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Pierino e il lupo: una separazione inevitabile?

Veline, calciatori, riparatori di televisori, presentatori. Ma che c’entrano con la scuola? Saranno i nuovi mestieri ai quali guardare per aggiornare la propria didattica.

Una volta, la didattica era il punto nevralgico dell’attività di un docente; a scuola si insegnava a leggere, a scrivere, a contare, a risolvere problemi (non solo a crearli) e poi, ancora, la storia, la geografia, le scienze. Tra le possibili strategie educative, la narrazione, il racconto di una storia, di una vicenda esplicativa ed esemplare era tra le opzioni più gettonate dagli insegnanti.
Anche per quanto riguarda la musica, soprattutto in relazione all’ascolto, la narrazione rientrava, a pieno titolo, nella norma (che, naturalmente, non era quella di Bellini). Chi non ricorda Le quattro stagioni di Vivaldi, il Carnevale degli animali di Saint-Saëns o, ancor più, il classico “Posso raccontarvi una storia?” con cui esordiva il narratore nell’ormai celeberrimo Pierino e il lupo di Prokof’ev? Dopo, era tutto un vorticare di nonni, gatti, uccellini volanti e papere galleggianti, acquari, leoni e asini raglianti. Oggi è ancora così?
Beh, a parte il fatto che non ci sono più le mezze stagioni (e quindi Vivaldi ce lo siamo ormai giocato), gli asini raglianti ci sono ancora, direte voi, ma gli alunni di oggi (perché è a questo che vi riferivate, vero?) sono figli della televisione (a volte del tecnico del televisore, ma questa è un’altra storia) e, ancor più, del telecomando; hanno scarsissime capacità di concentrazione, tanto che, quando un insegnante chiede ad un alunno di stare più attento, a metà circa del richiamo questi si è già distratto un’altra volta (è forse questo uno dei motivi per cui i ragazzi parlano tra loro solo attraverso forme abbreviate o a monosillabi?).
Gli alunni di oggi, se potessero, userebbero il telecomando anche per cambiare, ogni cinque minuti, materia, compagni di classe, panorama che si vede dalla finestra nonché, ovviamente, insegnante. Tuttavia, dato che questo non è ancora tecnicamente possibile (ma ci arriveremo presto, almeno per l’insegnante), è il povero docente che, nel frattempo, si deve industriare a rendere più accattivanti le lezioni cercando di modificare (e a volte mortificare) le proprie proposte didattiche ed educative per tenerle al passo con il livello di concentrazione odierno facendo, inoltre, attenzione ad essere pronto a cogliere quei pochi istanti, quegli attimi fugaci, quei passeggeri momenti, quei rari e preziosi palpiti in cui l’alunno è, suo malgrado (deve pur distrarsi dalle distrazioni di tanto in tanto), parzialmente disponibile ad imparare qualcosa.
All’insegnante, ormai, non è più sufficiente avere competenze nella propria disciplina (anzi, a volte, tali competenze non sono neanche richieste), deve, invece, sempre più spesso, avere doti da psicologo-intrattenitore, da animatore da spiaggia con solo un leggero sentore disciplinare e lieve retrogusto educativo. Il coordinatore di classe, poi, deve addirittura svolgere le funzioni di capocomico in una compagnia in cui, però, complici le recenti riforme della previdenza, manca (e sempre più mancherà in futuro) l’attor giovane.
Tutto ciò può, ben inteso, avere anche dei risvolti positivi dato che agli insegnanti più bravi possono aprirsi ampie prospettive di carriera nel mondo dello spettacolo, del varietà, del circo, del cinema, della televisione (interessante anche il ruolo di tecnico del televisore), mentre per attori, acrobati, saltimbanchi e comici poco bravi resta, invece, l’incubo della retrocessione nel mondo dell’insegnamento.

È questo uno dei motivi per cui sempre più docenti, nel loro tempo libero, si dedicano ad attività artistiche di varia natura: c’è chi canta, chi suona, chi dipinge, chi progetta, chi balla, chi scrive. Solo i più radicali, gli irriducibili fondamentalisti dell’insegnamento, i maniaci della programmazione pedagogica, i tossici del tutoraggio, gli impavidi dispensatori di competenze e buone pratiche correggono puntualmente i compiti e preparano in maniera certosina le lezioni, ma presto potrebbero essere messi fuori legge (le lezioni o gli insegnanti? Mah!).
È, ad ogni modo, un fatto ormai assodato che i programmi assomiglino sempre più a dei palinsesti piuttosto che a veri progetti formativi: la scuola deve, infatti, occuparsi di educazione stradale (con connesso patentino), educazione all’affettività, educazione alla sessualità, educazione alimentare, educazione ambientale, educazione all’educazione e poi, ancora, organizzare corsi di nuoto, di modellismo, ceramica, pasta e sale, pasta e fagioli, balli latino-americani, balli e timballi tradizionali, nuoto, tennis, mountain-bike, sci alpino, sci nordico (questi ultimi molto gettonati dato che, in genere, bisogna presentarsi sci-muniti), pattinaggio, teatro, intaglio, cineforum, giardinaggio, cucina, computer, scacchi.
Anche solo da questo elenco, che, ricordiamolo, è decisamente parziale, si può ben intuire, se non proprio comprendere, come non ci sia assolutamente spazio per le cosiddette attività tradizionali, per non parlare poi dei compiti a casa (e, per amor di casta, oggi non ne parliamo).
Abbiamo accennato ai guasti operati da una società che, sempre più, vive e prospera nel culto della televisione (o del tecnico del televisore che ha ormai, di fatto, rimpiazzato l’idraulico), ma è davvero solo questo il problema?
Qualcuno, invero, ritiene che la responsabilità di questo stato di cose sia, invece, da attribuire al ’68 che avrebbe causato una eccessiva politicizzazione del ruolo dell’insegnante. Può essere, ma oggi la questione appare superata; per molti insegnanti il conflitto di classe è ormai solo la lotta per ottenere la sezione migliore e più prestigiosa, oppure quella dove insegna la bella collega di inglese o il bel supplente di lettere.
In tale contesto, ad ogni modo, c’è ancora spazio per proporre un racconto? La narrazione rientra ancora nelle scelte didattiche di un docente?
Forse sì, non dobbiamo disperare.
Naturalmente, bisogna tenere sempre alto il livello della tensione narrativa onde evitare di stimolare gli allegri traforatori di banchi a riprendere la loro opera appena interrotta e/o impedire che gli appassionati di cerbottane oscurino la luce riempiendo di pallini le lampade e/o, ancora, per scoraggiare le operazioni di maquillage delle future aspiranti veline e/o il torneo di battaglia navale nelle ultime file (ma, a scanso di equivoci, ricordiamo a quei malinconici e inguaribili nostalgici quali sono gli insegnanti che il tutto è, ormai, rigorosamente svolto in modo elettronico, tramite squallidi e freddi SMS).
È, inoltre, necessario rinnovare il repertorio e trovare storie che siano più in sintonia con i tempi moderni. Oggi, probabilmente, Pierino sarebbe a ballare in studio con gli amici della De Filippi, il nonno, tra una bestemmia e l’altra, sarebbe a sciacquarsi la dentiera in diretta e in mondovisione dall’isola dei famosi, mentre il lupo, ospite alla prova del cuoco, sarebbe, quasi certamente, intento a rosolarsi la stupida papera nel microonde.
Perché tutto ciò sia ancora possibile, ad ogni buon conto, l’insegnante deve possedere qualità istrioniche davvero ragguardevoli, sapersi orientare in situazioni mutevoli e inaspettate facendo ricorso a improvvisazioni degne di un grande jazzista, senza tuttavia mai perdere di vista l’obiettivo di fondo, in modo da poter riprendere il filo del discorso in qualsiasi momento e tornare, così, sul sentiero tracciato, in modo sicuro, dalla propria narrazione.
E, quindi, cioè... a proposito, ecco, sì, dunque... di cosa stavamo parlando?

Giovanni Navarra
Docente I.S. Saint-Roch di Aosta

 

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