QUALITA' DELL'ABITARE
Per molti vivere in montagna, lontani dai rumori ma anche dalle comodità della città, è una possibilità di ritrovare se stessi. Lo confermano le tre esperienze che qui riportiamo.
HO SCELTO LA MONTAGNA
di Nadia Gozzi
La Cave du Vin Blanc di Morgex, gestita da Gianluca Telloli.Spesso il luogo in cui ci ritroviamo ad abitare non è quello che ci siamo scelti, ma quello in cui viviamo dalla nascita e in cui rimaniamo per il resto della vita perché è qui che troviamo il lavoro o gli affetti.
Più raramente è il luogo di cui ci siamo innamorati e che decidiamo di eleggere a nostra dimora, quello in cui abbiamo deciso di stare nonostante sia lontano dal posto di lavoro e magari difficilmente raggiungibile: il paesello in cui abbiamo cercato la nostra piccola tana, lontana da tutto e da tutti e magari riscaldata in inverno solo con una piccola stufa a legna che non riusciamo a sostituire per motivi affettivi…
Abbiamo ascoltato il racconto di tre persone, provenienti da luoghi ed esperienze di vita molto diversi, per capire l'importanza che questo tipo di scelta ha avuto sulla loro vita.

Claudine Remacle, nata a Liegi 51 anni fa, architetto.
Mio padre era originario delle Ardennes, in campagna, mia madre della città. Da piccola andavo spesso in campagna dalla nonna paterna con i miei genitori che, essendo insegnanti, avevano lunghe vacanze estive. Sempre lo stesso posto a circa 500 metri d'altitudine (l'air pur de la montagne, così si leggeva sul timbro dell'ufficio postale del luogo) e quest'ambiente ha sempre influenzato la mia vita e le mie scelte.
Venni per la prima volta in Valle d'Aosta nel '65, nella Valle del Gran San Bernardo, con un gruppo di escursionisti belgi. Alloggiammo negli appartamenti che erano stati degli operai addetti alla costruzione della diga di Place Moulin, ultimata in quel periodo. Quattro anni dopo, ormai ventenne, tornai qui con un altro gruppo, per fare anche un po' di ghiacciaio. La montagna mi appassionava.
Miriam Papa ed il suo cane nel giardino della casa di Amay.Conobbi quello che diventò mio marito, un belga, fotografo di professione. Quando ci sposammo io studiavo architettura, poi finii l'università ed iniziai a lavorare per quattro anni, sempre continuando a venire in Valle per fare trekking. Seguivo mio marito nei suoi viaggi di reportage ed è proprio a contatto con la cultura africana che ho capito come fosse desiderabile poter insegnare ai figli a vivere in modo semplice e allegro, accontentandosi dell'indispensabile, lontani dall'ossessivo desiderio di apparire e di possedere di una società basata sui consumi. Dopo la nascita dei tre bambini, non potendo più accompagnare mio marito nei continui spostamenti e nella difficoltà di vivere e lavorare da sola coi bambini piccoli in una città come Liegi, decisi di trasferirmi a Bionaz, nella casa in cui vivevamo in affitto quando venivamo in Valle: la vita al villaggio, in cui vivevano solo due famiglie, mi piaceva, i rapporti con i vicini erano molto buoni; m'incantava la loro semplicità nei modi, il loro autentico attaccamento alla terra, il loro orgoglio di contadini, la loro vita nell'ambiente non facile della montagna. Mi sembrava che educare a questi valori i bambini fosse più semplice qui piuttosto che in città. A Bionaz iniziai anche a mettere a punto una metodologia per lo studio dell'architettura locale; per acquisire più strumenti, decisi di iscrivermi anche ad un dottorato di ricerca in geografia alpina della durata di sei anni. Il vantaggio del paese è che è un po' una grande famiglia: durante i viaggi necessari allo studio, la figlia dei miei vicini si occupava dei bambini. È proprio grazie alla loro disponibilità che ho potuto completare la mia formazione; posso dire di essere stata accolta dalla comunità di Bionaz e non mi sono mai sentita un'estranea, pur senza aver mai rinunciato alla mia storia e alla mia cultura. I miei figli hanno imparato fin da piccoli il patois di Bionaz, io mi sono lanciata a parlarlo solo dopo molti anni - si ha sempre paura di farsi prendere in giro, ma non è stato così: adattarsi a parlare la lingua di un altro è in realtà un atto di omaggio alla sua cultura.
Nell'83 la Regione organizzò in Valle un convegno del Consiglio d'Europa sull'architettura rurale, nel quale presentai il mio lavoro su Bionaz e Oyace. Fu così che venni in contatto con la Sovrintendenza e che nacque il lavoro di censimento regionale: nell'86 uscì il mio primo libro "Architecture rurale en Vallée d'Aoste" che servì come metodologia per un corso di formazione per rilevatori.
Ho una grande passione per il mio lavoro e con i giovani colleghi si è instaurato un bel legame; questo lavoro ha interessato in dodici anni 45 Comuni, ha coinvolto oltre un centinaio di giovani ed ha creato una sensibilità più diffusa sulla conservazione del patrimonio storico rurale.
Autunno a Bionaz.La casa di Bionaz è sempre stata il mio rifugio, anche se -dato che d'inverno la strada è spesso interrotta da una valanga- ho adottato l'uso locale di spostarmi d'inverno in alloggi, sempre diversi, che trovavo in affitto o al capoluogo o vicino alla scuola.
L'inverno passato, però, ho deciso di trascorrerlo comunque a Bionaz nella casa che amo. Volevo fare fino in fondo l'esperienza di vivere in una casa isolata senza sentirmi tale.
Ora per l'inverno ho comprato una casa a Gignod. I figli sono grandi e indipendenti e per il lavoro o lo studio gravitano ormai su Aosta. Sono soddisfatta delle mie scelte anche se mi sono domandata spesso se siano state anche le migliori per i miei figli. Ma in fondo, anche loro restano liberi di scegliere a loro volta.
Non ho rimpianti per la vita in Belgio, ed ora che non ho più i genitori ho deciso definitivamente di non tornare a viverci. Le mie sorelle e nipoti vengono però a trovarmi dal Belgio e insieme ci incamminiamo per lunghe passeggiate.

Miriam Papa, 47 anni, lavora come assistente agli anziani.
Sono nata a Milano e mi sono trasferita a Genova all'età di quattro anni.
Sono venuta per la prima volta in Valle, a Gressoney, all'età di 12 anni, con un gruppo organizzato dalla parrocchia, con cui si faceva escursionismo ed alpinismo.
Ho sempre amato la montagna, i suoi spazi aperti, le lunghe passeggiate nei suoi boschi e le attività sportive anche estreme che ti consentono di viverla così intensamente.
Ho lavorato a Genova come pellicciaia per vent'anni e negli ultimi diciassette mi ero anche messa in proprio. In seguito ad un incidente stradale che mi costrinse a letto per due anni iniziai a vedere la vita con occhio nuovo e le vecchie ambizioni di prestigio e guadagno furono spazzate via dalla consapevolezza che la vita va goduta diversamente, gustando ogni giorno, ogni momento.
In quell'occasione sono cambiati completamente i miei valori, mi sono allontanata da una vita che non mi apparteneva più.
Cedetti la mia attività.
Dopo, non avendo mai potuto realizzare il mio sogno nel cassetto, cioè quello di studiare medicina, decisi almeno di cercare un lavoro che mi consentisse di stare vicino a chi ne aveva bisogno e, pur sapendo di non avere nessun'esperienza nel settore, cercai impiego presso una comunità per l'assistenza agli anziani.
Qui rimasi per dieci anni.
Il lavoro mi piaceva, la vita a Genova no e trascorrevo sempre più tempo, quando ero libera, in Valle d'Aosta dove ormai avevo molti amici. E qui ogni volta mi sentivo rinascere.
Qualche anno fa fui invitata trascorrere il Capodanno in Valle ed è in questa occasione che conobbi Marisa, anche lei "emigrante" ed ora trasferita in Valle d'Aosta, dove si occupa di agricoltura biologica e biodinamica oramai da anni. E fu tramite lei che trovai in seguito la mia prima piccola dimora in Valle d'Aosta.
La serata si svolse a Grun, un ameno paesino sulla collina di S. Vincent, in una vecchia stalla aggiustata, e fu magnifica.
Lasciai il lavoro alla casa di riposo qualche tempo dopo, al sopraggiungere di un dirigente troppo votato alla carriera e troppo poco alla solidarietà ed alle dimostrazioni di calore umano.
A questo punto decisi di venire a trascorrere un anno in Valle d'Aosta con l'intenzione di non fare niente, di vivere con il ricavato della vendita della mia liquidazione e con la ferma intenzione di "vedere un albero trascorrere le quattro stagioni…".
Il trasferimento definitivo avvenne nel 1997: raccattai il mio gatto ed una valigia e presi in affitto per un anno la piccola casa di Grun, il paese in cui viveva anche Marisa.
Nonostante l'intenzione di non lavorare mi ritrovai comunque ad aiutare alcune famiglie di Saint-Vincent come baby-sitter: nella bella stagione era piacevole passeggiare da Grun a Saint-Vincent, ma l'inverno era duro, la strada scivolosa e lunga e fui costretta a prendere la patente per spostarmi.
Ora vivo in affitto ad Amay, a 1500 m, sulla collina (anzi, oramai montagna) di Saint-Vincent, ai piedi dello Zerbion. Ad Amay siamo solo in quattro, durante l'inverno. Io vivo in compagnia del mio cane, Ercole, con cui mi godo lo splendido panorama sulla città.
Mi occupo di nuovo di assistenza agli anziani, quel tanto che mi consente di sostenere le spese dell'alloggio e del cibo. Per il resto, la mia vita è dedicata all'osservazione della natura, all'aiuto in agricoltura nei campi degli amici di sempre, alle passeggiate col cane, alle chiacchierate con amici. Non rimpiango la vita precedente e, a parte il neo di non avere ancora trovato un compagno con cui dividere questa vita vissuta giorno per giorno lontana dalla vera civiltà, sono soddisfatta di questa vita piena.

Abbiamo anche ascoltato la breve esperienza di un valdostano che, pur lavorando a Morgex, ha rinunciato a vivere vicino al luogo di lavoro per cercare un paesino più a misura d'uomo, in cui condividere la quotidianità spalla a spalla con i propri vicini di casa.
Si tratta di Gianluca Telloli, 27 anni, enologo.

Sono nato ad Aosta e vivo in Valle da quando sono nato. Ho studiato enologia a Torino e mi sono specializzato a Montpellier. Sono nel settore da quando ho terminato gli studi: mi sono occupato prima di ricerca e, da un anno e mezzo, lavoro a La Cave du Vin Blanc di Morgex, struttura di proprietà regionale. Per me quella di gestire la Cave è stata un'opportunità unica per potermi occupare di viticoltura di montagna e per di più nei vigneti più alti d'Europa, quali sono quelli di Morgex.
Il lavoro mi assorbe buona parte delle energie e del tempo, anche perché la ricerca di nuovi bouquet ed il circuito commerciale sono in continua espansione.
Per vivere ho scelto comunque la montagna, cui mi sento profondamente legato, ma non quella troppo artificiale della Valdigne, come sarebbe spontaneo pensare per la comodità di essere vicino al luogo di lavoro. Il motivo della mia scelta è che la ritengo troppo "scopiazzata" da altre realtà più cittadine che montane. Queste hanno secondo me un po' perso il fascino di paesini più raccolti come quello che ho scelto per vivere con mia moglie, Saint-Nicolas. Qui conduco, nel poco tempo libero dopo il lavoro, una vita di villaggio con gli altri 40-50 abitanti.
Posso proprio dire di essere pienamente soddisfatto della mia vita, del mio lavoro e del luogo in cui vivo.

   
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