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Confessioni di un vecchio prof di educazione fisica

Più di un’attività didattica, la riflessione di un insegnante di educazione fisica, alle soglie della pensione, sul suo intero percorso professionale.

Non è facile fare un sunto di 34 anni di insegnamento. È un bagaglio riempito lentamente che ora vorrei far portare ai più giovani che iniziano come ho cominciato io nell'ottobre 1971.
Tanti gli anni e tante le esperienze passate: in palestra, sui campi, in giro per l'Italia, tra le mura scolastiche; con allievi, con colleghi e con i famosi “Capi” della scuola. In tutto questo tempo le cose sono cambiate, com'è giusto che sia, e non è facile se in meglio o no; così come le cose anch'io sono cambiato e spero in meglio.
Uscito dall'ISEF, fresco di studi, pensavo di essere il meglio, il depositario della scienza motoria, il grande tecnico, il pedagogo e lo psicologo che tutti aspettavano.
Tutto ciò suffragato non solo dal tipo di studi ma anche dall'esperienza vissuta come allievo anni prima.
Allievo che era un Pierino la peste di nome e di fatto. Non è stato proprio così. Mi sono trovato di fronte ad una realtà diversa dove il mio voler essere come gli allievi cioè giovane amicone e confidente cozzava con la mia figura di docente che comunque avrebbe, con i colleghi, decretato il loro destino scolastico. Così ho dovuto aggiustare il tiro e farmi vedere sì un “amicone” ma anche un docente con annessi e connessi.
Le esperienze fatte sono state molto varie: da scuole materne, elementari, medie, superiori di ogni tipo, società sportive per arrivare alla nazionale di pattinaggio veloce e tornare poi alle superiori dove, fra breve porterò al termine la mia esperienza di docente. Sì, fra pochi mesi me ne andrò, lasciando con rammarico questo fantastico mondo di giovani.
Stando accanto ai ragazzi, nel poco tempo che l'orario concede, ho capito che non sono stato per loro un depositario del sapere, ma un “animatore” per il loro bisogno di sfogare tensioni e frustrazioni. Tutto ciò è difficile da spiegare anche perché la mia materia è ben diversa dalle altre e per questo il rapporto cambia rispetto a quello dei colleghi di altre materie.
Peccherò di presunzione, ma credo che in me i ragazzi hanno trovato, per lo meno ho cercato di dar loro, l'esperienza del tecnico della materia, il confidente per i loro problemi, la spugna delle loro lamentele e i loro sentimenti. Di quanti innamoramenti sono stato partecipe, confessore, censore!
L'educazione fisica, a livello pedagogico, ha subito cambiamenti notevoli si pensi agli attrezzi di una volta (ceppi, clavette, cerchi, ecc.), alla didattica (comandi d'ordine chiuso), agli ambienti (palestre in scantinati - aule adattate -, chiese sconsacrate, non solo dalla curia, ma anche dai ragazzi); ora le cose sono diverse ma una cosa è rimasta intatta il duo Allievo Prof: l'inalterato bisogno di sfogarsi del primo e la necessità di capirsi con lui del secondo.
I colleghi delle altre materie, altro mondo altre esperienze altre personalità. Quelli che hanno collaborato, quelli che non ti considerano, quelli che pensano l'insegnante di educazione fisica essere il maestro degli “zompi”. Quante volte di fronte ad un 9 mi sono sentito dire:
“… questo salta bene…”!
Gli insegnanti di educazione fisica: insegnanti di serie B! Sì è vero siamo stati e saremo sempre, anche alla luce delle ultime decisioni ministeriali, insegnanti di serie B. Benché qualche collega si ostini a vantare le proprie performance didattiche o il diritto di partecipare agli esami di stato. Sarà e saremo sempre docenti di una serie minore perché con così poco tempo a disposizione per insegnare una materia così varia, e per certi aspetti importante, non riusciremo mai a farci considerare ed accettare a pari livello. Questo però non vuole dire che ci si senta così piccoli, anzi, perché il tipo di rapporto con gli allievi, che ho prima sottolineato, mi ha sempre fatto sentire un “Prof” di serie A EXTRALUSSO, 5 STELLE PLUS.
I famosi “Capi”, altri personaggi, che ho avuti e conosciuti tanti e tante sono state le esperienze fatte. Dai: despoti, ignari, presenti, assenti, concilianti, giusti, alle false autorità, a quelli che avrebbero fatto meglio andare a dirigere una fabbrica, a quelli che: “… i ragazzi ci fregano”, agli umani, ai giusti, a quelli per i quali è importante apparire e non essere.
In questi anni ho conosciuto migliaia di ragazzi. Così di fronte a me sono passate migliaia di realtà e mondi diversi a volte incredibili ed insospettabili. Ora mi chiedo se sono stato attento a coloro che mi sono passati vicino e se ho capito quelli che volevano e mi chiedevano di essere visti.
Io e loro. Loro una molteplicità di problemi, io con la mia realtà. Uno di fronte a tanti.
I voti, il mio dramma; beati coloro che possono giudicare in base a cose concrete: matematica, francese, fisica, scienze, ecc., io cosa giudico? Come valuto? Devo dare un bel voto a chi non ha difficoltà a correre veloce o a saltare due metri in alto; devo punire chi non riesce a fare un “zompo” di due metri in lungo? No, non ci sto!
Lo sanno i miei colleghi, che ci sono dei loro allievi che tremano appena entrano in una palestra che sentono come ambiente ostile e che trovano come rivali i loro compagni fenomeni e si sentono dei miserabili incapaci?
Ho sempre dato più importanza al comportamento, al rispetto delle regole, alla creatività, all'impegno, alla socializzazione, al modo di interpretare le proposte; insomma alla tensione di poter vivere quei pochi momenti con altri in situazioni diverse dal vivere consueto.
Quante altre cose avrei da dire e aneddoti da raccontare, ma lo spazio è tiranno e l'avventura è al termine.

Pierino Ognibene

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