CONSEGUENZE E PROSPETTIVE
Le attività in alta montagna risentono maggiormente delle conseguenze del global warming. Ecco quindi la necessità di adattarsi e di diversificare l’offerta da parte dei professionisti della montagna; e la necessità di implementare l’informazione sulle condizioni.
ADATTARSI AL CAMBIAMENTO
di Jean Pierre Fosson e Mario Ravello
Tardo autunno sulla parete nord del Grand Pilier d’Angle, una meta oggi impensabile nel periodo estivo.Gli effetti del cambiamento climatico si stanno manifestando con maggiore evidenza e rapidità proprio nell’ambiente montano di alta quota. La consapevolezza delle trasformazioni in atto si è negli ultimi anni affermata con chiarezza tra quanti frequentano tale ambiente. Gli alpinisti, gli escursionisti, gli scialpinisti percepiscono in modo particolare l’aumento della temperatura e la diminuzione delle precipitazioni nevose, la forte contrazione delle masse glaciali e l’alterazione dei percorsi classici: pur dimostrando spesso una notevole sensibilità ambientale, la loro percezione dei cambiamenti in atto è molto influenzata da un’informazione talora sensazionalistica/allarmistica e non sempre scientificamente curata. Come dato oggettivo, si sta – giusto per citare alcuni esempi – assistendo a fenomeni quali:
Arrampicata in quota sulla parete sud est delle Petites Jorasses.• goulottes (canali di ghiaccio), aperte una volta nei periodi estivi, si praticano oramai esclusivamente nel tardo periodo invernale – primaverile (esempio, il Supercouloir del Mont-Blanc du Tacul);
• le vie di misto ghiaccio – neve sono più sicure nel periodo invernale (esempio, via normale all’Aiguille d’Argentière, la normale all’Aiguille Verte);
• le vie di roccia, ancora molto frequentate nel periodo estivo, presentano tuttavia problematiche correlate agli accessi ed agli attacchi resi più complicati dal ritiro dei ghiacciai, senza dimenticare i fenomeni di destabilizzazione di alcune pareti rocciose d’alta quota a causa della fusione del permafrost (esempio estate 2003);
• modifica di alcuni itinerari ed impraticabilità di alcune vie (esempio Dru, via Bonatti cancellata dal crollo del 2006);
• progressiva impercorribilità di alcuni ghiacciai che, ritirandosi, generano delle falesie soggette a crolli di
seracchi.

Il versante orientale del Mont Maudit.Le guide alpine sono state tra le prime a denunciare l’eccezionalità delle condizioni ambientali venutesi a creare in alta montagna nel corso della caldissima estate del 2003, quando ancora si disponeva di pochissime informazioni circa gli impatti a terra del riscaldamento climatico globale; oggi esse si trovano ad affrontare in prima persona e con lucida consapevolezza le trasformazioni in atto. Tuttavia le guide alpine, la cui attività è caratterizzata da una forte flessibilità correlata all’andamento climatico stagionale, che da sempre condiziona la loro offerta alla clientela, non segnalano in alcun modo una flessione della frequentazione degli itinerari di alta quota a causa delle trasformazioni ambientali in atto, quanto semmai una modificazione di abitudini e di mode da parte dei frequentatori della montagna. Se da un lato questo implica l’uscire da una logica di mercato orientata esclusivamente alla pratica di determinate attività limitatamente a due sole stagioni (estate ed inverno), il cambiamento climatico attuale lascia spazio anche alla possibilità di diversificare l’offerta proponendo quindi attività anche in altri periodi dell’anno. Verificando ad esempio il periodo di apertura dei rifugi, anche di alta montagna, questo fattore sembra chiaramente comprensibile. L’attività della guida alpina, presidio ed occhio attento dei fenomeni in atto in alta montagna, è un esempio della necessità di adattarsi al cambiamento climatico, cogliendo anche quegli aspetti positivi che esso può comportare. Se si passa dai professionisti della montagna agli appassionati di montagna,
alpinisti – scialpinisti, ecc. altri punti di vista necessitano di essere affrontati ed in primis le questioni correlate alla sicurezza in montagna necessitano un approfondimento. Infatti, se uno degli elementi strettamente correlati al riscaldamento globale sembra essere l’insorgere con maggiore frequenza di fenomeni climatici estremi, con conseguente incremento dei rischi naturali, va da sé che una delle necessità predominanti sia quella di informare con sempre maggiore precisione e tempestività gli alpinisti sulle mutate condizioni della montagna. Da un lato quindi i bollettini meteo e valanghe diventano uno strumento sempre più imprescindibile: come Regione Autonoma Valle d’Aosta si può solo essere totalmente soddisfatti del livello qualitativo raggiunto da questi servizi informativi, fruibili su internet, tradotti in inglese e francese, sempre più dettagliati ed apprezzati dall’utenza. Dall’altro lato diventa sempre più importante e qualificante l’informazione su internet sulle condizioni degli itinerari alpinistici d’alta quota, nella logica di informare gli utenti sui pericoli della montagna, sulle condizioni degli itinerari considerati normali (escludendo quindi le vie estreme), con un particolare riguardo all’aggiornamento sui cambiamenti più repentini (tratti di ghiacciaio non più percorribili o esposti a rischi di crolli, attacchi di vie resi difficoltosi, percorsi alternativi suggeriti, ecc.). In questo ambito si inserisce l’attività svolta da Fondazione Montagna sicura, in accordo con i suoi Enti Soci, La parte alta dell’Arête des Hirondelles alle Grandes Jorasses.Unione Valdostana Guide di Alta Montagna e Soccorso Alpino Valdostano, e sostenuta finanziariamente, a partire da quest’estate, dalla Compagnia di San Paolo di Torino. In una logica transfrontaliera e di completa sinergia con la Struttura operante da diversi anni in questo settore, La Chamoniarde (che cura l’informazione per tutto il settore francese del Monte Bianco e che gestisce un sito web – comune con quello di Fondazione - che consta una media di 8.000 contatti/giorno), vengono rese su internet informazioni sulle condizioni degli itinerari alpinistici – e scialpinistici dell’intera Regione (con un’estensione anche ai territori limitrofi del Gran Paradiso piemontese e di Alagna). L’attività viene condotta con il supporto di 22 guide alpine che collaborano attivamente, di alcuni rifugisti ed altri referenti (professionisti della montagna appositamente selezionati). Per gli anni a venire l’obiettivo è di consolidare ed estendere questa rete, dando priorità alle diverse Società Guide e ad altri professionisti interessati a collaborare. Inoltre, è intenzione della Fondazione completare le informazioni traducendole almeno in francese ed inglese. Agli appassionati della montagna viene concessa la possibilità di inserire on line la propria ascensione – esperienza in un’apposita sezione denominata “Cahier des Courses”, che viene pubblicata previa verifica tecnica dei contenuti, essendo l’obiettivo del sito solo ed esclusivamente quello della sicurezza. Ecco quindi che, così strutturata e oggetto di sviluppo negli anni a venire, l’informazione su internet sulle condizioni degli itinerari alpinistici può rappresentare un presupposto imprescindibile per informare i fruitori della montagna sull’impatto dei cambiamenti climatici e contribuire ad una frequentazione della montagna con maggiore sicurezza.
   
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