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Rapporto Reuters-Master Giornalismo Torino. Cornia: 'La fiducia nelle notizie è bassa'
10:02 - 16/06/2026 


(di Titti Santamato) (ANSA) - ROMA, 16 GIU - La fiducia nelle notizie si indebolisce, l'online rafforza il primato delle fonti usate settimanalmente, è aperto il tema dei motori di ricerca e del 'click through' cioè l'andare alle fonti originali, avanza il fenomeno dei 'newsinfluencer' ossia i creatori di contenuti che si occupano di informazione e dei chatbot di intelligenza artificiale. Sono i risultati principali del Digital News Report Italia, l'indagine sull'informazione nel nostro paese condotta dal Master in Giornalismo 'Giorgio Bocca' dell'Università di Torino sui dati del Reuters Institute che ogni anno, da 15 anni, scatta la fotografia all'editoria mondiale. "In Italia storicamente la fiducia nelle notizie è bassa, inferiore alla media dei paesi dell'Europa occidentale, nel nostro paese non sono ben viste le notizie eccessivamente influenzate dalla politica e dagli interessi dei proprietari dei media. I brand percepiti come più neutrali raccolgono maggiore fiducia", spiega all'ANSA Alessio Cornia, professore alla Dublin City University e Research Associate at the Reuters Institute for the Study of Journalism. Cura la parte italiana del Rapporto Reuters e l'analisi dei dati del nostro Paese insieme a Marco Ferrando, Paolo Piacenza e Celeste Satta del Master in Giornalismo 'Giorgio Bocca' dell'Università di Torino. Secondo l'analisi, quest'anno la fiducia delle notizie si ferma al 32% e solo il 34% degli italiani si dichiara molto o estremamente interessato alle notizie contro il 74% del 2016. Il calo "è il più marcato tra i paesi di riferimento", sottolinea Cornia aggiungendo che la 'news avoidance', ossia evitare intenzionalmente le notizie spesso o occasionalmente, "sale al 36% perchè in alcuni casi possono creare ansia o l'utente non le capisce". Un fenomeno più diffuso tra le donne e le persone con reddito o livello di istruzione bassi. In un quadro in cui le fonti digitali usate settimanalmente salgono al 69% mentre la tv scende al 62% (resta comunque la fonte principale per il 48% degli italiani), iniziano a ritagliarsi uno spazio "minoritario ma rilevante" i creatori di contenuti o singoli giornalisti. Il 36% nel nostro paese ha fruito di notizie di questa categoria, un fenomeno marcato tra i più giovani (il 66% dei 18-24enni e il 53% dei 25-34enni). "In un momento in cui il pubblico si fida più di una faccia che di un'organizzazione su cui possono pesare maggiormente interessi economici e politici - osserva Cornia - i creator stabiliscono un rapporto personale e provano ad approfondire temi che, nell'immediatezza della copertura da parte delle testate tradizionali, rischiano spesso di perdere contesto e spiegazione". Altro grande tema mondiale è l'impatto dell'intelligenza artificiale nell'editoria. Secondo l'analisi, in Italia il 'click through', cioè l'andare alle fonti originali, varia a seconda del canale di accesso: è più frequente dai motori di ricerca (49%) rispetto ai social media (38%) e ai chatbot (32%). "L'accesso diretto alle testate online sta perdendo rilevanza: riguarda solo il 20% degli utenti, uno su cinque, mentre assume maggiore rilevanza l'accesso mediato dalle piattaforme", afferma Cornia che aggiunge: "Il click verso le fonti originali è motivato più dal desiderio di approfondire la notizia che da quello di verificarne l'accuratezza. Su social e chatbot, la propensione al click è più alta tra gli over 35". Tra gli altri dati dell'approfondimento italiano del Rapporto Reuters, lo smartphone si conferma il dispositivo più utilizzato per accedere alle notizie, i social sono usati settimanalmente dal 45% per informarsi, sei punti in più del 2025. Mentre i video online non raggiungono ancora una parte consistente del pubblico: il 31% degli italiani non ne ha visto nessuno nell'ultima settimana. E l'uso dei chatbot per informarsi resta circoscritto al 6%. Infine, sul ruolo informativo del servizio pubblico prevale un giudizio tiepido: in Italia la quota di valutazioni positive si ferma al 23%, il 45% non si esprime, collocando il nostro paese tra i più critici nel confronto internazionale. (ANSA).




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