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Un sorriso, tre volte al giorno

Duecentocinquanta ragazzi tutti insieme sono molti o sono pochi? Molti, se pensiamo che rappresenterebbero dieci classi, ma pochi se teniamo conto di quanti avrebbero voluto partecipare all’esperienza di Coro Anch’io, la manifestazione che ha visto alunni delle elementari e delle medie riuniti il 28 maggio al teatro Giacosa per fare cantare tutti assieme i nove brani preparati nel corso di un anno di attività, e non hanno potuto farlo. Solo 250, appunto, in ragione di alcuni elementi oggettivi quali la possibilità di preparare adeguatamente i ragazzi e, non ultima, la capienza del teatro così pieno di bambini, insegnanti e genitori da non permettere la presenza di altro pubblico.
C’erano gli alunni dell’Istituzione scolastica Eugénie Martinet di Aosta, con la professoressa Ornella Manella; dell’Istituzione scolastica Maria Ida Viglino di Villeneuve, con la professoressa Marilena Alberti; delle scuole primarie di Sarre Montan, con l’insegnante Claudio Ratti, e quelle di Variney, con l’insegnante Laura De Vecchi.
Allo spettacolo si è giunti attraverso un’esperienza di insegnamento a cascata. Il maestro Giorgio Guiot ha formato i docenti che, a loro volta, hanno preparato gli alunni. Le prove dei nove pezzi sono state fatte a livello di ogni singola classe e, in seguito, c’è stata una prova generale collettiva e quindi si è giunti allo spettacolo finale.
Le scuole valdostane hanno privilegiato l’educazione musicale. Oltre a Coro Anch’io, infatti, i ragazzi della secondaria di primo e secondo grado hanno partecipato a Bando alla musica!, mentre i ragazzi della terza classe della scuola secondaria di primo grado hanno potuto lavorare a Per chi suona… il campanello un rifacimento dell’opera buffa di Gaetano Donizetti Il campanello dello speziale.
Per i ragazzi di Coro Anch’io l’essere sotto la direzione di un maestro vero, Giorgio Guiot, e accompagnati da un’orchestra sinfonica vera, quella del Master dei Talenti Musicali, ha reso ancora più importante il concerto finale. Cosa può esserci di più entusiasmante e motivante di cantare l’Inno alla Gioia di Ludwig Van Beethoven in lingua originale, Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno, Immagine di John Lennon in inglese, I sogni son desideri, un classico disneyano, lo spiritual Kumbaya con altri 249 compagni? Certo, l’emozione più grande l’ha provocata l’esecuzione dell’Inno nazionale di Goffredo Mameli nella versione elaborata appositamente per Eleonora Benetti, la bambina che lo ha eseguito in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Torino. Una ventata di emozione ha percorso tutta la platea.
Un’esperienza entusiasmante, da ripetere anche il prossimo anno.

Claudio Ratti

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