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I narratori famosi

Uno era mio nonno. Mi ha tenuto inchiodato sulle sue ginocchia per ore, mentre raccontava storie di vita, eventi, procedimenti di fabbricazione. Mai una parola sulla grande guerra, che pure, suo malgrado, lo aveva visto protagonista, mai una parola sull’ultima guerra che, suo malgrado, lo aveva coinvolto tramite suoi parenti. Una passeggiata a mezzogiorno nei campi dorati di grano o tra le vigne serviva per narrarmi la mietitura, la vendemmia; una camminata lungo il fiume lento per raccontarmi del miglio o dei pesci che ancora vi guizzavano. Quando gli chiedevo il perché inevitabilmente mi rispondeva con la stessa frase: “Per far crescere te e il mondo”.
L’altra è Sherazade, schiava-padrona, narrava per salvare la sua vita e per cambiare la vita del suo padrone. Narrava senza remore e senza limiti, convinta, in questo modo, di poter entrare nell’anima di chi disponeva di lei. E lo fece per 1001 notti cambiando radicalmente il corso della sua storia e di quella del sultano che credeva di essere il suo padrone.
Narrare è cambiarsi e cambiare. È divenire uomini più liberi.

 

Bruno Fracasso

 

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