Nouvelle

14:43 - 13/07/2010 


(ANSA) - ROMA, 13 LUG - Secondo il sottosegretario se le donne sceglieranno di firmare le dimissioni volontarie dopo l'assunzione della prima delle due pillole tornando poi dopo tre giorni per assumere la seconda c'e' anche il rischio per gli ospedali di 'irregolarita' amministrative': ''Le dimissioni volontarie sono una rinuncia al trattamento - ha spiegato Roccella - dal punto di vista amministrativo se si torna a casa dopo la prima pillola e' come se la gravidanza fosse in atto, e no si sa con quale Drg poi si possa venire riammessi. Vogliamo sottolineare questo dato - ha aggiunto il sottosegretario - perche' siamo convinti che le donne non scelgono di tornare a casa se non c'e' una struttura sanitaria che preme per questo, mentre se vogliamo mantenere l'aborto all'interno della legge 194 dobbiamo dare le stesse garanzie e tutele''.

Il ministero ha inviato dei questionari per il monitoraggio dell'utilizzo della pillola Ru486, ma i primi dati non verranno resi noti prima di sei mesi. Le linee guida prescrivono che la pillola abortiva possa essere usata entro i 49 giorni di gestazione, che la paziente debba firmare un consenso informato che contenga la disponibilita' al ricovero fino alla fine della procedura e ad effettuare il controllo entro 14-21 giorni dalla dimissione. Per le donne straniere 'si deve accertare l'avvenuta comprensione linguistica della procedura'. Per le minorenni, inoltre, il documento prevede che sia indispensabile il consenso dei genitori, mentre non e' sufficiente quello di un giudice.

Il punto piu' 'critico' rimane il ricovero: ''Le linee guida contengono tre diversi pareri del Consiglio Superiore di Sanita'

- ha ricordato Roccella - che tra l'altro stabiliscono che il
rischio del metodo di aborto farmacologico e' uguale a quello chirurgico solo se avviene in ospedale''.(ANSA).




Retour en haut