Il sito archeologico preistorico nel contesto territoriale valdostano

I PRIMI ABITATORI

Allo stato attuale delle ricerche la Valle d'Aosta risulta abitata a partire dall'VIII - VII millennio a.C. da gruppi di cacciatori del Mesolitico, inoltratisi nel territorio in concomitanza con il progressivo ritiro del grande ghiacciaio che nel Quaternario occupava la Valle d'Aosta.
Si hanno poche tracce del Neolitico, il periodo successivo durato circa due millenni, dal 5.000 al 3.000 a.C.

 

IL TERZO MILLENNIO

Tra la fine del quarto millennio a.C. e gli albori del terzo in Valle d'Aosta è documentato l'arrivo di un complesso di elementi culturali nuovi, di estrazione orientale (Asia Minore, Caucaso), che vengono adottati dalle comunità locali del Neolitico finale.
È in questo momento che avviene la transizione dal Neolitico all'Età del Rame (o Eneolitico), la cui particolare importanza è determinata dall'introduzione di numerosi elementi tecnologici innovativi, ancor oggi fondamentali, tra i quali la metallurgia, l'aratro, la ruota.
A livello ideologico le testimonianze messe in luce rivelano la presenza di credenze religiose molto complesse, espresse in diversi e specifici rituali, materializzati dai monumenti megalitici oltre che dalle numerose incisioni rupestri, presenti sulle rocce di tutto il territorio regionale e caratterizzate da forme simboliche.

 

IL RITROVAMENTO E LA STORIA DELLE RICERCHE

Il ritrovamento dell'area megalitica di Aosta, situata presso l'antica chiesa di Saint-Martin-de-Corléans nella periferia occidentale della città, risale al giugno 1969.
In occasione di scavi iniziati a scopo edilizio, si individuò un vasto giacimento archeologico nel quale si poté riconoscere immediatamente l'importanza delle testimonianze preistoriche che si andavano mettendo in luce.
Su tale base, stabilita l'estensione e la reale entità dei reperti, l'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta procedeva all'acquisizione dell'area interessata, allo scopo di conservare in situ i preziosi monumenti. In breve tempo iniziarono le ricerche sistematiche, con annuali campagne di scavo proseguite per oltre un ventennio, riprese per ulteriori approfondimenti nel 2001e tra il 2006 e il 2008, sino a sondaggi di microscavo condotti nei nostri giorni.
Per tutelare e conservare la zona si è agito mediante l'allestimento di un museo e parco archeologico, che permetta la fruibilità e la valorizzazione del sito.

 

 

L’AREA MEGALITICA

Il termine “area megalitica”è stato utilizzato per definire sinteticamente il ritrovamento aostano, che non presenta finora riscontri, all'infuori di quello, seppur parziale, con il sito di Sion, Petit-Chasseur, in Svizzera. Per “area megalitica” si intende una porzione di terreno, più o meno estesa ma ben delimitabile, nella quale sono presenti testimonianze monumentali megalitiche multiple e di tipo diverso.
Non siamo qui in presenza, infatti, di un semplice allineamento di menhir o di stele antropomorfe, oppure di una necropoli o di singole tombe dolmeniche: i ritrovamenti mostrano invece l'esistenza di un'area sacra destinata sin dall'inizio a essere sede di ricorrenti manifestazioni legate al culto e alla sepoltura.
Sono state individuate cinque fasi strutturali principali che, a partire dal Neolitico recente, si succedono nel corso del III millennio a.C., durante l'intera Età del Rame. Configurata dapprima come un santuario all'aperto destinato al culto dei viventi, l'area assume solo negli ultimi secoli del millennio funzioni funerarie, divenendo una necropoli privilegiata, con tombe monumentali di varia tipologia megalitica. Al sorgere dell'Età del Bronzo, attorno al 2000 a.C., e per cause ancora da precisare, il sito viene progressivamente abbandonato e subentrano, per oltre un millennio, coltivazioni di cereali.
Si deve sottolineare che la funzione unicamente sacrale dell’area megalitica presume la presenza, nelle immediate vicinanze, di un importante abitato stabile, che deve trovarsi a nord-ovest dell'area stessa, ma che non è ancora stato possibile individuare. 

 



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