Notizia

La parità resta un miraggio, il 57% ha difficoltà nell'accedere a posizioni di leadership
18:47 - 03/08/2026 


(di Silvia Serafini) (ANSA) - ROMA, 03 AGO - La parità di genere resta ancora un miraggio per le donne impegnate nella ricerca scientifica: ad attestarlo uno studio promosso dal Club Top Italian Women Scientists (Tiws) e sostenuto da Fondazione Onda Ets. Dall'indagine emerge come, nel campo della ricerca biomedica, ben nove scienziate italiane su dieci (l'89%) abbiano incontrato almeno una barriera legata al genere nel corso della propria carriera. In aggiunta a ciò, il 91% sostiene di affrontare difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata; il 57% riferisce maggiori difficoltà nell'accedere a posizioni di leadership; il 52% nella progressione di carriera; il 39% segnala stereotipi o pregiudizi nei confronti delle donne nella ricerca biomedica e solo il 17% si considera soddisfatta dell'attuale livello di parità e inclusività nel campo della ricerca medica. Tra le ricercatrici con figli, 9 su 10 hanno incontrato difficoltà da moderate a severe nel conciliare la cura dei bambini con l'attività professionale. Inoltre, il 37% ha pensato almeno una volta di lasciare la ricerca biomedica o di cambiare organizzazione. L'analisi è stata condotta su un campione di ricercatrici senior in campo biomedico, con una produzione scientifica continuativa e di elevato impatto di citazioni. "A raccontare questi ostacoli non sono donne rimaste ai margini della ricerca, ma scienziate che hanno raggiunto risultati importanti - spiega Adriana Albini, co-presidente del Club Tiws e autrice dello studio con Sonia Levi -. Questo significa che il problema non riguarda le capacità, la preparazione o la determinazione delle donne, ma il contesto nel quale devono costruire la propria carriera". Per Albini, dunque, "il successo individuale non può diventare un alibi per non intervenire sulle barriere strutturali, culturali e organizzative ancora presenti". Per Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda Ets, "questi risultati confermano che la piena valorizzazione del talento femminile richiede un cambiamento sistemico" attraverso "criteri di selezione e promozione trasparenti, modelli organizzativi sostenibili, supporto alla genitorialità e al caregiving, e una maggiore presenza delle donne nei luoghi in cui si assumono le decisioni".
 Sulla stessa linea anche Rossana Berardi, presidente eletta dell'Aiom, l'associazione italiana di oncologia medica, che spiega come proprio nel settore della ricerca oncologica il paradosso delle competenze femminili non valorizzate risulti più accentuato. "Nel nostro campo le donne rappresentano ormai circa due terzi degli specialisti, ma la loro presenza si riduce drasticamente quando si sale nei livelli decisionali, arrivando a poco più del 20% tra i direttori di struttura e a meno del 10% tra i professori ordinari", spiega. Un altro aspetto cruciale è la forte precarizzazione che caratterizza il settore della ricerca biomedica. "Una ricercatrice, nella fase della vita in cui è fertile, molto spesso si trova ad avere dei contratti precari o delle borse di studio: questo determina degli enormi ostacoli nel conciliare la maternità", spiega Giovanna Muscogiuri, ricercatrice di endocrinologia all'Università Federico II di Napoli e madre di tre bambini. "Nel nostro ambiente avere figli viene considerato un elemento penalizzante - conclude Muscogiuri -. Questo non accadrebbe se ci fossero ammortizzatori sociali adeguati, come ad esempio gli asili nido, oltre a una maggiore stabilità lavorativa". (ANSA).


Notizie del giorno



Torna su