Valsavarenche - Chiesa parrocchiale di Degioz
Venerdì 8 settembre 2006 – ore 21.00
CONCERTO PER L’AUTONOMIA
PETITE MESSE SOLENNELLE
Gioacchino Rossini (1792-1868)
per soli, coro, due pianoforti e armonium
Lydia Easley soprano
Paola Pittaluga, contralto
Emanuele D’Aguanno, tenore
Daniele Di Tommaso, basso
Roberta Menegotto e Viviana Zanardo, pianoforti
Davide Benetti, armonium*
Coro Polifonico di Aosta
Direttore, Efisio Blanc
PROGRAMMA
KYRIE
Kyrie coro
GLORIA
Gloria in excelsis soli e coro
Domine Deus tenore
Qui tollis soprano e mezzosoprano
Quoniam basso
Cum Sancto Spiritu - Amen coro
CREDO
Credo in unum Deum soli e coro
Crucifixus soprano
Et resurrexit – Amen soli e coro
SANCTUS
Sanctus - Hosanna in excelsis soli e coro
O SALUTARIS
O Salutaris soprano
AGNUS DEI
Agnus Dei mezzosoprano e coro
Giunta nel 1863, dopo un lungo e riflessivo silenzio, iniziato nel 1841, la Petite Messe Solennelle è il capolavoro dell'ultima età rossiniana. Essa rivela e condensa il travaglio che il geniale pesarese affrontò in quegli anni (in realtà Rossini compose moltissimi lavori da camera per vari organici strumentali e vocali raccolti nei quattordici fascicoli della raccolta Péchés de vieillesse, ma tale produzione non era destinata al pubblico) durante i quali la sua esistenza fu segnata dalla nostalgia per il passato, dal tentativo di adeguarsi al presente, dalla visione negativa del futuro.
In realtà la Messe, definita petite per l'organico che la esegue (dodici cantanti di cui quattro solisti, due pianoforti e armonium di ripieno in luogo dell'organo), non certamente per le proporzioni, concilia la tradizione antica, che è riproposta nella semplicità e nella chiarezza della scrittura e nell'uso dei fugati, e la musique de l'avenir, che si manifesta in Rossini per la concezione timbrica personalissima che prelude, "scavalcando quell'esperienza romantica alla quale il pesarese non aveva mai potuto adeguarsi completamente", quella del Novecento. Prima e dopo il Sanctus, il musicista pesarese ha posto, rispettivamente, un Prélude religieux (Andante maestoso) affidato al pianoforte principale e O salutaris Hostia; anche queste si rivelano soluzioni d'autore del Novecento. Con la Petite Messe solennelle Rossini ripercorre quella linea che congiunge idealmente Bach a Stravinskij. Inoltre, per evitare che altri potessero orchestrare il suo capolavoro, fu lo stesso musicista ad adattarlo per l'esecuzione orchestrale.
Fino alla metà degli anni Sessanta del XX sec. i problemi esecutivi della Petite Messe sono dipesi soprattutto dalla mancanza di tradizione nell'arte del “bel canto”. Bisogna ricordare, infatti, che tra il XIX ed il XX sec. la cultura italiana si spostò, per ben due volte, prima da Rossini a Verdi, attraverso la mediazione di Bellini e di Donizetti, poi da Verdi a Puccini e Mascagni tramite Ponchielli e Catalani.
La Messe di Rossini vide la luce quando non vi erano più cantanti (perché imperava il canto verdiano) vicini al gusto, ai modi e alla tecnica del bel canto rossiniano. Nell'ultimo capolavoro del Maestro pesarese se è vero che non entra più in gioco la tecnica di agilità, capace di produrre ornamentazioni mozzafiato, è vero anche che non si ha nemmeno la tecnica del controllo del fiato, della emissione e della accentuazione che era divenuta tipica del teatro di Verdi. Inoltre, anche le tessiture delle voci erano affatto agevoli per cantanti nati con la drammaticità verdiana.
[Gianfranco Restivo, 2005]
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