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NIENTE DIMISSIONI AD AOSTA MA SCEGLIE DECADENZA DAL SERVIZIO
20:08 - 19/06/2013 




(di Enrico Marcoz) (ANSA) - AOSTA, 19 GIU - Una cartellina sotto braccio, un compact disc in mano, la cravatta rossa allentata, il passo veloce: cosi' il sostituto procuratore Antonio Ingroia ha lasciato oggi la procura di Aosta e contestualmente la magistratura. Non ci saranno ripensamenti, conferma lui stesso nel pomeriggio, anche se la formula scelta della 'decadenza' dal servizio (al posto delle dimissioni) secondo alcuni lascerebbe spazio alla possibilita' di un reintegro entro 24 mesi.

Tutto si e' consumato in un'afosa mattinata di giugno ai piedi delle Alpi. Alle 10.25 Ingroia e' arrivato a Palazzo di Giustizia dove lo attendeva il procuratore capo di Aosta, Marilinda Mineccia. Sorrisi, strette di mano, cordialita'. Lui ha restituito le chiavi dell'ufficio (mai utilizzato), lei gli ha regalato un cd del duo pianistico Bollato-Perrino. In quel frangente la prima sorpresa: ''Non sono mica sicuro di voler firmare le dimissioni'', ha confidato. Detto e fatto. Per abbandonare la toga ha scelto la 'decadenza' dal servizio, ovvero domani non si presentera' in ufficio.

E rispetto all'ipotesi circolata che la decadenza prevederebbe anche la possibilita' di un rientro entro due anni, lo stesso Ingroia la definisce ''destituita di fondamento'' poiche' la norma stabilisce che ''non è più possibile chiedere il reintegro. Il mio addio alla magistratura è dunque da considerarsi definitivo", ribadisce. ''Lasciare la toga mi e' costato molto - ammette - ed e' stata una decisione sofferta e travagliata. Io me la sentivo cucita addosso, e ho dedicato tutta la vita a quella attivita'''.

Domani per lui inizia una 'nuova' vita nella quale la politica si prendera' tutta la scena. ''Vivro' a Roma - spiega - e mi dedichero' ad Azione civile. Inoltre mi iscrivero' all'ordine degli avvocati, potrei anche esercitare ma non per difendere corrotti e mafiosi. Incarichi politici? Sono girate tante voci, come quella di un assessorato a Catania, ma il mio obiettivo e' promuovere il movimento che ho fondato''.

La giornata di Ingroia e' iniziata presto. Sveglia in un albergo alla periferia di Aosta e un veloce incontro con un gruppo di simpatizzanti, che gli hanno donato un volume di Libera sulle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta. ''E' una giornata piena di sentimenti ed emozioni - ha detto prima di andare in procura - sia se guardo indietro sia se guardo avanti. Indietro c'e' un po' di malinconia per una porta che si chiude, un capitolo importantissimo della mia vita. Davanti c'e' un portone che si apre, ricco dello stesso entusiasmo e passione, sempre dalla parte dei cittadini, della Costituzione''.

Tanti ricordi, belli e meno belli, riaffiorano nella mente. ''Un momento bello? Il giorno in cui Falcone mi chiese se volevo occuparmi di mafia o quello in cui Borsellino mi affido' la prima indagine di mafia. E poi quando il mio lavoro e' stato riconosciuto dalle sentenze riguardo a imputati eccellenti, da Contrada a Dell'Utri. Momenti di amarezza? Quelli della politica che e' stata ingenerosa nei miei confronti. Non ho sentito parole di riconoscimento per il lavoro fatto, 25 anni dedicati allo Stato senza risparmiare nulla, energie, rischi personali, sacrifici della vita privata''. La stoccata e' per il vicepresidente del Csm, Michele Vietti: ''Il fatto che, riguardo alle mie dimissioni, se la sia cavata con la battuta 'ce ne faremo una ragione' non e' certamente stato elegante''. Poi tocca al Csm, autore di ''provvedimento politico che voleva tenermi lontano dall'inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia, la chiave del mio isolamento istituzionale e' legata a quell'indagine, per questo mi sono ribellato''. (ANSA).


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