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Impressioni di un lettore privilegiato

La Biblioteca di Aosta: gratuità, prodigalità, prodigiosità.

Da qualche parte, nella Biblioteca regionale di Aosta, ci deve essere un quaderno dei Desiderata, dove il pubblico può scrivere il titolo del libro o dei libri che vorrebbe fare acquistare per poi, immagino, leggerli. Ogni tanto gentilmente qualche impiegato mi chiede: “Vuole il quaderno dei Desiderata?” Ma perché, dico, dovrei esprimere un desiderio, se la Biblioteca fa tutto per impedirmi di desiderare alcunché?
È una bella, direi una delle più belle esperienze della vita, quando ti si offre qualcosa senza che tu debba chiedere. Chiedere non è simpatico, tanto più che chi chiede, in modo petulante e insolente, è di solito qualcuno che lo fa per mestiere e, quando a chiedere è un bisognoso, nessuno gli dà retta. Ora: in Biblioteca, non hai fatto a tempo a pensare che forse ti piacerebbe vedere quel tal libro, che già te lo trovi davanti. C’è, tanto per fare un esempio, una funzione che chiamerò Servizio Novità: i libri appena acquistati, e sono tanti, sono esposti in maniera civettuola qua e là, o nel salone dell’entrata per i frettolosi, o in certi scaffali un po’ discosti, per gli utenti più riflessivi; ogni tanto gli addetti cambiano loro di posto, correggono l’angolazione per renderli più visibili o più attraenti e poi si fanno un po’ indietro per contemplare l’effetto.
A me sembra una manifestazione di quella che nella Chiesa in cui sono nato, e nella quale, presumo, morirò, viene chiamata Grazia preveniente. Tu non puoi, povero grullo, salvarti con le tue forze, salvo che Dio non ti dia una scossa: lui ti lusinga, e tu, puoi far finta di nulla, o resistere, o cedere. Con che piacere in Biblioteca si cede alla lusinga di tanti titoli, curiosi, o belli, o utili, o indispensabili! Tu che fai una ricerca e che sfogli notte e giorno bibliografie e cataloghi, neanche immaginavi che fosse uscito un nuovo libro che tocca proprio il tuo soggetto, che rimedia a certe tue lacune… Eccolo, è lì che ti aspetta in prima fila, stampato appena in tempo, comprato appena in tempo, onde tu possa usarlo, citarlo, risparmiarti una figuraccia.
Si direbbe che ci sia una attrazione reciproca tra lo studioso e la costa studiata (o studiabile). È vero che tu la cerchi, ma è anche vero che lei ti cerca. Quante volte, girando a zig zag per un archivio, ho posato per caso la mano su un fascicolo insospettabile, che conteneva quella carta che mi illuminava il cammino… In Biblioteca tu passi, e magari sei colpevolmente distratto, e allora è il libro che ti chiama. Questo mi fa venire in mente san Fortunato, il compatrono della mia città natale: un prete delle mie parti aveva ottenuto dal papa di scegliersi le ossa di un martire; era sceso in una catacomba romana; mentre girava per lì, si è sentito tirare la sottana; ha provato a sganciarsi, ma niente, una mano lo tratteneva: era la mano disseccata di san Fortunato.
Ecco, io, tempo fa, stavo finendo un lavoro sulla prefettura di Aosta in epoca fascista e mi stavo arrovellando sopra un certo Giuseppe Gerbore, un barone valdostano aggregato alla segreteria di Mussolini. Che ci faceva quel tale con Mussolini, mi chiedevo, quali erano le sue funzioni? Un bel giorno, in Biblioteca, passando al volo accanto al tavolo delle novità, con lo zainetto butto giù un libro esposto; lo prendo in mano; si intitolava La valigia di Mussolini. Dentro c’era tutto quello che desideravo sapere sul barone Gerbore.
Ma c’è di più, perché i prodigi hanno due facce, una benevola e una maligna. Ci sono le apparizioni e le sparizioni. La valigia di Mussolini, che mi è stato così utile, sarebbe servito anche a un altro; senonché, se ne sono perse le tracce. Io l’ho reso, come fa fede la mia scheda informatica pulita. Il bello ora non è tanto sapere dov’è, ma perché si nasconde, a chi riserva i suoi tesori, quando si degnerà di riapparire.

Tullio Omezzoli

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