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Il caso della migrazione di ritorno in paese di origine da Croazia e Romania
13:02 - 03/09/2026 


(ANSA) - ROMA, 03 SET - Negli ultimi anni, il fenomeno dei pensionati italiani che si trasferiscono all'estero ha assunto una rilevanza sempre maggiore. La cosiddetta "emigrazione previdenziale" si configura ormai - spiega l'Istat nel report diffuso oggi sugli italiani all'estero - come una tendenza strutturale, in parte riconducibile a vantaggi di natura fiscale o a un costo della vita inferiore a quello italiano, il che consente di beneficiare di un potere d'acquisto superiore a parità di trattamento pensionistico. Ai fattori economici si affiancano poi motivazioni di natura familiare, legate anche al ricongiungimento con figli o nipoti già residenti all'estero. Al 31 dicembre 2024 i cittadini italiani residenti all'estero titolari di un trattamento pensionistico sono 347mila. La maggior parte risiede in Europa (54%), seguono coloro che risiedono nel continente americano (39,6%), in Oceania (3,6%), in Africa (1,8%) e, infine, in Asia (1,1%). Il 72% dei pensionati residenti all'estero è nato in Italia, pari a circa 250mila persone, in maggioranza uomini. Il restante 28% è nato all'estero (poco più di 97mila individui), gruppo nel quale le donne rappresentano il 62%. La Spagna (13mila) e il Portogallo (4mila) sono tra i Paesi con la maggiore presenza di pensionati italiani residenti, destinazioni che risultano favorite per ragioni legate al costo e alla qualità della vita o a benefici fiscali. Al di fuori dei confini europei si segnala la Tunisia, con 3mila pensionati italiani, il 91,5% dei quali è nato in Italia. Tra i Paesi europei figurano anche la Croazia (3mila) e la Romania (2mila 500) dove circa un pensionato italiano su tre risulta nativo di questi due Paesi. Un caso esemplare, quest'ultimo, rileva l'istituto di statistica, di cittadini italiani per acquisizione che compiono una migrazione di ritorno nel Paese di origine. (ANSA).




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