RISCALDAMENTO GLOBALE
Sono molti i motivi per cui l’interesse verso i ghiacciai non è esclusiva di pochi studiosi, qualche alpinista e qualche romantico innamorato dei paesaggi alpini, ma tocca da vicino la vita concreta delle comunità, locali ed anche globale.
L'IMPORTANZA DI CONOSCERE I GHIACCIAI
a cura della Fondazione Montagna Sicura - Villa Cameron
Distribuzione dei ghiacciai sul territorio regionale.Ben lontani dall’essere solo un elemento esotico del paesaggio, confinati nelle regioni polari o nelle più alte catene montuose del pianeta, i ghiacciai sono sempre più riconosciuti come un elemento fondamentale dell’ecosistema globale. La fase di contrazione cui essi vanno incontro nell’attuale situazione climatica viene spesso portata agli onori della cronaca, a volte con toni allarmistici. In effetti, lo studio delle variazioni glaciali costituisce, a livello scientifico, uno degli indicatori più obiettivi delle variazioni climatiche, sia attuali che passate, siano esse naturali o in parte indotte dall’uomo. Così come i ghiaccicongelano, letteralmente, preziosi dati sull’atmosfera del passato, costruendo così un archivio di informazioni che permettono di risalire a migliaia di anni fa. Ma non solo: anche da un punto di vista più pratico, i ghiacciai sono delle straordinarie riserve d’acqua, spesso con un ruolo chiave nel bilancio idrico di regioni – come la Valle d’Aosta – dove il clima è piuttosto avaro di precipitazioni. Agricoltura, produzione idroelettrica, usi civili, dipendono in gran parte dall’acqua rilasciata dai ghiacciai. L’attuale fase di contrazione, se da un lato riduce la quantità d’acqua tenuta in magazzino, dall’altro libera grosse disponibilità idriche che è necessario saper quantificare e gestire. Non dimentichiamo poi il ruolo di attrattiva che i ghiacci d’alta quota rivestono in regioni a vocazione turistica, sia indirettamente come elemento del paesaggio, sia direttamente per l’alpinismo e lo sci. Ed ancora, tutte le problematiche legate ai fenomeni che avvengono nelle aree dove i ghiacciai sono da poco scomparsi, come erosione rapida del suolo, trasporto di materiali a valle e altri fenomeni che possono non di rado arrivare ad interessare anche le zone di fondovalle. Molti, insomma, i motivi per cui l’interesse verso i ghiacciai non è esclusiva di pochi studiosi, qualche alpinista e qualche romantico innamorato dei paesaggi alpini, ma tocca da vicino la vita concreta delle comunità, locali ed anche globale.
Di qui la necessità di conoscere, in termini sia qualitativi che quantitativi, lo stato dei ghiacciai e di seguirne l’evoluzione e le dinamiche, con scopi sia di ricerca sia di gestione il Verra Grande in Val d’Ayas.del territorio e delle risorse.
La comunità scientifica internazionale si è accorta da tempo di questi aspetti. Dal 1894, il Servizio Mondiale di Monitoraggio dei Ghiacciai (WGMS), con sede a Zurigo, provvede a raccogliere tutte le informazioni disponibili sui ghiacciai del pianeta, riunite nel Catasto Mondiale dei Ghiacciai (World Glacier Inventory – WGI), che viene alimentato dalle informazioni provenienti dai diversi servizi regionali e nazionali.
In Italia, il primo catasto, curato ed edito dal Comitato Glaciologico Italiano, risale alla fine degli anni’50; altre edizioni si sono succedute, mentre oggi i catasti esistenti sono gestiti per lo più dai servizi geologici delle Regioni.
Fra i più recenti, il Catasto della Regione Lombardia (aggiornato all’anno 2003), quello della Provincia Autonoma di Bolzano, (aggiornato al 1997), quello della Provincia Autonoma di Trento, edito dalla Società Alpinisti Tridentini, quello del Veneto.

Il catasto Ghiacciai della Valle d’Aosta

Distribuzione di frequenza delle dimensioni dei ghiacciai valdostani.Per la Valle d’Aosta, la prima realizzazione del Catasto Ghiacciai, curato dai geologi D. Bertolo e F. Pollicini su incarico dell’Assessorato Territorio, Ambiente e Opere Pubbliche, e contenente tra l’altro un’ingente raccolta di dati storici ed iconografici, risale al 2000, con dati per lo più risalenti al volo fotogrammetrico del 1975. Dal 2003, la sua gestione ed aggiornamento sono stati affidati alla Fondazione Montagna Sicura, che opera all’interno della “Cabina di Regia dei Ghiacciai Valdostani”, struttura creata appositamente per ottimizzare tutte le attività in qualche modo legate al mondo del ghiaccio in Valle d’Aosta, riunendo strutture istituzionali, università, enti di ricerca, ma anche operatori del territorio come le guide alpine. Da allora, grazie anche alla consulenza scientifica dell’Università di Milano, sono stati realizzati due aggiornamenti, al 1999 ed al 2005 (grazie alla disponibilità dei relativi voli ortofotogrammetrici, strumento indispensabile per una conoscenza dei ghiacciai sull’intero territorio), che rendono il catasto valdostano quello attualmente più aggiornato a livello nazionale. In collaborazione con il Dipartimento sistema informativo dell’Assesso-rato Bilancio, Finanze, Programmazione e Partecipazioni regionali e INVA e è stata inoltre realizzata la pubblicazione in internet, sul sito regionale (http://catastoghiacciai.regio-ne.vda.it), che rende la maggior parte delle informazioni direttamente accessibili al pubblico.
Il Catasto contiene dati di tipo cartografico (ad esempio i perimetri dei ghiacciai in diversi anni, che permettono di osservare l’evoluzione della copertura glaciale nel tempo), e, per ciascun apparato glaciale, i dati di base (localizzazione, gruppo montuoso di appartenenza, tipo di ghiacciaio) e dati morfologici (aree, quote, lunghezza e larghezza, ecc.). Le informazioni sono suddivise per anno, per cui è possibile ricostruire, ove vi siano dati disponibili, l’evoluzione del ghiacciaio nel recente passato. È inoltre disponibile una raccolta di immagini, sia fotografiche che cartografiche, anch’esse catalogate per data. Infine sono raccolte dati sulle variazioni frontali e, ove esistenti, su studi o ricerche particolari attuate su alcuni ghiacciai.

Distribuzione della superficie glacializzata nelle diverse classi di dimensione.Tutte le informazioni sono facilmente accessibili tramite gli usuali strumenti della navigazione in Internet. I ghiacciai di interesse possono essere selezionati graficamente sulla cartografia o ricercati per nome o per bacino; è anche possibile selezionare il periodo per il quale si desiderano le informazioni, per esempio la variazione di estensione di un apparato; quindi, cliccando sul ghiacciaio scelto, si accede alla consultazione delle schede contenenti i diversi dati alfanumerici o iconografici (foto e cartografie attuali e storiche).

I diversi tipi di informazioni disponibili rendono il catasto uno strumento utile a diverse categorie di utenti: dall’alpinista o turista appassionato di montagna e interessato a conoscere meglio i ghiacciai, agli studiosi che necessitano di raccogliere informazioni storiche o attuali, sia, infine, ai gestori del territorio o agli operatori economici che devono conoscere le dinamiche evolutive e la situazione dei ghiacciai per orientare decisioni e strategie.

La situazione attuale e l’evoluzione recente dei ghiacciai valdostani

Percentuale di riduzione areale rispetto alla superficie, periodo 1999-2005.I dati raccolti nel catasto e riguardanti l’intero territorio regionale non sono quindi fini a se stessi: grazie ad essi è infatti possibile delineare un quadro aggiornato della situazione, dell’evoluzione recente e delle tendenze del glacialismo valdostano.

Attualmente sul territorio valdostano sono presenti 209 ghiacciai, distribuiti, ovviamente, in corrispondenza dei principale gruppi montuosi (Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino/Valpelline, Gran Paradiso, Rutor), e che coprono una superficie complessiva di circa 135 km2.
­I ghiacciai valdostani appartengono a diverse tipologie morfologiche.
Vi sono ghiacciai vallivi - in generale quelli di maggiore estensione - caratterizzati da una zona di alimentazione più o meno ampia ad alta quota e da una lingua di ablazione che raggiunge il fondovalle: ne sono tipici esempi il Miage, il Lys, il Verra Grande.

I ghiacciai montani sono invece privi di una lingua sul fondovalle e possono essere sospesi (con la fronte sospesa su un gradino roccioso), come ad esempio il ghiacciaio di Frebouge in Val Ferret o lo Tsa de Tzan in Valpelline; di circo (racchiusi all’interno di pareti rocciose ad anfiteatro, da loro stessi modellate), come il Ghiacciaio della Grivola; di placca (placche di ghiaccio lungo i versanti).

La superficie coperta da ghiacci è diversamente distribuita nei diversi settori montuosi: oltre il 25% si trova nell’area del Monte Bianco, circa il 18% nel settore del Monte Rosa (Val d’Ayas e Valle di Gressoney), il 18% nel gruppo del Gran Paradiso (Valle di Cogne e Valsavarenche), il 12% nella Valpelline, circa l’8% rispettivamente nella valle di La Thuile e nella Valgrisenche e percentuali minori nelle altre valli.

Molto significativo è l’esame delle dimensioni dei diversi ghiacciai: oltre il 70% degli apparati presentano una superficie inferiore a 0.5 km2, e la classe di dimensione più numerosa (oltre 70 apparati) è quella compresa tra 0.5 e 1 km2. Solo pochi ghiacciai superano l’estensione di 5 km2: il Miage in Val Veny (10.6 km2), il Lys nella Valle di Gressoney, (9.6 km2), la Brenva in Val Veny (6.5 km2), il Rutor nella Valle di La Thuile (8.4 km2), il Verra Grande in Val d’Ayas (6.6 km2), il Grandes Murailles in Valpelline (6.3 km2), la Tribolazione in Val di Cogne (5.08 km2).

Viceversa, la superficie glacializzata è per la maggior parte contenuta nei ghiacciai di maggiori dimensioni: i ghiacciai che globalmente occupano più superficie sono infatti quelli con un’area compresa tra 1 e 5 km2 e tra 5 e 10 km2.

Ciò significa che la maggior parte dei ghiacciai sono di limitate dimensioni ma rappresentano una parte molto piccola della superficie totale. Dal momento che il rapporto tra superficie esposta e volume è tanto maggiore quanto minori sono le dimensioni del ghiacciaio, un ghiacciaio piccolo risente maggiormente degli effetti climatici.
Questo è confermato dall’esame delle variazioni di superficie subite dai ghiacciai tra il 1999 ed il 2005. Complessivamente, in questo periodo l’area glacializzata è diminuita del 12%, passando da circa 153 a 135 km2, con un tasso medio di riduzione annuo pari al 2% circa. La percentuale di riduzione è sensibilmente maggiore per i ghiacciai di minori dimensioni rispetto a quelli più grandi: alcuni fra i ghiacciai più piccoli possono infatti essere ormai considerati estinti, essendosi, nel periodo considerato, ridotti a placche di ghiaccio fossile o completamente scomparsi: per esempio il Ghiacciaio dell’Arol-letta nella Valpelline o il Ghiacciaio di Coupè in Val di Cogne. Gli apparati più piccoli tuttora considerati esistenti hanno subito riduzioni della superficie in alcuni casi superiori all’80%; viceversa, per i ghiacciai di maggiori dimensioni la riduzione è dell’ordine del 6-10% (fa eccezione il Miage, con una riduzione areale inferiore al 2% dovuta alla copertura detritica che esercita una particolare funzione di protezione dall’irraggia-mento solare).

A parità di altri fattori (esposizione, quota), l’estensione iniziale sembra essere il parametro che più influenza la percentuale di riduzione dei ghiacciai. Quet’ultima è elevatissima per bacini (come la valle di Champorcher o la zona del Monte Emilius o la Val di Rhêmes), caratterizzati da prevalenza o totalità di ghiacciai di piccole dimensioni, mentre è sensibilmente minore per aree dove prevalgono i ghiacciai più grandi (Val d’Ayas, Valli del Monte Bianco).
Questo fatto è facilmente spiegabile se si considera la dinamica di arretramento di un ghiacciaio: il primo fenomeno, derivante da un bilancio di massa negativo - ossia dal fatto che le perdite per fusione superano gli accumuli derivanti dalla neve - è la riduzione di volume: la fronte del ghiacciaio si sgonfia, assume un profilo concavo e si assottiglia sempre di più, spesso ricoprendosi di detrito. Un ghiacciaio può perdere volume per molti anni consecutivi senza che la superficie coperta di ghiaccio si riduca, anche se lo spessore del ghiaccio è in realtà sempre più esiguo. Solo quando alla fronte lo spessore del ghiaccio è ridotto a pochi centimetri un’ulteriore fusione porta all’effetti-vo arretramento. Un ghiacciaio piccolo presenta, salvo morfologie particolari, anche un minore spessore e una maggiore superficie esposta alla fusione in rapporto al volume totale. È chiaro quindi che gli apparati piccoli subiscono una più forte riduzione, in percentuale, rispetto a quelli più grandi con maggiore volume.

La tendenza alla riduzione di massa dei ghiacciai è evidenziata da una serie di processi, facilmente osservabili da chiunque frequenti la montagna; fenomeni che, verosimilmente, con il perdurare dell’attuale situazione climatica, saranno sempre più accentuati in futuro.
Per gli apparati glaciali più piccoli, i processi più evidenti sono la progressiva riduzione a placche di ghiaccio fossile (non più alimentato da accumuli nevosi e privo di movimenti significativi), la parziale o completa copertura di detrito fino alla scomparsa. I ghiacciai potenzialmente interessati da questi fenomeni sono tendenzialmente quelli più piccoli: attualmente circa cinquanta, che presentano una superficie inferiore a 0.05 km2.
Nei ghiacciai di dimensioni maggiori, si osserva il progressivo assottigliamento dello spessore della lingua glaciale, lo smembramento in placche separate, la progressiva copertura di detrito, la formazione di laghi nelle zone antistanti la fronte (laghi proglaciali).

Per i ghiacciai vallivi, si assiste all’allargamento delle finestre rocciose presenti lungo il gradino roccioso fino alla completa separazione della zona di alimentazione dalla lingua valliva. È quanto è accaduto di recente al Ghiacciaio della Brenva (2004) e al Mont Gelé, e che si sta verificando anche sul Ghiacciaio del Lys.

Un altro fenomeno interessante è rappresentato dai cosiddetti calderoni: cavità di collasso che si formano per l’azione delle acque che scorrono alla base del ghiaccio, provocando la fusione che non è più compensata da una sufficiente alimentazione. Il ghiacciaio viene così scavato dal basso, fino al collasso della porzione di ghiaccio più superficiale. Fenomeni di questo tipo si possono osservare sulla lingua del Lys e del Mont Gelé, che per l’appunto, essendo ormai separate dalla parte superiore del ghiacciaio, non ricevono più una sufficiente alimentazione.

La tendenza alla riduzione areale è marcata anche considerando dati più indietro nel tempo: tra il 1975 e il 1999 (anni per i quali sono disponibili dati completi su tutti i ghiacciai regionali) si è infatti avuta una riduzione complessiva di circa il 18% (34 km2 di area glacializzata scomparsi) con un tasso di riduzione medio di circa 0.75 km2/anno. Negli ultimi anni la velocità con cui i ghiacci si riducono sembra perciò essere accelerata. In realtà questo dato non tiene conto di una moderata fase di avanzata che si è registrata intorno agli anni ‘80 (per cui però non si hanno disponibili dati complessivi su tutti i ghiacciai valdostani) ed è quindi probabile che l’arretramento nel periodo 1975-99 non sia omogeneo ma con una fase di rallentamento e una nuova ripresa verso la fine degli ani ‘80.
   
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