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Poche risorse e informazioni sull'accessibilità. A farne la spesa 2,9 milioni di disabili
16:33 - 03/08/2026

(ANSA) - ROMA, 03 AGO - A quarant'anni dall'obbligo introdotto dalla legge 41 del 1986, esteso agli spazi urbani dalla legge 104 del 1992, il Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) resta uno strumento minoritario. Secondo l'indagine dell'Associazione Luca Coscioni, aggiornata al 9 luglio 2026, sui 118 Comuni capoluogo solo 45 (il 38%) hanno approvato il piano con delibera del Consiglio comunale come prevede la norma. A fare il punto è Willeasy, impresa che sviluppa soluzioni digitali basate sui dati di accessibilità. Altri 17 si sono fermati a una delibera di giunta o a strumenti alternativi, 22 lo stanno redigendo e per 34 non risultano informazioni o piani predisposti. E quardando all'nsieme degli oltre 8.000 Comuni italiani la quota di chi si è davvero dotato di un Peba sale intorno al 15%. Dietro quei numeri non c'è solo un problema di procedure. Redigere il piano è il primo passo, realizzarlo è il secondo e il più oneroso: rampe, marciapiedi e ascensori negli edifici pubblici richiedono investimenti che nei bilanci competono con scuole e strade. In molte città l'accessibilità resta una voce residuale, eppure riguarda una platea di 2,9 milioni di persone con limitazioni gravi nelle attività quotidiane, ma anche gli anziani e le famiglie con bambini piccoli. Proprio perché le risorse sono limitate, diventa decisivo sapere dove destinarle. "Le rilevazioni condotte per i piani comunali - si legge - sono accurate ma nascono da criteri differenti e raramente dicono a chi un luogo sia adatto. Sugli esercizi privati, dai negozi agli alberghi, il quadro è ancora più rarefatto. Il risultato è un insieme difficile da confrontare". (ANSA).
