa risorsa a fini potabili e, successivamente, agricoli.Come dire che in primis l’acqua serve per bere, poi per favorire lo sviluppo agricolo e, solo successivamente,per produrre energia. La risorsa nonè però infinita, e molto spesso la catena di prelievi indiscriminati impoverisce a tal punto il corso d’acqua da renderlo inospitale per le forme di vita che dovrebbe contenere, e quindi renderlo “vuoto”.Sono molti poi i fattori che si sommano a quelli puramente ecologici del corso d’acqua, in caso di eccessivo prelievo. Pensiamo alle ricadute paesaggistiche di un torrente a secco,soprattutto in presenza di cascate o punti di particolare attrattività turistica,che, in una regione come la nostra, votata ad un turismo escursionistico e naturalistico, sono davvero molti. Da non sottovalutare poi il fatto che il corso d’acqua funge anche da diluitore di numerosi scarichi,quali quelli dei depuratori, e che di recente ha anche acquistato funzione ludico – sportiva, non più solo legata alla pesca, ma anche a pratiche come il rafting e il kayak.Se riflettiamo su questo complesso sistema di rapporti tra la produzionedi energia idroelettrica e la tutela dell’ambiente, ci si rende facilmente conto di come la VIA di una centralina idroelettrica sia una delle situazioni in cui vengono coinvolti più fattori di valutazione, dalla tutela della fauna,al paesaggio, agli aspetti idrogeologici,ecc.Il problema della tutela dei corsi d’acqua è emerso già negli anni ’90,quando lo stesso Protocollo delle Alpi, nell’ambito del Protocollo Energia,dedica l’intero articolo 7 al tema dell’energia idroelettrica, ribadendola necessità di assicurare la funzionalità ecologica dei corsi d’acqua e la integrità paesaggistica mediante misure appropriate quali la definizione di portate minime.Il primo calcolo del deflusso minimo vitale nella nostra regione è stato elaborato nel 1995 proprio per fronteggiare la prima ondata di richieste pervenuta alla nostra valutazione.L’argomento era però particolarmentedelicato, e necessitava di una pianificazione accurata.Con la deliberazione del Consiglio regionale n. 1788/XII dell’8 febbraio 2006 è stato approvato il Piano regionaledi tutela delle acque (PTA) ai sensi dell’art. 44 del decreto legislativo n. 152/1999, nel quale sono individuati gli obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione dei corpi idrici e gli interventi volti a garantire il loro raggiungimento o mantenimento, nonché le misure di tutela qualitative e quantitative tra loro integrate e coordinate per bacino idrografico.Il PTA rappresenta, infatti, il primo passo verso una nuova concezione dell’uso delle acque, seguendo principi, linee di azione, a volte programmi, mirati a raggiungere obiettivi eco-sostenibili e definisce il sistema delle azioni, degli interventi,delle regole e dei comportamenti finalizzati alla tutela della qualità ambientale del sistema idrico nel quale si integrano misure per la tutela qualitativa e quantitativa della risorsa idrica. Dopo aver operato una classificazione dei corpi idrici valdostani, il PTA individua gli obiettivi cosiddetti di qualità ambientale e per specifica destinazione dei corpi idrici e le misure di tutela qualitative e quantitative, tra loro integrate e coordinate nonché gli interventi volti a garantire il loro raggiungimento o mantenimento per bacino idrografico. Il raggiungimento degli obiettivi di qualità è perseguito attraverso azioni integrate su più livelli: disciplina dei rilasci e regolamentazione delle utenze attuali e potenziali, risanamento dei centri inquinanti, tutela degli habitat di pregio, rinaturalizzazione degli ambienti alterati, ecc.Uno degli obiettivi del PTA prevede che sia valutata la compatibilità dei prelievi con lo stato ambientale delcorpo idrico (attuale e previsto).L’utilizzo del Deflusso minimo vitale nella disciplina delle concessioni di derivazioni di acqua pubblica dai corpi idrici superficiali rientra nel complesso delle misure per la pianificazione dell’economia idrica, finalizzata ad assicurare l’equilibrio del bilancio idrico. Per la verifica della compatibilità deve essere individuatala variazione nelle caratteristiche qualitative della risorsa idrica che potrebbe essere causata dalla sottrazione prevista del quantitativodi acqua da derivare. Le condizioni di salvaguardia sono differenziate a seconda del corpo idrico considerato e sicuramente maggiori per i corpi idrici indicati come di particolare pregio.Deve essere individuato il regime idrologico che possa garantire la salvaguardia a lungo termine delle strutture geomorfologiche del corsod’acqua e la presenza di una biocenosi corrispondente alle condizioni naturali. L’individuazione di quale possa essere il valore della portata che in ogni tratto garantisca il conseguimento di tali obiettivi rappresenta un obiettivo complesso: non si tratta, infatti, di definire solo un valore di portata riferito alle caratteristiche idrologiche del corso d’acqua(quali ad esempio quelle di magra),ma esso deve essere connesso con le condizioni minime che permettono l’esistenza di un ecosistema naturale e con le caratteristiche di pregio dello stesso.Per la compatibilità dei prelievi con lo stato ambientale del corpo idrico e per la salvaguardia o il recupero di condizioni di deflusso naturali è necessario individuare:
• la portata da lasciare defluire a valle delle derivazioni esistenti perché siano ripristinate condizioni minime di naturalità (che potrebbero anche non coincidere con quelle originarie ormai definitivamente compromesse) e di qualità dell’ambiente oppure che siano garantite le condizioni attuali, ove ritenute in linea con gli obiettivi fissati;
• il minimo impatto sulle condizioni dell’alveo e delle sponde.
L’analisi deve prendere in considerazione lo stato dei parametri chimicofisici attuali e gli scarichi concentrati o diffusi in atto e prevedibili e valutarne l’evoluzione nel caso del prelievo idrico richiesto: lo stato di qualità ambientale esistente e previsto per il tratto interessato dalla derivazione non deve essere modificato o deve essere coerente con gli obiettivi previsti. Si tratta di obiettivi ambiziosi, e di non facile raggiungimento. Il PTA rappresenta in ogni caso il principale punto di riferimento in ambito valutativo dei progetti di centraline idroelettriche. Un piano di monitoraggio consente di verificare periodicamente il livello di qualità dei corpi idrici, e rappresenta uno strumento per la valutazione dei progetti di derivazione idraulica. Tutto ciò dimostra come lo sforzo congiunto delle diverse “anime” dell’Amministrazione regionale sia stato notevole, a dimostrazione ulteriore della delicatezza del problema. Dobbiamo quindi tutelare la risorsa, ma siamo contemporaneamente esposti a richieste di uso della stessa, basate implicitamente su indirizzi di azione Ministeriali. Da un lato, infatti, si chiede alla nazione di produrre più energia da fonti rinnovabili, mentre dall’altro viene chiesto di tutelare l’ambiente idrico garantendone l’elevata qualità, ove presente, o migliorando le situazioni di criticità che sono state individuate. È evidente che le due prospettive sono tra loro opposte e trovare un equilibrio tra queste due esigenze sia molto difficile. Non è un caso quindi che proprio i progetti di centraline idroelettriche siano quelli, negli ultimi anni, che registrano una maggiore percentuale di giudizi VIA negativi, e che comunque presentino sempre un elevato numero di condizioni, in caso di giudizi favorevoli, partendo da un incremento del deflusso minimo vitale che viene richiesto praticamente nella totalità dei casi. I nostri corsi d’acqua sono ormai diffusamente sfruttati, e trovare le condizioni adatte che consentano la produzione di energia senza compromettere in modo eccessivo la qualità dell’ambiente idrico sta diventando sempre più difficile. L’attenzione nell’analisi di questo tipo di progetti sottoposti a VIA è sempre elevata. A mio avviso si tratta probabilmente della tipologia progettuale che coinvolge il maggior numero di soggetti aventi competenze ambientali e territoriali, dalle strutture deputate al rilascio delle subconcessioni, alla flora e fauna, al paesaggio, agli aspetti geologici e idrogeologici, all’ARPA. Il rilevante numero di osservazioni pervenute, soprattutto negli ultimi anni, da parte di cittadini e di associazioni per la tutela dell’ambiente, dimostra una cresciuta sensibilità al problema, e rappresenta un ulteriore stimolo per una sempre più attenta valutazione. Del resto anche il legislatore nazionale ha abbassato le soglie previste per l’attivazione di procedure di VIA. Nelle leggi regionali precedenti si parlava, infatti, di potenza nominale media di 220 kW, mentre ora, con la L.R. 12/09, la soglia è stata portata a 100 kW.
 
 
 
 
 

SUBCONCESSIONE DI DERIVAZIONE D’ACQUA AD USO IDROELETTRICO E VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

Le derivazioni d’acqua ad uso idroelettrico sono soggette a rilascio di subconcessione da parte della Regione Autonoma Valle d’Aosta, a seguito di istanza presentata al Servizio gestione demanio e risorse idriche (Struttura regionale competente in materia) che provvede ad istruire le domande presentate secondo la vigente normativa nazionale di settore (R.D. n. 1775 del 11 dicembre 1933). Trattasi di subconcessione in quanto, a norma dello statuto speciale della Valle d’Aosta, le acque pubbliche esistenti nel territorio della regione, eccettuate quelle ad uso irriguo e potabile che fanno parte del demanio regionale, sono date in concessione gratuita per novantanove anni all’Amministrazione regionale. Nel caso di impianti idroelettrici soggetti a valutazione di impatto ambientale, la procedura di VIA si inserisce nell’ambito del procedimento sopracitato, mediante un coordinamento delle due procedure. In sintesi, la domanda di subconcessione deve essere presentata alla Struttura organizzativa affari generali, demanio e risorse idriche, corredata della documentazione indicata nell’Allegato A della deliberazione di Giunta regionale n. 3924 del 27 dicembre 2007. Effettuato l’esame preliminare circa la completezza della documentazione, la Struttura regionale competente provvede a dare notizia della domanda mediante la pubblicazione di apposito avviso sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana; nei 30 gg. successivi alla data della suddetta pubblicazione possono essere presentate domande incompatibili con quella indicata che vengono dichiarate a questa concorrenti. Ai richiedenti viene, quindi, chiesto di presentare apposite analisi ambientali atte a dimostrare la compatibilità dei prelievi con gli obiettivi di qualità del corso d’acqua, così come stabiliti dal Piano regionale di tutela delle acque. Viene quindi svolta l’istruttoria della domanda o delle domande in concorrenza secondo le modalità previste dalla normativa di settore. L’istruttoria si conclude con la redazione di una relazione finale che definisce le condizioni alle quali può essere assentita la derivazione. Nel caso in cui i progetti allegati alle domande in concorrenza siano soggetti alla procedura di VIA, la valutazione di impatto ambientale avviene in modo contestuale al fine di effettuare valutazioni ambientali comparative fra i vari progetti. Solo i progetti che hanno ottenuto valutazione d’impatto ambientale positiva sono ammessi alle successive fasi istruttorie. Nel caso di più domande in concorrenza viene prescelta quella che presenta la più razionale utilizzazione della risorsa idrica in base ai criteri stabiliti dall’art. 9 del R.D. n. 1775 del 11 dicembre 1933. Per le derivazioni ad uso idroelettrico questo spesso coincide con la massimizzazione dell’energia prodotta per unità di portata d’acqua utilizzata. A seguito dell’istruttoria effettuata la Giunta provvede ad approvare la subconcessione e il disciplinare che regola l’esercizio della derivazione. Una volta sottoscritto il disciplinare di subconcessione il Presidente della Regione emette apposito decreto dalla data del quale ha decorrenza la subconcessione stessa.

Struttura organizzativa affari generali, demanio e risorse idriche
Assessorato opere pubbliche, difesa del suolo e edilizia residenziale pubblica

   
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