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L'azzurro 'chiudo il mio ciclo olimpico nelle sprint con altra semifinale'
16:05 - 10/02/2026

(di Mattia Eccheli) (ANSA) - TESERO, 10 FEB - Johannes Klaebo, il "signore" degli sci stretti, ha conquistato la sua seconda medaglia d'oro dell'olimpiade Milano Cortina nella sprint a tecnica classica di fondo, la settima in carriera, con l'obiettivo non nascosto di vincere tutti i titoli del fondo di questi giochi in Val di Fiemme. Come domenica nello skiathlon, il 29enne fuoriclasse di Oslo anche stavolta è rimasto con gli avversari fino a quando ha deciso di prendere il largo, e nessuno è riuscito a tenere il suo ritmo. Ha aggredito il dosso finale come se anziché gli sci, ai piedi avesse delle semplici scarpe, o come Ermes, il messaggero greco degli dei, le ali per involarsi verso l'Olimpo, in questo momento irraggiungibile per gli altri. Lo statunitense Ben Ogden aveva provato ad avvicinarlo, quasi provocando la reazione dell'"uomo razzo". Il distacco finale inferiore al secondo non rende merito all'impresa di Klaebo, che nella salita finale ha guadagnato talmente tanti metri da potersi permettere di non spingere quasi più sul rettilineo finale, voltandosi più volte a guardare cosa succedeva tra gli "umani". L'Italia, femminile e maschile, è uscita in semifinale, dove aveva portato due ragazze, Caterina Ganz e Federica Cassol, e tre ragazzi, Simone Mocellini, Simone Daprà e Federico Pellegrino, che in questa specialità, otto anni fa in Corea, aveva vinto l'argento. "Devo essere contento - ha detto il valdostano - perché, sebbene debbo accettare di avere sei atleti davanti a me in classifica, chiudo il mio ciclo olimpico nelle sprint con un'altra semifinale, come avevo cominciato a fare dodici anni fa a Sochi. Credo che con le grandi volate del finale, tutti noi abbiamo trasmesso emozioni al pubblico, che è fantastico. Mi spiace non aver lottato per le medaglie - ha concluso - ma sono orgoglioso e fiero della mia gara". Mocellini, che aveva vinto il proprio quarto di finale, ha ammesso di aver "faticato veramente molto, dopo il cambio di condizione della neve. Ho provato a correre ma era impossibile - ha aggiunto -. Il fatto di aver rotto il bastone è un segno che stavo davvero bene, ma con gli avversari che ho avuto in semifinale non è stato possibile andare avanti. Mi dispiace perché la condizione c'era". In campo femminile, alla Svezia è riuscita un'impresa che ricorda quelle delle fondiste dell'Unione sovietica, che più di una volta avevano centrato un tripletta. A Sochi, nel 2014, anche la Norvegia era riuscita a monopolizzare il podio, ma nella 30 chilometri: nella sprint, di recente introduzione del programma olimpico (è la settima "apparizione"), l'impresa di Svahn, Sundling e Dahlqvist costituisce una prima volta assoluta. (ANSA).
