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La Fitodepurazione
Diverse ricerche hanno mostrato come alcune piante possono vivere in aree inquinate senza gravi effetti tossici: infatti esse sono in grado di metabolizzare, degradare o iperaccumulare nei loro tessuti numerose sostanze inquinanti presenti a concentrazioni elevate, e in condizioni che sarebbero letali per la maggior parte delle piante. Questi studi hanno aperto la strada alla possibilità di bonificare alcuni tipi di siti contaminati con un approccio più “naturale” e meno “invasivo” di quanto non permettano altre tecniche di bonifica.
L'impiego di specie vegetali per la bonifica di acque e suoli contaminati è noto come fitodepurazione.
Nell'ambito del progetto Rurecotec la fitodepurazione sarà utilizzata per depurare le acque di lavaggio di due caseifici valdostani: saranno utilizzati i vegetali come filtri biologici attivi in grado di ridurre gli inquinanti in esse presenti.
I trattamenti di fitodepurazione sono trattamenti biologici secondari, che necessitano di un trattamento primario e/o terziario, di affinamento; la rimozione dei nutrienti e dei batteri avviene attraverso filtrazione, adsorbimento, assimilazione da parte degli organismi vegetali e degradazione batterica.
In generale l'impianto di fitodepurazione rappresenta quindi un'alternativa alla depurazione tradizionale; tali impianti si inseriscono perfettamente nel contesto ambientale e, dal momento che i costi di depurazione delle acque di scarico sono sempre più alti, sono vantaggiosi dal punto di vista economico (risparmio di energia elettrica, limitati costi di gestione) ed ambientale (miglior impatto sul paesaggio, eliminazione di trattamenti di disinfezione). L'impianto si presenta come un bacino umido artificiale, impermeabilizzato ove necessario, riempito con un idoneo substrato sommerso nelle acque reflue da trattare o parzialmente saturo e coltivato con vegetali idonei. Si impiegano piante che hanno un'elevata capacità di assorbire sostanze nocive all'ambiente e di favorire lo sviluppo nel terreno di microrganismi che concorrono ai processi depurativi distruggendo molti inquinanti organici.
Le piante usate nella fitodepurazione agiscono sui contaminanti in differenti modi (alcuni dei quali, peraltro, non sono ancora stati compresi a fondo): alcune li estraggono dalla matrice su cui agiscono durante il processo di assorbimento dell'acqua, dei nutrienti e dei minerali, metabolizzandoli o accumulandoli nei propri tessuti o addirittura rilasciandoli nell'atmosfera attraverso le foglie qualora i contaminanti siano volatili; in altre condizioni la pianta assorbe o adsorbe i contaminanti (soprattutto i metalli) attraverso le radici. Oppure agiscono in maniera più passiva: stabilizzando i contaminanti in modo da ridurne la mobilità e biodisponibilità, prevenendo così il loro trasporto verso la falda e l'ingresso nella catena alimentare. Inoltre esse stimolano e migliorano la biodegradazione di sostanze organiche nella rizosfera dove le radici rilasciano enzimi, zuccheri, alcoli, carboidrati, acidi e soprattutto ossigeno, che creano un ambiente ideale per l'azione metabolica dei microrganismi.
Resta inteso che la fitodepurazione non è e non può certo essere la soluzione di tutti i problemi di inquinamento di suoli e acque, ma resta comunque un'ottima tecnologia per trattare numerosi tipi di contaminanti, applicabile in alcune situazioni con molti vantaggi rispetto ad altre tecniche, prima di tutto sul piano economico: è nettamente meno costosa rispetto ad altri metodi di bonifica; per di più è meno invasiva e lascia il terreno trattato relativamente indisturbato. Oltre ad essere una tecnica “naturale”, a bassa manodopera, ha un bisogno di energia quasi nullo.Infine, cosa da non sottovalutare, comporta indubbi vantaggi ambientali/ paesaggistici.
La scelta delle piante da utilizzare deve essere effettuata tenendo conto dell'efficacia depurativa delle differenti specie, della loro ecologia, della compatibilità con l'ambiente e della loro disponibilità sul territorio.
Le tecniche di fitodepurazione possono essere classificate in base alla prevalente forma di vita delle macrofite che vi vengono utilizzate (macrofite galleggianti, macrofite radicate sommerse e macrofite radicate emergenti).
I sistemi a macrofite radicate emergenti possono subire un'ulteriore classificazione dipendente dal cammino idraulico delle acque reflue (sistemi a flusso superficiale, sistemi a flusso sub-superficiale orizzontale e sistemi a flusso sub-superficiale verticale).
L'impiego di specie vegetali per la bonifica di acque e suoli contaminati è noto come fitodepurazione.
Nell'ambito del progetto Rurecotec la fitodepurazione sarà utilizzata per depurare le acque di lavaggio di due caseifici valdostani: saranno utilizzati i vegetali come filtri biologici attivi in grado di ridurre gli inquinanti in esse presenti.
I trattamenti di fitodepurazione sono trattamenti biologici secondari, che necessitano di un trattamento primario e/o terziario, di affinamento; la rimozione dei nutrienti e dei batteri avviene attraverso filtrazione, adsorbimento, assimilazione da parte degli organismi vegetali e degradazione batterica.
In generale l'impianto di fitodepurazione rappresenta quindi un'alternativa alla depurazione tradizionale; tali impianti si inseriscono perfettamente nel contesto ambientale e, dal momento che i costi di depurazione delle acque di scarico sono sempre più alti, sono vantaggiosi dal punto di vista economico (risparmio di energia elettrica, limitati costi di gestione) ed ambientale (miglior impatto sul paesaggio, eliminazione di trattamenti di disinfezione). L'impianto si presenta come un bacino umido artificiale, impermeabilizzato ove necessario, riempito con un idoneo substrato sommerso nelle acque reflue da trattare o parzialmente saturo e coltivato con vegetali idonei. Si impiegano piante che hanno un'elevata capacità di assorbire sostanze nocive all'ambiente e di favorire lo sviluppo nel terreno di microrganismi che concorrono ai processi depurativi distruggendo molti inquinanti organici.
Le piante usate nella fitodepurazione agiscono sui contaminanti in differenti modi (alcuni dei quali, peraltro, non sono ancora stati compresi a fondo): alcune li estraggono dalla matrice su cui agiscono durante il processo di assorbimento dell'acqua, dei nutrienti e dei minerali, metabolizzandoli o accumulandoli nei propri tessuti o addirittura rilasciandoli nell'atmosfera attraverso le foglie qualora i contaminanti siano volatili; in altre condizioni la pianta assorbe o adsorbe i contaminanti (soprattutto i metalli) attraverso le radici. Oppure agiscono in maniera più passiva: stabilizzando i contaminanti in modo da ridurne la mobilità e biodisponibilità, prevenendo così il loro trasporto verso la falda e l'ingresso nella catena alimentare. Inoltre esse stimolano e migliorano la biodegradazione di sostanze organiche nella rizosfera dove le radici rilasciano enzimi, zuccheri, alcoli, carboidrati, acidi e soprattutto ossigeno, che creano un ambiente ideale per l'azione metabolica dei microrganismi.
Resta inteso che la fitodepurazione non è e non può certo essere la soluzione di tutti i problemi di inquinamento di suoli e acque, ma resta comunque un'ottima tecnologia per trattare numerosi tipi di contaminanti, applicabile in alcune situazioni con molti vantaggi rispetto ad altre tecniche, prima di tutto sul piano economico: è nettamente meno costosa rispetto ad altri metodi di bonifica; per di più è meno invasiva e lascia il terreno trattato relativamente indisturbato. Oltre ad essere una tecnica “naturale”, a bassa manodopera, ha un bisogno di energia quasi nullo.Infine, cosa da non sottovalutare, comporta indubbi vantaggi ambientali/ paesaggistici.
La scelta delle piante da utilizzare deve essere effettuata tenendo conto dell'efficacia depurativa delle differenti specie, della loro ecologia, della compatibilità con l'ambiente e della loro disponibilità sul territorio.
Le tecniche di fitodepurazione possono essere classificate in base alla prevalente forma di vita delle macrofite che vi vengono utilizzate (macrofite galleggianti, macrofite radicate sommerse e macrofite radicate emergenti).
I sistemi a macrofite radicate emergenti possono subire un'ulteriore classificazione dipendente dal cammino idraulico delle acque reflue (sistemi a flusso superficiale, sistemi a flusso sub-superficiale orizzontale e sistemi a flusso sub-superficiale verticale).
Linee guida ANPA
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Linee guida APAT
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