CONSEGUENZE E PROSPETTIVE
Icambiamenti del clima avranno ripercussioni non solo sull’ambiente, ma su tutto il nostro modo di vivere
UNA SVOLTA IMPORTANTE
di Flaminia Montanari
La Valle Centrale vista dalla collina di Saint-Vincent.Abbiamo passato in rassegna i problemi e i rischi cui potrebbe essere soggetto il nostro ambiente in conseguenza del riscaldamento della Terra. Abbiamo visto che le Alpi potrebbero essere, più che altri ambienti, particolarmente sensibili alle modificazioni climatiche e subirne in modo più drastico gli effetti. Come tutti i cambiamenti però, dobbiamo tenere presente che se da un lato alcuni problemi potranno aumentare, dall’altro lato potranno anche aprirsi nuove possibilità. Dobbiamo quindi guardare al futuro senza drammatizzare e con la massima concretezza: quali sono le nuove opportunità che nei prossimi anni si offriranno alla nostra Regione? Il riscaldamento climatico non è certo l’unico fattore di cambiamento; molte delle nostre attività necessitano di un momento di riflessione e di riorientamento, a confronto con un mondo che sta cambiando non solo sotto il profilo ambientale, ma anche dal punto di vista economico e sociale; questa è dunque l’occasione per un ripensamento più generale sul dove stiamo andando. Il periodo del boom turistico ed edilizio degli anni ’70 - ’80 ha in un certo senso drogato la situazione valdostana, e solo negli ultimi dieci anni ci si sta rendendo conto che non si può vivere di rendita all’infinito: la disponibilità di territorio è limitata e ancora ridotta dai rischi naturali. Le ripetute alluvioni – in particolare
quella del 2000 – ci hanno messo di fronte alla fragilità strutturale del nostro ambiente e ci hanno fatto capire che è necessaria una svolta. Ma questo non va inteso solo come un fatto negativo; ci ha infatti anche resi consapevoli che le risorse non sono illimitate e che dobbiamo imparare ad utilizzarle meglio. Questo è quindi un momento positivo, in cui possiamo valutare sia gli errori che i risultati, e provare a individuare nuove strade. Il riscaldamento del clima avrà senza dubbio un’incidenza su tutte le nostre attività. Inciderà sull’agricoltura, costretta a fare i conti da un lato con una scarsità d’acqua cui non siamo abituati, che porterà forse a rivalutare le colture che abbisognano di poca irrigazione, come i cereali, le patate, le erbe aromatiche e officinali e a diminuire le superfici foraggere, divoratrici d’acqua e che risentiranno comunque in negativo del riscaldamento climatico. Potrà derivarne in conseguenza una diminuzione del numero di capi di bestiame o, in alternativa, il ritorno all’uso di zone di pascolo oggi abbandonate. In quota infatti le risorse di pascolo potrebbero aumentare per una maggiore crescita dell’erba, consentendo una più prolungata stagione di monticazione. Colture che prima non erano possibili, come quella dell’olivo (che un tempo era presente in Valle, come documentato da rare piante inselvatichite residue e dalla presenza di frantoi da olio), potrebbero essere di nuovo possibili, anche se indubbiamente non potranno costituire una risorsa di grande importanza; potrebbe invece essere più interessante il mandorlo, coltura pregiata un tempo assai diffusa, che richiede clima caldo e secco (la zona pedecollinare di Saint-Denis, per esempio, è ancora fittamente vegetata da mandorli inselvatichiti). Zone in quota, attualmente non coltivabili, potrebbero diventare appetibili per l’agricoltura; non dimentichiamo che in un periodo climaticamente più favorevole in Valle d’Aosta i cereali erano coltivati, sui versanti ben esposti, fino ai 2000 metri di quota. La necessità di diminuire i costi di trasporto, legata al prezzo del petrolio, potrà favorire sul mercato i prodotti agricoli locali;
Scorcio invernale della Valtournenche.potrebbero essere disponibili, oltre ai tipici prodotti caseari, frutta e verdura, oggi coltivati in massima parte per solo uso familiare; la presenza di piccoli mercati locali sarebbe inoltre qualificante anche dal punto di vista del turismo, che apprezza molto questo tipo di offerta. Il turismo sarà un settore in forte cambiamento, non solo per effetto del clima, ma a causa delle mutate abitudini e stili di vita. Se infatti da un lato sempre meno si potrà fare affidamento sulla stagione invernale fino ad oggi considerata l’elemento traente dell’economia turistica, a causa della sempre più aleatoria presenza di neve (ma anche per la sempre maggiore perdita di attrattiva di questo settore nelle nuove generazioni), si deve tenere presente che le zone di pianura, in particolare quelle urbane, soffriranno in maniera particolare dell’aumento delle temperature estive. Questo potrebbe favorire un prolungamento dei soggiorni estivi in montagna, un uso più intensivo delle seconde case, o forse anche un trasferimento in esse per coloro che non abbiano necessità di recarsi quotidianamente sul posto di lavoro – liberi professionisti e creativi, che potrebbero lavorare in rete e recarsi solo occasionalmente in città. Questa prospettiva (non così irreale: un problema simile è già stato vissuto da alcune stazioni turistiche della costa ligure) potrebbe mettere fortemente in crisi le amministrazioni comunali, costrette a rivedere tutto il sistema dei servizi in ragione di una nuova dimensione demografica; ma potrebbe anche costituire una chance non irrilevante, in quanto potrebbe portare nuova forza lavoro e varietà produttiva in zone che oggi sono ristrette alla sola attività turistica, contribuendo a comprimere l’eccessiva stagionalità e ad alimentare il commercio e la vita locale. La variazione climatica influirà poi in maniera non indifferente sui fattori di rischio idrogeologico, di cui è previsto un deciso incremento. Le zone abbandonate dalle nevi richiederanno un lunghissimo periodo per essere colonizzate dalla vegetazione, e quindi per molto tempo saranno solamente zone più fragili, in quanto costituite per la maggior parte da terreni sciolti, soggetti a maggiore instabilità. Questo fattore, oltre ad essere ovviamente un detrattore per il nostro territorio, richiederà lo studio di tecnologie di prevenzione, riduzione e riparazione dei danni - tecnologie che già in questi anni la Regione ha sviluppato e sta sperimentando, e che costituiranno nel prossimo futuro un settore importante di sviluppo tecnologico e un terreno fertile per la crescita di imprese qualificate nel campo dell’ingegneria naturalistica e della rinaturazione. La scarsità d’acqua e la concentrazione dei periodi piovosi potrebbe portarci a rivalutare il sistema tradizionale di canalizzazioni e pissines, con il ripristino di zone lacustri o di vasche di accumulo idrico; tutto questo comporterà una revisione di tutto il modo di pensare e organizzare il territorio, in particolare per quanto riguarda le zone agricole. Il crescente costo del petrolio e la competizione sull’uso delle acque dovranno portare ad economizzare e razionalizzare il loro utilizzo; in particolare l’uso dell’acqua per la produzione idroelettrica, oggi risorsa importante per la nostra Regione, potrà ridursi alla grande produzione da un lato e alla microproduzione dall’altro, tagliando fuori gli impianti di portata medio-piccola, che più risentiranno del regime discontinuo dei corsi d’acqua dovuto alla concentrazione delle precipitazioni e alla contrazione dei ghiacciai. Per risparmiare energia diventerà perciò fondamentale la revisione del parco immobiliare, che costituisce oggi un buco nero di spreco energetico, mentre d’altro lato si dovrà sempre più far ricorso alle energie alternative. Due settori quindi in prevedibile sviluppo, quello edilizio ad alta tecnologia e quello impiantistico per la produzione di energia da fonti rinnovabili, che possono fornire nuovo terreno sia ai progettisti che alla crescita di imprese qualificate, con un risvolto importante dal punto di vista occupazionale.

Somari carichi nei pressi dell’Ospizio Sottile (Gressoney).In definitiva, il cambiamento climatico pone indubbiamente dei rischi, ma offre anche alla montagna delle occasioni di sviluppo e di qualificazione delle sue offerte, sia nel campo produttivo che in quello occupazionale; non possiamo perciò stare inerti ad aspettare cosa succederà, per trovarci poi di fronte a situazioni di crisi: i cambiamenti si profilano già in modo chiaro, è bene quindi osservarli e provare a disegnare uno scenario del futuro.
   
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