RISCALDAMENTO GLOBALE
Evitiamo gli atteggiamenti catastrofici e prepariamoci invece al cambiamento con lucidità, gestendo al meglio le risorse che sappiamo già che diventeranno scarse, pronti a cogliere le occasioni che la nuova situazione ci offrirà.
PREVEDERE I CAMBIAMENTI
di Raffaele Rocco
Monte Bianco e ghiacciaio della Brenva.Affrontare il tema dei cambiamenti climatici significa esaminare l’attuale modello di sviluppo socio-economico per valutarne le incompatibilità e per individuare le modifiche da apportare ai nostri stili di vita e di produzione di beni e di servizi per adeguarsi a tali cambiamenti.
L’opposizione ai possibili effetti negativi dei cambiamenti climatici impone infatti che siano attuate politiche di adattamento ad essi, oltre che di contrasto basate sulla lotta alle cause che li determinano.
Il riconoscimento di una correlazione causa-effetto è fondamentale per definire le misure di contrasto, mentre il semplice riconoscimento dell’esi-stenza del surriscaldamento è sufficiente per iniziare a individuare le misure di adattamento da porre in atto. Dopo anni di studi e di valutazioni il mondo scientifico ha riconosciuto l’esistenza di una generale evoluzione climatica del pianeta verso un aumento delle temperature medie determinata principalmente dall’emissione di gas serra nell’a-tmosfera, derivanti principalmente dalle attività industriali, dalla produzione energetica e dalle modalità di trasporto delle merci e delle persone.
Le misure di contrasto devono assumere un rilievo globale, cioè tutti i paesi devono concorrere a ridurre l’emissione dei gas serra, riconvertendo i propri apparati industriali, energetici e viabili.
La Mer de Glace.Le misure di adattamento rivestono invece una rilevanza più locale perché ogni comunità deve valutare il proprio modello di sviluppo economico e individuare le misure più consone alle proprie caratteristiche e più efficaci per adeguarsi al cambiamento.
Per determinare misure di adattamento più opportune è però necessario che siano definiti anche a livello locale gli scenari delle possibili evoluzione climatiche, per poter stabilire l’entità delle trasformazioni indotte a livello di suolo, risorse idriche e circolazioni atmosferiche e individuare i settori che saranno maggiormente colpiti e le eventuali occasioni che possono essere sfruttate.
Il primo passo è quindi quello di capire come si evolveranno i livelli di temperatura nell’arco alpino con un livello di dettaglio utile anche per una piccola regione come la nostra che si pone all’interno delle Alpi. A tali fini devono essere acquisite le informazioni circa l’entità della variazione del livello medio dello zero termico, della distribuzione delle temperature e delle piogge, tutti parametri utili per ipotizzare le conseguenze sul territorio in termini di innevamento, di disponibilità delle risorse idriche, di assetto idrogeologico del territorio.
Dalle prime conclusioni sull’evolu-zioni dei dati meteorologici degli ultimi 20 anni confrontati con i dati storici disponibili e dai pochi scenari di evoluzione climatica riferiti all’arco alpino realizzati, è possibile ipotizzare che:

• entro 25 anni si dovrebbe determinare un innalzamento della quota media dello zero termico invernale a circa 1800 metri sul livello del mare con un generale aumento delle temperature medie in ogni stagione;

• il regime delle piogge dovrebbe modificarsi, diventando più frequenti i fenomeni di piogge intense di breve o media durata e i periodi di prolungata assenza di piogge; ad oggi non è possibile ancora determinare se si avrà anche una diminuzione dei volumi complessivi annui delle piogge.

Febbraio 2008, a 1800 metri di quota nel Parco Naturale del Mont Avic: la neve scarseggia.Le informazioni sono però ancora molto parziali e necessitano di essere ulteriormente approfondite e specializzate per le diverse aree dell’arco alpino. Tali incertezze si traducono in una generale indeterminatezza che non consente ancora oggi di avere dati quantitativi precisi sui quali fondare le azioni di adeguamento, ma solo indicazioni sulle tendenze dei cambiamenti.

Per la Regione è quindi possibile ipotizzare che, entro la fine del secolo:

• le aree innevate nel periodo invernale dovrebbero ritirarsi sopra i 1800 metri;

• gli inverni dovrebbero essere più miti, anche se non si escludono fenomeni intensi di freddo e di neve anche a bassa quota, e quindi di minore durata;

• le estati dovrebbero essere caratterizzate da temperature più elevate specie durante la notte, con periodi di siccità significativi con la possibilità di crisi idriche anche significative per il prosciugamento delle fonti di approvvigionamento più superficiali e di minore capacità;

• le stagioni primaverili e autunnali dovrebbero caratterizzarsi per una forte variabilità meteorologica con un numero considerevole di fenomeni piovosi intensi a carattere temporalesco che determineranno un aumento della frequenza di frane e colate di detrito;

• i ghiacciai valdostani dovrebbero completare il loro scioglimento entro 25 anni e il permafrost in alta quota dovrebbe anch’esso sciogliersi determinando così fenomeni di dissesto idrogeologico tipici quali i crolli di roccia, le valanghe di roccia e di ghiaccio e colate di detrito in occasione di piogge intense.

Negli articoli seguenti è presentato lo stato dell’arte sulle previsioni meteo-climatiche e sulle modalità di monitoraggio ed illustrate alcune conseguenze.
Le misure di adattamento, così come quelle di contrasto, devono basarsi su puntuali strumenti di previsione degli effetti delle misure stesse al fine di migliorarne il livello di efficacia e di efficienza. In Regione è in corso un generale ampliamento delle attività di monitoraggio dei dati meteo-climatici e un rafforzamento delle capacità previsionali degli effetti al suolo conseguenti a specifiche condizioni meteo. La Regione sta infatti sviluppando le capacità di previsione nei settori meteorologico, del rischio idrogeologico e delle risorse idriche al fine di poter predeterminare gli effetti sul territorio di condizioni meteo particolari o degli interventi di trasformazione del suolo. Il bollettino meteo diventa sempre più preciso per le singole aree territoriali e più affidabile nelle sue previsioni; il bollettino valanghe nel periodo invernale fornisce le informazioni sul rischio valanghe basandosi su un sistema di raccolta delle informazioni sulla neve sempre più esteso, coinvolgendo operatori diversi, quali le guide alpine, i militari e le forze dell’ordine; il bollettino di criticità idrogeologica ed idraulica fornisce quotidianamente informazioni sui possibili effetti al suolo connessi con i rischi idrogeologici delle condizioni meteorologiche previste; il Bollettino idrologico, mensilmente durante l’inverno e ogni 10 giorni durante i mesi tardo-primaverili ed estivi, fornisce una serie di indicazioni relative allo stato attuale delle risorse idriche disponibili sul territorio valdostano, nonché informazioni di tipo meteo-climatologico riassuntive del periodo precedente.
Le gestione dell’ambiente, intesa come governo delle risorse naturali e del territorio, deve essere sempre più improntata al razionale utilizzo delle risorse e del territorio e alla lotta agli sprechi. Questi sono gli obiettivi generali ai quali si ispirano i recenti piani di settore (di tutela delle acque, della qualità dell’aria e delle attività estrattive, in corso di approvazione), gli indirizzi per la gestione dei rischi idrogeologici, con il Programma di previsione e di prevenzione dei rischi idrogeologici, gli adeguamenti in corso dei piani regolatori comunali al Piano territoriale e paesistico. Tali piani non hanno ancora potuto assumere specifiche iniziative basate su valutazioni quantitative delle conseguenze dei cambiamenti climatici, ma le loro linee di azione sono coerenti con gli scenari generali.
Tali linee di azione per i settori già definiti indicano l’esigenza di modifiche sostanziali nelle modalità di utilizzo delle risorse e del territorio che necessariamente sono in conflitto con gli usi consolidati nei settori produttivi e nelle forme di insediamento. L’antropizzazione del territorio deve a sua volta tenere conto della necessità di rivedere i sistemi di approvvigionamento idrico, utilizzando fonti più sicure come ubicazione e come disponibilità, e dell’aumento di alcune tipologie di rischio idrogeologico, che allo stato attuale sono anche quelli dove sono maggiori le difficoltà di previsione dei meccanismi di innesco e quindi di sviluppo dei fenomeni.
Con le trasformazioni ipotizzate per l’assetto del territorio valdostano a seguito dei cambiamenti climatici, le modalità di gestione del territorio devono, infatti, adattarsi ad esse e nessuna delle attuali attività produttive potrà proseguire senza tenere conto delle modificazioni dell’am-biente montano.
Il turismo invernale dovrà tenere conto delle maggiori altitudini per le quali sembra essere garantita la presenza della neve e delle disponibilità idriche per gli eventuali innevamenti programmati. Si prospettano invece buone possibilità per gli altri periodi dell’anno quando comunque la montagna godrà di livelli termici sicuramente più confortevoli di quelli di pianura. L’industria idroelettrica può contare ancora per qualche anno sugli apporti dallo scioglimento dei ghiacciai, ma già adesso le ricorrenti magre nei periodi invernali ed estive impongono una revisione degli schemi produttivi; le sempre crescenti esigenze ambientali dei corsi d’acqua, finalizzate anche ad una maggiore fruizione a fini turistici, costituiscono un’interessante prospettiva per il turismo regionale, che deve però confrontarsi con l’intenso sfruttamento idroelettrico. Il settore agricolo deve procedere a razionalizzare sempre più gli usi irrigui che sono maggiori proprio nel periodo previsto di massima carenza idrica. Anche in questo caso le esigenze irrigue si troveranno sempre più in conflitto con gli usi ambientali dei corsi d’acqua, richiedendo quindi una revisione dei sistemi di immagazzinamento e distribuzione delle acque. La creazione di bacini di acqua da alimentare in occasione dei maggiori afflussi che possono così essere resi disponibili nei periodi di carenza sono una opzione da valutare visto anche la possibilità di un loro utilizzo sia ai fini irrigui sia per l’inneva-mento programmato, in due periodi dell’anno quindi non in contrasto tra di loro.
Il cambiamento climatico rappresenta perciò un problema che offre duplici aspetti, di rischio da un lato e di opportunità dall’altro; la cultura di montagna caratterizzata dalla capacità di adattamento a condizioni difficili ha in sé le risorse per affrontare questa nuova sfida. Evitiamo gli atteggiamenti catastrofici e prepariamoci invece al cambiamento con lucidità, gestendo al meglio le risorse che sappiamo già che diventeranno scarse (l’acqua, la terra coltivabile, il territorio sicuro) e pronti a cogliere le occasioni che la nuova situazione ci offrirà.
   
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